DESIRÈE ABBANDONATA NELLA VITA COME NELLA MORTE

DI CLAUDIA SABA

Sono tantissime le persone raccolte intorno a Desirèe per darle l’ultimo saluto.
La chiesa di San Valentino a Cisterna è avvolta da palloncini bianchi e striscioni colorati.
Desirèe è stata portata in spalla dagli amici, accompagnata dalle note del brano di ‪Jovanotti‬ “E’ per te”.
Anche la scalinata della chiesa è piena di fiori. Bianchi e rosa.
Il parroco, Don Livio Fabiani, conosceva bene Desirée. È qui, infatti, che aveva ricevuto la prima comunione e la cresima.
“Mi permetto di fare un appello a tutti i responsabili della cosa pubblica, grandi o piccoli, centrali o periferici che essi siano, a vigilare, a controllare e a intervenire a tempo debito contro ogni forma di violenza senza aspettare che questa violenza esploda e che si ripeta ciò per cui oggi stiamo piangendo” dice don Livio e “In questo momento vorrei invitare tutti voi a dimenticare ciò che i giornali e gli altri mezzi di comunicazione nel bene e nel male, nella verità e nella menzogna, ci hanno presentato”.
Morta in un palazzo abbandonato nel quartiere San Lorenzo a Roma, Desirèe sembrava solo uno dei tanti casi di overdose ma i primi risultati dell’autopsia avevano subito rivelato un’altra verità.
Desirèe è morta dopo ben 12 ore di sevizie da parte di spietati aguzzini che dopo averle somministrato un mix di droghe e resa incosciente l’hanno stuprata a turno e poi lasciata morire.
Quattro di loro sono già stati fermati ma le indagini proseguono.
Una testimone confermerebbe l’atroce sospetto che Desirée possa aver subito abusi anche dopo la sua morte. Si chiama Giovanna, e avrebbe conosciuto Desirée a San Lorenzo.
L’avrebbe vista più volte nell’ultimo mese, in quel luogo dimenticato da Dio dove i tre africani fermati spacciavano eroina e cocaina.
Alcuni testimoni avrebbero riferito che tra gli abituali frequentatori di San Lorenzo ci sarebbe anche Marco, un italiano di 30 anni.
Sarebbe stato proprio lui a fornire agli aguzzini di Desiree, gli psicofarmaci necessari per la preparazione del mix di droghe usato per stordire e stuprarla.
Ma quante volte è stata uccisa Desirèe?
Tante, troppe volte.
Dall’indifferenza di chi l’ ha vista precipitare nel buco nero della droga e ha preferito chiudere gli occhi, da chi le è passato accanto quella maledetta notte e ha preferito calpestarla senza neppure guardarla.
È stata uccisa da chi l’ha offesa, derisa, trasformata da vittima a colpevole.
Da chi non ha esitato un attimo a dire che “la fortuna di Desirèe è la sciagura di tutte noi”.
Stuprata ancora da chi l’ha giudicata, condannata, usurpata quando non poteva più difendersi, senza provare un briciolo di pietà.
Abbandonata nella vita come nella morte.
E non è bastata nemmeno la crudeltà della sua morte a far sorgere nei benpensanti il ragionevole dubbio che la sciagura di Desirèe, siamo proprio noi.