STORIA DI ALICE, CHE HA APERTO A TANTI GLI OCCHI SUI VACCINI

DI GERARDO D’AMICO

Ho conosciuto Alice nel 2010, mi occupavo da tempo di salute ma non avevo ben chiaro quale fosse la reale importanza delle vaccinazioni e soprattutto della drammatica situazione in cui eravamo scivolati, con i vaccini di serie A e B, quelli “raccomandati”, il Veneto che aveva abolito ogni obbligo scommettendo sulla convinzione, il business già allora florido di chi manipola i novax.

Devo ringraziare questa ragazza minuta e di ferro, per avermi aperto gli occhi su questo importante versante della salute pubblica. È grazie a lei ed alle altre ragazze di IoVaccino che la piccola storia di questo scorcio di tempo nel nostro Paese è cambiata.

Il suo esempio, oltre alle informazioni puntuali ed approfondite, hanno fatto capire a molti di noi che non si trattava solo di prevenzione, per quanto importante sempre sia la prevenzione: c’era di mezzo la vita di bambini e adulti, dovevamo impegnarci in prima persona, mettendo da parte convenienze, timori di diventare bersagli, impegnando molto del nostro tempo libero.

Io non credo che il giornalista sia solo un testimone che riferisce, per quello c’è il registratore o la telecamera: ed io se mi trovo nella possibilità di salvare uno che affoga mi butto nell’acqua, non resto a riva a chiedere cosa si prova.

Forse non sono un buon giornalista, ma sono diventato un professionista migliore, dopo aver conosciuto Alice ed aver deciso che, nel mio piccolissimo, avrei potuto dare una mano per fare chiarezza da una parte, contrastare la disinformazione dall’altra.

Un abbraccio a te ed alla tua bella famiglia: che grazie al tuo impegno e coraggio potrà vivere in una Italia un po’ migliore.
Oggi un post un po’ lungo scritto da Alice Pignatti, che vi preghiamo di leggere fino in fondo.

‘Mi chiamo Alice Pignatti e sono stata per tre anni il presidente dell’associazione IoVaccino.
Da diversi mesi ormai ho deciso di lasciare Facebook e Twitter fuori dalla mia vita; non mi mancano molto le costanti minacce, il dibattito feroce, i personaggi che bacchettavano da tutti i cantoni, ma mi mancano davvero profondamente i ragazzi con cui ho portato avanti quest’avventura.
Voglio rubarvi cinque minuti per raccontarvi l’ultimo capitolo di questa emozionante storia, con in mano un pezzetto di cuore: quando ho iniziato a discutere di vaccinazioni sui social, nel 2010 circa, ero accerchiata da persone aggressive, che spammavano articoli e link monnezza in pressoché tutti i gruppi e terrorizzavano le madri con epiteti furiosi. Allora era impossibile parlare a favore delle vaccinazioni senza essere tacciati di essere “pagate”, “malinformate” e “ottuse nel non voler vedere la verità”. Ci voleva davvero molto coraggio per decidere di intervenire e molto spesso si veniva bannati, cacciati o redarguiti perché non rispettosi delle altrui opinioni.
Quando la mia piccola prese la pertosse nel 2015 pensai di sfogarmi nell’unico gruppo dichiaratamente a favore dei vaccini, e lì nacque l’idea di una petizione, perché eravamo davvero tutte stanche di veder imperversare sui social e nella nostra vita quotidiana quel flusso di disinformazione che voleva farci credere alle frottole di “medici alternativi” e di mamme (che se andava grassa nella vita erano “manager di se stesse” o “mamma a tempo pieno”) pronte a sbrodolare decine di link e post prolissi e saccenti senza alcun fondamento scientifico e senza MAI sentirsi in dovere di portare le prove delle loro tesi.
L’esperienza vissuta in prima persona è stata illuminante: una mamma aveva portato la sua bambina all’asilo di mio figlio e la mia bimba neonata ha iniziato il suo calvario. Ma non è stato solo questo a portarmi a prendere una decisione così importante: è stato soprattutto il sostegno che ho subito avuto da parte di migliaia di mamme. Alcune avevano vissuto esperienze simili alla mia, altre molto più drammatiche in cui avevano perso il figlio per una malattia prevenibile, altre avevano semplicemente compreso l’importanza del dover far sentire la propria voce.
Grazie a queste mamme (e papà) ho trovato la forza di fare qualcosa che si è rivelato grandioso. Abbiamo cambiato tutto, e lo sappiamo. Perché ora non solamente esiste una legge, ma esiste qualcosa di più importante: la consapevolezza. Il tema dei vaccini è diventanto importante, i media e la politica (persino i vip! Eheh!) si sono avvicinati a noi, ma soprattutto i medici hanno compreso quanto fosse importante scendere dalle loro cattedre e imparare ad ascoltare, a raccontare l’importanza delle vaccinazioni, ad accogliere i timori costruiti nei decenni precedenti.
Le cose sono davvero cambiate, e chi c’era allora sa quanto tutti noi abbiamo fatto, ognuno nel suo piccolo, per realizzare questa inversione di tendenza.
Il mio mandato nell’associazione che abbiamo fondato si è concluso nei giorni scorsi. L’associazione è stata chiusa, non perché non ci sia più bisogno di buona informazione e di un aiuto concreto sui social (cosa che IoVaccino non smetterà di fare), ma perché l’impegno e i costi necessari alla gestione di un’associazione sono ormai lontani dalla mia attuale gestione del tempo del mio lavoro e della mia famiglia. Molte persone hanno aiutato, alcune in modi eccezionali. Alcune hanno promesso aiuti mai ricevuti, altre ancora hanno cavalcato l’onda per potersi costruire una sorta di carriera di influencer (alcuni mettendosi in scia e buttando fango su di me e sui nostri soci, ma a questi poveretti non sarebbe bene concedere nemmeno mezzo minuto del nostro prezioso tempo).
Tutti, anche il più improbabile, sono stati comunque accolti e ascoltati, e di questo vado molto fiera, nonostante il dolore che ha innegabilmente portato l’incontro con alcuni disagiati personaggi. Alla fine di questo percorso peró porto con me l’orgoglio di aver compiuto la missione che mi ero data: aiutare altri genitori a salvare vite, senza paura e con la voglia di saperne di più, ma nel modo corretto.
A chi sosteneva che viviamo in bolle inscalfibili abbiamo dimostrato, tutti insieme, quanto si sbagliassero e quanto sia innegabilmente potente la capacità di ascoltare e dialogare. Abbiamo dimostrato cosa fosse quella “buona comunicazione” di cui un pó tutti riempivano bocche (e portafogli).
Abbiamo dimostrato che l’onestà e la buona fede sono un bene prezioso e che si puó dar voce alla scienza anche in un luogo così comunicativamente ostile come possono essere i social network.
Lascio con molto orgoglio che siano altre persone a continuare questa battaglia di civiltà, perché io, lo ammetto, “sono un pó stanchina” (come direbbe Forrest). È stato un vero onore conoscere persone uniche: Giovanna, Miriam, Stefano Zona e Stefano Tafi, Angela, Jenny, Antonella, Corinna, Federica, Nym, Margherita, Loredana, Liana, Michela,Sabrina, Simonetta, Cecilia, Michelangelo, Salvo, Ranieri, Daniele, Alessandro… la lista sarebbe infinitamente lunga e sono certa che dimenticherei qualcuno. Tutti mi hanno dato un prezioso momento, consiglio, abbraccio, parola, cazziatone; tutti hanno deciso di passare un pó del loro tempo con me. Grazie. Nel mio cuore ci siete tutti e lì rimarrete per molto tempo ancora.
Grazie alle mie amiche di sempre che mi hanno sostenuto soprattutto nei momenti bui. Grazie ai medici che mi hanno accompagnata, in particolare a Ciccio, alla mia pediatra (e dico mia con orgoglio!) e al mio mito assoluto, il prof Alberto Villani. Grazie anche ai giornalisti che hanno voluto raccontare questa storia (in particolare a Gerardo, Raffaella e Barbara, professionisti che sanno essere anche amici) e ai politici che hanno voluto ascoltarla; un grazie speciale va alla mia regione e in particolare a Stefano Bonaccini e Sergio Venturi, che ci hanno accolto, ascoltato e guidato con passione e fermezza.
Ho certamente dimenticato qualcuno, ma credetemi non è facile raccogliere tre anni di incontri in poche righe, spero non me ne vorrete se non sarò riuscita a fare un elenco esaustivo.
Anja ora ha 3 anni e mezzo; sta bene, è bellissima e ha la faccina furbetta di chi non molla mai. Non tutti i genitori hanno avuto la mia fortuna; per questo vi prego, non vi dimenticate di Anja. Perché il vostro pensiero vada alle mamme che hanno perso i loro bambini e che non possono postare foto come questa.
Per loro, per tutti i bambini, non dimenticate quanto abbiamo fatto. Fate in modo che non si disperda questa coscienza collettiva che abbiamo costruito con fatica. Insegnate ai vostri figli a preservare e raccontare quello che hanno fatto i vostri genitori, perché era ed è davvero una cosa importante.’

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Si chiude un capitolo, ma il libro è ancora tutto da scrivere
IoVaccino APS, associazione di promozione sociale, chiude.
Avevamo deciso di costituire un’associazione perché sognavamo di partecipare a bandi pubblici per sviluppare alcuni progetti: comunicazione vaccinale, percorsi formativi per gli operatori sanitari, incontri nelle scuole… Come troppo spesso avviene, però, certi sogni rimangono tali. Non per incapacità nostra o per disorganizzazione. Semplicemente, non abbiamo mai trovato bandi pubblici a cui partecipare.
E non abbiamo mai accettato sponsorizzazioni da parte delle aziende farmaceutiche.
Chiudiamo perché i costi della gestione dell’associazione, per quanto bassi, sono diventati insostenibili e ingiustificati. Troviamo ingiusto dover usare i soldi delle quote sociali e delle donazioni per gestire la contabilità e il conto corrente.
IoVaccino, quindi, non avrà più un codice fiscale.
Ma che importa? La community di IoVaccino è bella, viva e attiva. Non abbiamo bisogno di un codice fiscale per fare corretta informazione scientifica. Non abbiamo bisogno di un codice fiscale per aiutare i genitori esitanti ad affrontare più serenamente il percorso vaccinale. Non ci serve un codice fiscale per essere presenti sul web e sul territorio.
Abbiamo bisogno solo di intraprendenza, passione e competenza.

Grazie a tutti per il vostro immenso e impagabile sostegno!
Ad Alice va un ringraziamento che a parole fatichiamo a esprimere: senza la sua determinazione nessuno di noi si sarebbe incontrato. Non avremmo potuto costruire ciò che lei aveva iniziato. Non ci saremmo impegnati per avere un Paese migliore.

#Iovaccino

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