STORIA DI ULIA, LA DONNA CHE HA DONATO AL MONDO CENTO “GIARDINI DEI GIUSTI”

DI NANDO DALLA CHIESA

Una piccola distesa profumata di tulipani gialli e arancio. Lo stormire quieto delle fronde sotto un sole primaverile. Intorno targhe e cippi dedicati ai giusti della storia. Milano, Monte Stella e musiche di violino. Non poteva essere salutata che così Ulianova Radice, Ulia per gli amici (in foto). Ascoltavo le musiche, guardavo i petali diseguali dei tulipani, e pensavo con malinconia che scrivo questa rubrica da nove anni e mai ho parlato di lei; mai l’ho fatta rientrare tra le persone belle da raccontare, nemmeno in quei giorni in cui nessun incontro mi dava un’emozione in più. Un senso di colpa da mordersi le labbra. Passi la vita a dire che le persone davvero grandi le abbiamo accanto e non le riconosciamo, e poi proprio Ulia non vedi, mentre lei c’è tutti i giorni, là dove si rifanno i conti con la storia e con le sue ingiustizie, là dove si scoprono grandezze semisconosciute grazie al metro infallibile del bene gratuito reso da un essere umano ai propri simili.

Avete mai sentito parlare dei giardini dei giusti, uno dei più grandi movimenti civili e morali degli ultimi decenni, che dall’Italia si è irradiato verso le contrade d’Europa? Ecco, Ulia ne è stata una degli artefici, e forse -sul piano realizzativo- l’artefice principale. E’ stato il grande dono che la sua vita ha offerto a noi e a un’Italia che da tempo gioca con strambe idee sul progresso del mondo. L’avevo conosciuta, un po’ più giovane di me, tra le file del movimento studentesco. Era colta, riflessiva, una conversazione mai banale. Filosofa, negli anni ’80 era andata a fare la segretaria giudiziaria presso il Tribunale di Milano, dove si occupò dei processi di mafia. Ne scrisse anche per un quotidiano svizzero.

Poi iniziò un cammino comune con un altro giovane intellettuale proveniente dalla temperie sessantottina: Gabriele Nissim, uno dei primissimi a studiare e sostenere la resistenza morale nei regimi dell’Europa dell’Est, a mettersi in contatto con i protagonisti della Primavera di Praga, di Carta ’77, di Solidarnosc, del dissenso nel mondo comunista. Da lì la scoperta del salvataggio degli ebrei bulgari da parte del vicepresidente del parlamento di Sofia, Dimitar Peshev, il grande tema dei Giusti, e l’incontro con Moshe Bejski, il magistrato israeliano che del tema dei giusti era diventato il simbolo. Con Gabriele e pochi altri amici fondò nel 2001 un’associazione, Gariwo, che cercò di rendere popolari questi temi, specie tra i giovani, trovando l’appoggio di insegnanti e intellettuali, e anche del comune di Milano. Obiettivo: valorizzare le storie di coloro che davanti ai genocidi e ai crimini contro l’umanità non sono stati inerti ma hanno difeso i diritti più sacri, testimoniato la verità, salvato la vita e la dignità umana.

Abbracciò la causa dell’Olocausto, ma riuscì ad allargare il concetto di “giusto” andando oltre la memoria della Schindler’s list e la tradizione ebraica. Con passione e coerenza intellettuale ne fece un concetto universale, fino a volervi includere i giusti caduti contro la mafia. Una prospettiva straordinariamente nuova. Che incrociò la battaglia per la memoria delle vittime innocenti di mafia condotta da don Ciotti, che lei volle incontrare un pomeriggio, attendendolo a lungo su una panchina nel cortile dell’università. Per questo ora nel giardino realizzato a Monte Stella, a San Siro, c’è un cippo anche per Rocco Chinnici.
Spiegò mesi fa in un libro sul ’68 curato dall’amico Giovanni Cominelli: “i Giusti sono gli uomini e le donne che si sono assunti una responsabilità nella difesa dei diritti umani. Sono un esempio per i giovani, devono diventare la loro ‘educazione sentimentale’ verso il mondo.” E volle chiarire: “abbiamo proposto il messaggio dei Giusti come antidoto contro l’indifferenza e la mancanza di responsabilità, che spesso la società politica e quella civile manifestano”. Rivendicando con la fierezza di chi sapeva quanto lavoro fosse stato necessario: “Abbiamo ottenuto dal Parlamento europeo l’istituzione di una giornata, il 6 marzo, da dedicare a questo messaggio; il senato italiano ha approvato in via definitiva la legge che fa del 6 marzo anche la giornata italiana dei ‘Giusti dell’Umanità’; più di cento Giardini dei Giusti sono nati in Italia e in Europa. Abbiamo costruito un movimento culturale che si sta consolidando in profondità, trasversale e anti-ideologico”.
Aveva ragione. Nello stridore di un mondo impazzito creò una delle cose più nobili che si potessero pensare. E io, che lo sapevo, come ho fatto a non scrivere una riga su di lei?

(scritto su Il Fatto Quotidiano del 22.10.18)

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