L’ADDIO DI ANGELA MERKEL, LA CANCELLIERA CHE HA CAMBIATO L’EUROPA

DI MARINA POMANTE

 

Angela Merkel nel bene e nel male ha segnato quest’era liberista. Le sue capacità indiscutibili, l’hanno immortalata nell’Olimpo degli statisti che seppure pragmatici, sono stati capaci di scegliere sempre la cosa giusta, imponendo il proprio volere con ferma risolutezza.

Rimpiangeremo la Merkel?
Ha condotto la Germania in maniera impeccabile, da subito, sin dal 2005, ha preservato i destini di tutti i tedeschi, tanto da renderli indenni davanti alla più grave crisi economica del secolo.
Noi europei ne abbiamo sperimentato le sue perplessità ma anche la sua determinazione e i suoi ultimatum, perchè alla fine non c’erano alternative. Sono esempi tangibili: la crisi greca o quella dei rifugiati nel 2015.

Dopo che le elezioni in Assia hanno sancito la disfatta del suo Partito, la Merkel ha annunciato l’addio al potere che lei vorrebbe in modo progressivo ma di cui nessuno può veramente predire i tempi. Oggi che la sua leadership sta per tramontare, la Merkel resterà comunque un personaggio emblematico nella Storia di questo Millennio.

Una leader moderno e anti-ideologico, pragmatica al punto tale da renderla quasi assente ad una visione delle idee, ma è stata quella la sua forza, ogni volta che ha dovuto affrontare una nuova sfida, compiere scelte sorprendenti e spiazzanti, lo ha fatto badando al concreto, dando priorità ai fatti non alle illusioni di ideali non attuabili. Capace di stravolgere in una sola notte trentanni di politica energetica della Cdu a causa dell’incidente nucleare di Fukushima, con la conseguenza della chiusura progressiva delle centrali ad energia nucleare tedesche.
Quando Angela Merkel diventò Cancelliere, in tedesco der Kanzler, fu per i tedeschi una novità, infatti fino a quel momento in Germania non si erano avute cancelliere donne, e nemmeno di conseguenza esisteva un termine per definirle. La Merkel coniò dunque un neologismo Kanzlerin (in tedesco il suffisso “in” identifica il femminile). Ecco che la nuova Klimakanzlerin, in modo conseguente gettò tutto il suo peso nella battaglia per l’accordo mondiale sulla riduzione delle emissioni inquinanti.

Anche noi europei rimpiangeremo Angela Merkel.
Non solo perchè ha legato il suo nome a un progetto di rilancio dell’integrazione tale da sembrare quasi ambizioso e visionario, come quello inseguito dal suo mentore Helmut Kohl o come quello che Emmanuel Macron ha cercato in quest’anno di convincerla a far suo, ma anche perchè oggi più che mai, si affacciano tempi di populismo dilaganti e i valori nazionalistici stanno prendendo sempre più forma in tutta Europa.
La Merkel ha guidato il suo veliero tenendo ben fermo il cavo di bolina quando la barca doveva risalire il vento contrario e guardato a nord della bussola per far emergere quei valori che sono all’origine del progetto.

Una notte di settembre l’allora leader socialdemocratico Sigmar Gabriel, arrivato per una riunione di emergenza dalla cancelleria disse: “Mi devi promettere una cosa subito: non alzeremo alcuna barriera”. Dall’altra parte della frontiera tedesca centinaia di migliaia di rifugiati premevano per entrare.
Forse oggi è facile dire che con quella decisione decise i destini di tante persone e aprì il vaso di Pandora scoperchiando tutti i mali e i guai di questa Europa.
Ma senza quella decisione, avremmo perso l’anima e i valori solidali e umanitari che il progetto, seppure utopistico dell’Europa unita, in quel momento voleva esprimere, coinvolgendo molte più nazioni, molte più genti. Sicuramente una scelta frutto dell’istinto non bene spiegata e priva di un vero piano d’esecuzione, ma forse nata da uno spirito altruistico.

Che ci piaccia o no rimpiangeremo Angela Merkel, oggi che la scena pubblica mondiale, è assente di leadership di statura politica.
Nel 2021 la cancelleria lascerà, almeno così lei vorrebbe, ma c’è la possibilità che accada molto prima.
Mancheranno sullo scenario mondiale, la sua modestia e il suo buon senso e la sua capacità di rassicurare, ma anche la sua fermezza nel tenere testa ai nuovi “uomini forti” il cui solo obiettivo è mantenere salda la supremazia maschile, relegando la donna a ruoli di secondo piano. Un clima intellettuale, di basso spessore, una moralità discutibile vitttima di una cultura generale di un’epoca che in fondo tiene fede ad un’ideologia sessista e oscurantista, in tedesco: “Zeitgeist” (lo spirito dei tempi).