QUANDO LA SCUOLA SALVA DALLA STRADA: STORIA DI EUGENIA, LA PRESIDE ‘MAMMA’ DI CAIVANO

DI CHIARA FARIGU

Eugenia Carfora è una dirigente scolastica sui generis. Lontana anni luce dai suoi colleghi che hanno ‘dimenticato’ la vita precedente di educatori. Lei non può e non vuole. Al diavolo le scartoffie, la burocrazia e le mille incombenze da assolvere, il suo cuore batte per gli studenti. E’ a loro che rivolge ogni pensiero, è per loro che spende ogni grammo di energia fin dai primi minuti della giornata lavorativa. Da sei anni dirige l’istituto scolastico ‘Morano’ di Caivano, paese a nord di Napoli, in cui il tasso di dispersione scolastica è tra i più alti d’Italia. Paese in cui il degrado la fa da padrona: droga, prostituzione, malavita e violenza di ogni genere rischiano di inghiottire ragazzi/e allontanandoli per sempre dalla scuola. Lei non ci sta. Non si gira dall’altra parte. Si sente educatrice fin dentro il midollo. Non vuole e non può permettere che quei giovani siano privati dei principi di cittadinanza, dei valori della legalità che solo l’educazione può trasmettere.

Il suo non è un lavoro, è una missione. “Appena arrivo a scuola devo subito uscire per andarli a cercare, uno per uno, li cerco anche in giro per i bar”, racconta Eugenia ne ‘I dieci Comandamenti’, la trasmissione televisiva condotta magistralmente da Domenico Iannacone su Rai 3. Fedele al principio di Don Milani, non vuole e non può permettere che la scuola diventi unospedale che cura i sani e respinge i malati”. I ‘sani’ hanno già un futuro garantito, assicurato da una famiglia che li avvolge, li segue, li sprona, spalanca loro le porte. E’ i ‘malati’ che bisogna soccorrere, curare per restituirli alla società migliori di prima. “Quando sono arrivata, sei anni fa, gli studenti erano 719, ma in realtà i veri iscritti erano la metà: c’erano ragazzi che venivano riscritti da anni solo per avere un organico gonfiato. Di questi 380, almeno 90 li abbiamo persi per strada. Non vengono più, ed è il mio grande dolore, perché la sfida qui è portarli davvero dentro le classi. Qui ci vorrebbero i professori migliori d’Italia, i più motivati. Invece spesso arrivano persone che non riescono a reggere questo ambiente e non vedono l’ora di andarsene. Se potessi, dice la Carfora, li terrei a dormire nella scuola. Tutto per evitare che si perdano fuori”.

Una preside sui generis, Eugenia. Che ha investito tutte le sue energie per far rinascere una scuola di frontiera per farne un polo di eccellenza formativa imponendo, come lei stessa racconta, la sola forza della legalità. Ha fatto lavorare chi non lo faceva (come le imprese che avevano appalti di pulizia e manutenzione, ma non si presentavano), ha allontanato chi commerciava senza licenze nella scuola o occupava abusivamente locali in nome di un imprecisato principio: un lavoro di pulizia a tutto campo, il suo. Che, è inutile nasconderlo, le ha attirato non poche critiche e suscitato diversi mal di pancia. Non se ne cura, Eugenia. Non ha tempo per queste chiacchiere metropolitane. Deve pensare a loro, ai suoi studenti. Come recuperarli, come proteggerli, come motivarli ‘all’applicazione inflessibile delle regole’ che alla lunga porta al suo rispetto e quindi alla legalità. Tenerli lontano dalla criminalità, protetti dal caldo abbraccio dell’educazione che solo una scuola di valore e di valori può garantire.

“Preside, questa sembra una prigione!”, lamenta a volte qualche studente. “Sì ma è una prigione che ti dà la libertà…” risponde Eugenia che, con il suo team di docenti, punta sull’empatia, sul dialogo e sui principi dai quali non si prescinde piuttosto che su programmi preconfezionati, obsoleti e nient’affatto coinvolgenti. Perché il recupero parte dalla motivazione. Ed è su quella che punta ogni mattina quando fa il giro dei bar per riportare i suoi ragazzi in classe. “Come una mamma” ha titolato Iannacone il servizio da Caivano. Un titolo che dice tutto

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