GERMANIA, POST-ELEZIONI IN ASSIA: MERKEL ULTIMO ATTO E LA SPERANZA DEL FUTURO E’ VERDE

DI ALBERTO TAROZZI

L’ha presa decisamente male Angela Merkel, l’ennesima sconfitta col botto in Assia, la regione di Francoforte. Nonostante poche ore prima dell’apertura delle urne lei stessa avesse fatto cenno ai limiti dei risultati, visto che si trattava di elezioni soltanto regionali.

Però la sberla di un –11%,  dal 38,3 al 27 per cento, a riconferma di un avvitamento in picchiata del suo partito, già registrato nelle precedenti consultazioni, l’ha spinta a dire che, nel 2021, a fine mandato, toglierà il disturbo, senza riciclarsi nella Ue o altrove. Questa volta è stato un tonfo, non una caduta in piedi come quando, alle elezioni nazionali era stata capace di rimanere al governo rivoltando l’ipotesi della fallita coalizione “Giamaica” (con liberali e verdi) in una nuova versione di Grossekoalition coi socialdemocratici.
C’è da capirla: alla caduta in picchiata dei democristiani ha corrisposto quella di analoghe dimensioni della Spd, che per di più, scendendo in Assia sotto il 20%, dal 30,7 al 19,8 per cento, prefigura la propria fragilità in una eventuale alleanza nazionale che di Grosse avrebbe soltanto il fallimento dei due protagonisti.

Paradossi della politica che emergono se si guardando dalla parte dei vincitori.
Un +9 a entrambi i due nuovi protagonisti alla ribalta (Verdi, dall’11,1 al 19,8 per cento, ed estrema destra, dal 4 al 13%), per i quali però è davvero impensabile una qualsiasi forma di coesistenza. Un risultato  pallido per i livorosi europeisti del partito liberale, che col loro 7,8% sono ben lontani dal rappresentare la partnership ideale per un governo stabile. Abbastanza indietro anche la Linke, di estrema sinistra, nonostante un non disprezzabile 6,3%.

Al di là dei connotati ancora incerti del governo dell’Assia, grava sul futuro del paese l’interrogativo su quale potrà mai essere, nel 2021 la maggioranza da preparare già nei prossimi anni della presente legislatura.
Il paradosso maggiore consiste nel fatto che, mentre i voti persi dalla Cdu sono quelli di un elettorato di destra confluito nei paranazisti della Afd, i numeri suggerirebbero un’alleanza futura di governo che veda la Cdu, soggetto ancora indispensabile per qualsiasi coalizione di maggioranza, stringere migliori rapporti a sinistra. Più ancora che con i decadenti socialdemocratici, con i ringalluzziti esponenti del partito verde.

Alleanza neroverde alle porte di un futuro non troppo vicino ma nemmeno troppo lontano?
Teniamo presente che “neri” vengono definiti i democristiani, mentre verdi, ovviamente sono definiti i Gruenen (Partito Verde); gialli sono invece chiamati i liberali, la cui chiamata in causa difficilmente potrebbe conciliarsi con un’alleanza già tentata e fallita coi verdi. Peraltro suonerebbe in parte da minestra riscaldata una coalizione che, oltre a loro, comprendesse, in infermeria, i due affranti protagonisti di ieri.
Occhi puntati più che mai sui verdi, dunque una cui ulteriore crescita, parallela alla perdurante caduta libera dei socialdemocratici, prefigurerebbe l’alleanza, peraltro non inedita, con la Cdu, anche senza eventuali terzi incomodi.

Verdi, origini abbastanza datate, le prime liste locali degli ecologisti risalgono alle regionali del 1975, ai tempi delle prime lotte contro il nucleare in Baden Wurttemberg. Poi alcune evoluzioni che hanno loro permesso di uscire da un elettorato di ambientalismo di nicchia per aprirsi, come i socialdemocratici di un tempo, a tutti gli uomini di buona volontà (e chi non lo è?).
Alcuni aggiustamenti si renderebbero necessari per preparare un governo tra Cdu e Gruenen, ma non un vero e proprio terremoto politico. Quanto meno l’alleanza neroverde entrerebbe di necessità nell’o.d.g. di una futura coalizione di governo qualora proseguisse l’attuale emorragia elettorale dei due protagonisti di sempre.
Per ora sulla carta, la coalizione Cdu Spd, nonostante l’energica cura dimagrante pare possedere i numeri necessari per reggere, su scala nazionale. Ma domani?

Da sottolineare come, nella loro evoluzione i Verdi, pur tenendo fermi i principi della difesa dell’ambiente e con essi quelli della integrazione dei migranti e del consolidamento e del sostegno alle professioni sociali, abbiano dimostrato notevole elasticità. Coalizioni coi socialdemocratici, ma all’occorrenza anche con la componente della Cdu maggiormente attenta alla questione ecologica ed aliena ad ogni forma di xenofobia.
I Verdi, in Germania, vengono da lontano: dal rifiuto dell’industralismo fin de siècle, al naturismo fino alla capillarità delle iniziative civiche di fine millennio (le Burgerinitiaitiven per la difesa dell’ambiente e per la pace e contro il nucleare).

Vengono in mente le parole del compianto Alex Langer, quando vedeva nel verde il colore della speranza e nei militanti di quelle liste la volontà di guardare, ben più che a destra o a sinistra, AVANTI, a salvaguardia del futuro.