NUOVI INCUBI. E SE ARRIVA LA PATRIMONIALE ?

DI MARINA NERI

 

Italiani, popolo di poeti, navigatori, santi e…risparmiatori.

Poeti, navigatori, santi che resero il nome dell’Italia, grande, glorioso, nel mondo.

Vessillo di cultura, di anelito di avventura, di desiderio di scoperta, simbolo di abnegazione e di sacrificio.

Ad unire un inno,un mare che non è solo elemento naturale, ma è dna con le sue tempeste e le sue bonacce, una preghiera che si fa supplica corale quando il momento lo richiede.

Italia, nazione di risparmiatori. Arpagoni?
No. Non tutti. Non tanti. Ricchissimi? No. Non tutti. Non tanti.
Gente che dopo la seconda guerra mondiale seppe essere formica.

Giorno dopo giorno ricostruì la vita,si riappropriò della Storia con le molliche del sudore del lavoro, con le gocce del sangue delle lotte per la conquista dei diritti rifuggendo dalla questua comoda dei favori.

Gente che, mattone su mattone risorse, Fenice,dalle ceneri di un mondo che non solo fisicamente doveva rialzarsi dall’abisso.

E fu Risparmio.
Sì. Di egoismo, di millanteria, di corruzione,di giochi sporchi di potere.

Fu dispendio di energie, di impegno, di collaborazione, di cerchi concentrici ad allargarsi dall’io delle monadi agli altri.

Fu profusione di speranza per costruire, pietra su pietra, una realtà degna di chiamarsi Nuova Civiltà Italica.

E fu il desiderio di certezze nel futuro a far sì che ognuno cercasse di chiamare una casa “sua” e di accantonare un po’ di risorse finanziarie per gli anni a venire.

“Risparmiatore”, persona che abitualmente limita I consumi e le spese. In economia chi gode I frutti del proprio risparmio ed al contempo contribuisce indirettamente alla produzione ( cfr. Dizionario Italiano).

Le nazioni “virtuose” che descrivono il popolo italiano come sbruffone e smargiasso, dimenticano probabilmente un dato oggettivo: gli italiani sono il popolo risparmiatore per antonomasia.

L’assunto inequivocabile fa emergere in maniera ancora più chiara il contrasto esistente fra l’enorme voragine del Debito Pubblico dello Stato e la parsimoniosa conduzione di vita dei suoi cittadini.

Mentre, quindi, lo Stato spende spasmodicamente e compulsivamente senza oculatezza o lungimiranza, il cittadino risparmia giudiziosamente.

Analisi di certo non sfuggita a chi ha ” a cuore”, più o meno egoisticamente, le sorti finanziarie dell’Italia.

E’ di qualche giorno fa, infatti, la proposta di un membro della Bundesbank di una patrimoniale tesa, con un investimento forzoso, a prelevare somme dai patrimoni delle famiglie italiane per ripianare il debito pubblico che preoccupa la Troika e I finanziatori di tutto il mondo.

L’analista, nella sua fredda disamina sciorina dati incredibili: novemila miliardi di euro di ricchezza privata in Italia. Ripartita in conti bancari ( corrente e di deposito), in patrimonio immobiliare. Una massa certa, liquida, esigibile, facilmente reperibile dallo Stato.

Secondo la prospettazione della bundesbank, il Governo dovrebbe prevedere una ipotesi di “investimento obbligatorio in titoli di stato”.

L’esproprio sarebbe digeribile proprio perché  l’investimento forzoso avrebbe, comunque,un rendimento in interessi alla sua scadenza.

Investimento forzoso? Un eufemismo per dissimulare una patrimoniale?

I tedeschi sono consapevoli della grande portata del risparmio italiano, del fatto che le famiglie private dispongono di 5 volte il Pil a fronte di un Debito Pubblico del 130 per cento del Pil medesimo.

Da qui la proposta della Bundesbank del prelievo forzoso del 20 per cento del valore dei patrimoni, convertirlo in titoli di stato, offrendo ai legittimi proprietari un rendimento annuo fino alla scadenza. Un scambio osmotico tra risparmio privato e debito pubblico.

La lettera con cui oggi la Commissione europea ha ulteriormente scritto all’esecutivo per chiedere ragioni giustificative dell’incremento del debito pubblico​ e delle condizioni determinanti la sua recente impennata.

La non più velata minaccia di essere in procinto di aprire una procedura di infrazione per debito eccessivo.

La proposta forte, impopolare di Francoforte.

Il declassamento delle agenzie di rating, pur con outlook stabile grazie alla garanzia fornita dall’esistenza del risparmio privato.

Le voci a rincorrersi.

Tutte queste premesse hanno fatto scattare un allarme politico-economico e l’esigenza di rassicurare i cittadini e, soprattutto, l’elettorato penta-leghista sulla non intenzione da parte del Governo di fare ricorso ad una Patrimoniale.

Cosa potrebbe, invece, inibire il ricorso ad una ipotesi di ” investimento forzoso?”

Il fatto che l’idea provenga dalla Bundesbank?

Il fatto che sia poco lungimirante inerendo aspetti legati a forme di risparmio liquido non considerando adeguatamente che la ricchezza privata italiana risiede più che altro nei beni immobili?

Il fatto che sarebbe pericoloso intaccare la liquidità delle banche, esponendole alla insolvibilità, con i rischi connessi ad una corsa alla chiusura conti da parte della gente allarmata?

Il fatto che, gli investimenti forzosi sarebbero debiti dello Stato da onorare comunque alla scadenza?

Il fatto che una siffatta ipotesi striderebbe fortemente con le promesse elettorali legiste e grilline ?

Eppure è un dato storicamente provato che uno Stato che rischia il default ricorre alla patrimoniale.

Nel caso de quo non sarebbe tecnicamente una patrimoniale prevedendosi un rendimento alla scadenza da concedere sugli acquisti obbligatori di titoli di stato.

Ma se a chiedere un sacrificio “ricompensato” fosse un Governo credibile, autorevole, un investimento forzoso per come descritto rappresenterebbe ancora uno spauracchio da evitarsi?

Lo Stato, garante dei principi costituzionali, acquisita la fiducia dei propri cittadini, come pater familias dovrebbe con onestà rappresentare i problemi economici ai suoi figli, chiedere rinunce e a sua volta farne e manifestarlo con chiarezza e completezza.

Dovrebbe chiedere loro di contribuire in maniera seria e costruttiva al risanamento di un debito che rischia di condurre tutti, messe da parte dietrologie e responsabilità, dentro il baratro del fallimento.

Uno Stato Pater, autorevole e credibile, formulerebbe invece una ipotesi di “investimento obbligatorio” secondo le linee guida di cui all’art. 53 della Costituzione, in proporzione alla capacita’ contributiva dei suoi cittadini, tesa alla rinascita del Paese che, stroncato dal debito pubblico, vedra’ sempre come velleitarie tutte le opzioni di ripresa.

” Una politica che potesse vantare una qualsiasi credibilità potrebbe dire ai propri fautori ed anche agli avversari: guardate, non e’ una tassa, ma un investimento. Io Stato voglio recuperare credibilità internazionale e fiducia all’estero, ma per farlo devo drasticamente ridurre il mio debito pubblico. Chiedo al mio popolo di comprare dei titoli pubblici di credito con scadenza a 10,15,20 anni per almeno la metà di quel debito. Sarà riconosciuto un congruo interesse alla scadenza e con i soldi ricavati si potra’ dare slancio al lavoro, alla ricerca, alla sanità, alla scuola ed a tutto ciò che, producendo lavoro, genererà un nuovo circolo virtuoso funzione del quale il vostro investimento tornerà arricchito dopo aver fruttato per ciascuno di voi e per l’intero paese” ( F. Briganti p.web 24/9/2018)

Un fondo Salva Stato finanziato, quindi, con il risparmio degli italiani.

Nessun intervento della BCE a tenere in scacco l’economia nazionale

Nessun aiuto esterno.
L’Italia a salvarsi da se’, con lo Stato a fare lo Stato.
E il Cittadino a fare la sua parte.

Si. La patrimoniale tout court è da aborrire.
In Italia già si traduce in una miriade di imposte gravanti su beni privati.

Ma un ” investimento obbligatorio con rendimento finale” sarebbe da escludere?

Certo se lo impone l’Europa come prevaricazione sul principio di autodeterminazione dei governi.

Ma se a deciderlo è un Governo autorevole per la sopravvivenza dello Stato, per l’anelito di futuro che presiede ad ogni umana decisione, per resettare un iniquo passato debitorio, per proiettarsi con coesione sociale verso una nuova era di lavoro ed investimenti, allora esso diviene una conquista corale di civiltà.

Una nuova Res Publica in cui, quando la patria chiama, ognuno mette a tacere l’egoismo dei privati interessi per un bene superiore.

Che il Governo, scevro da populistiche visioni, da subdoli giochi elettorali, risponda alla domanda.
Poi, con coerenza e responsabilità, risponderà il Popolo.