MISTERI ITALIANI. CASAPOUND NON PAGA LE BOLLETTE

DI MARINA  POMANTE

 

Nello stabile occupato a Roma in via Napoleone III, 8 dalla “sede” di CasaPound le bollette delle utenze sono probabilmente considerate nulle, tant’è che non vengono pagate e le “tartarughe” hanno accumulato debiti per migliaia di euro.
Ora, dopo anni, scatta il pignoramento.

Nell’edificio del Miur nel centro di Roma che è occupato abusivamente dai neofascisti di Casapound, proprio non vogliono saperne di onorare le bollette relative all’energia elettrica, lasciando lievitare il debito che va ad aggiungersi al danno erariale (milionario), per mancato sgombero dell’edificio, materia di indagine per la Corte dei Conti.
Secondo quanto riportato dall’Espresso che ha potuto visionare due decreti ingiuntivi, sarebbe di oltre 210.000 euro l’importo contestato dall’azienda municipalizzata Acea.
Il leader nazionale di CasaPound, Simone Di Stefano ha invece fornito una versione diversa, spiegando che “nel palazzo ci vivono famiglie di italiani, non sono sconosciute al Comune di Roma, pagano le utenze, hanno la residenza, è una situazione sotto controllo”.

Nel febbraio 2016 i contatori furono “chiusi” dalla Multiutility romana (una società che si occupa dell’erogazione di più servizi, acqua, luce, gas) dopo aver provato a riscuotere le bollette, operazione che non ebbe esito positivo…
Ma nel palazzo occupato le luci risultano essere ancora accese. Forse si tratta di un nuovo operatore.

Eppure la Legge 47/2014 pone dei paletti proprio per evitare che si possano ottenere allacci delle utenze se non si è titotlari dell’immobile o non si è in possesso di regolare contratto d’affitto. La Legge firmata dall’allora ministro Lupi, fu varata proprio con l’intenzione di bloccare occupazioni abusive. E’ spiegato nell’articolo 5 della Legge che, senza titolo non è possibile richiedere la residenza né tantomeno l’allaccio ai servizi, la Legge inoltre rende nulli gli atti emessi eventualmente in violazione di quanto sopra.

Facendo il punto, si evince quindi che: le residenze che il leader Di Stefano assicura essere regolamente concesse dal Comune di Roma ed un eventuale nuovo contratto stipolato con un nuovo gestore dopo il 2014, sarebbero nulli.
Eppure da qualche parte dovrà pur arrivare l’energia elettrica. E’ pur vero che il “Duce era la luce”, ma al di là del significato metaforico, appare piuttosto dubbio pensare ad un miracolo o ad un evento soprannaturale…
CasaPound fu, in passato oggetto di denuncia per presunto allaccio abusivo. Il 14 gennaio 2004 il ministero richiese ad Acea e Telecom la disattivazione delle utenze, facendo seguire in data 2 marzo 2004 una denuncia per segnalare la presenza di allacci abusivi.
Acea procedette alla disattivazione degli allacci abusivi.
E’ adesso facile supporre che una volta esaurito l’intervento di distacco, nulla abbia impedito agli occupanti di provvedere ad un nuovo allaccio illegale.

La Procura della Corte dei Conti ha delegato di procedere ad ispezione il Nucleo tutela spesa pubblica della GdF. Così il 22 ottobre gli uomini della Guardia di Finanza hanno provato ad entrare nel palazzo occupato per procedere all’acquisizione di elementi e prove per l’indagine in corso. Le Fiamme Gialle avevano il compito di rilevare lo stato dei luoghi e verificare la specifica destinazione degli immobili occupati, per stabilire se tali locali fossero adibiti ad abitazioni private, uffici o sedi di associazioni o gruppi politici.
L’accertamento è però stato impedito e bloccato da quello che la Procura della Corte dei Conti ha definito: “un atteggiamento molto duro di chiusura”.
Lo stesso Di Stefano ha ammesso che la chiusura è stata la risposta alla verifica ispettiva ed ha tenuto a precisare che mai nessuno fosse venuto a controllare nei 14 anni di permanenza di CasaPound nel palazzo.

Il 26 ottobre nuovo tentativo (riuscito) di ispezione, ma questa si è limitata alla constatazione dello stato dei luoghi e non è stata operata alcuna verifica sulle utenze, poichè questa non era compresa nel mandato della Corte dei Conti…

Da più parti ci si è interrogati sulle modalità di come sia stata condotta questa operazione e le critiche all’indirizzo di un presunto protezionismo si fanno strada, adducendo le ragioni della passiva rinuncia all’ispezione dopo la “calorosa” opposizione del 22 ottobre.

Perchè non c’è stata comunque la reazione della GdF?
Forse che una sorta casbah dalle tinte nere, possa impedire l’azione di controllo?
Se fosse accaduto ad un qualunque cittadino o ad un qualunque ufficio o attività commerciale, questi avrebbero potuto opporsi?
Perchè dopo quattro giorni, l’ispezione è invece è avvenuta normalmente?
E’ ragionevole ipotizzare che la prima volta fosse presente qualcuno o qualcosa che non poteva essere mostrato?
Siamo di fronte ad una sorta di accordo tra Stato e CasaPound?
Ancora, perchè non si è potuto dare corpo ad una verifica sugli allacci all’energia elettrica, non è forse accertato che non esiste alcun fornitore attivo interessato da un contratto di fornitura del servizio?
Si deve quindi prendere atto che sia attiva una sorta di protezionismo per queste forze neo-fasciste, oppure ne siamo minacciati e spaventati a tal punto di permettergli di continuare ad occupare abusivamente un edificio e probabilmente anche di fruire di allaccio illecito all’energia elettrica?
I costi di tutto ciò non ricadono forse sui cittadini?

Naturalmente tutte queste ipotesi, fino a prova contraria, sono per definizione frutto di analisi personali di chi le ha formulate.

Intanto lo scorso 14 settembre, come richiesto dall’Ufficio legale di Acea, il Tribunale di Roma ha emesso l’atto di pignoramento verso terzi, per le bollette non evase da CasaPound, la somma contestata è di 300 mila euro, infatti come indicato dal Codice di procedura civile, il debito è aumentato della metà.
Adesso l’obiettivo degli avvocati è di intervenire sui crediti che Casapound vanta nei confronti di società o enti pubblici, in pratica laddove avvenga un’emissione di pagamento, questo verrebbe dirottato direttamente ad Acea.
Tra i soggetti debitori di CasaPound ci sono due istituti bancari, uno a Roma e uno a Milano; la cooperativa “Isola delle Tartarughe” che raccoglie il 5 per mille destinato a CasaPound e ben 17 Comuni italiani, alcuni di questi con la presenza di consiglieri eletti nelle liste del Partito. Anche i gettoni di presenza non ancora incassati sono evidentementi interessati dalla “confisca”.

Anche se la procedura per il recupero dei soldi è stata attivata a giugno 2018, gli atti relativi ad Acea erano stati dichiarati esecutivi già nel 2017 e notificati al presidente di CasaPound, Gianluca Iannone che appunto risulta essere residente nello stabile di via Napoleone III.

Il ministro dell’Interno negli scorsi giorni ha dichiarato che si sarebbe adottata una politica di tolleranza zero relativamente alle occupazioni abusive.
Sicuramente si attiverà anche in questo caso e darà disposizioni in merito alle procedure da seguire.
La speranza di tutti e che il ministro Salvini, lasci da parte le simpatie politiche e non transiga.
Perchè altrimenti finirebbe col dar implicitamente ragione a chi teorizza protezionismi inquietanti.

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