PRIMARIE PD: MINNITI SI CANDIDA CONTRO ZINGARETTI?

DI ALBERTO EVANGELISTI

Lo aveva annunciato al Forum per l’Italia di Milano, così Martina ha effettivamente riunito oggi pomeriggio la segreteria dem per rassegnare le dimissioni da Segretario del PD e, di fatto, aprire la fase congressuale: “Abbiamo fatto un lavoro positivo e utile sia pure tra moltissime difficoltà, abbiamo cercato di rimettere in moto il Pd e di questo ringrazio tutti – Mi dimetto da segretario, ritengo concluso il mandato affidatomi dall’Assemblea nazionale il 7 luglio quando, eleggendomi, indicava per la mia segreteria una serie di obiettivi utili alla ripartenza del Pd dopo la sconfitta elettorale di marzo”.

Martina è stato vicesegretario e successivamente segretario reggente dopo le dimissioni dalla carica di Matteo Renzi.

L’intenzione è quella di accelerare quanto più possibile l’iter congressuale culminante con le primarie per l’elezione del nuovo segretario, consentendo così alla nuova dirigenza di affrontare l’attesa campagna elettorale per le europee: le previsioni parlando della assemblea nazionale convocata per metà novembre e le primarie da svolgere a febbraio, motivo per cui entro pochi giorni dovranno essere formalizzate tutte le candidature degli aspiranti segretari.

Al momento il favorito e principale candidato rimane il Governatore del Lazio, Zingaretti, fortemente sostenuto dall’ex Ministro Franceschini e forte del recente endorsement di Gentiloni. Zingaretti è del resto il candidato più vicino all’ala sinistra del PD, estraneo all’esperienza di Governo Renzi-Gentiloni, idealmente ideale per segnare un punto di svolta con la gestione degli ultimi anni, tanto nel partito quanto nelle proposte di governo.

Zingaretti dal canto suo non ha perso tempo ed ha iniziato la propria azione di ramificazione sul territorio con la creazione di numerosi comitati in proprio sostegno, attività ripagata dalla quota maggioritaria attribuitagli ad oggi dai sondaggi.

Hanno ad oggi ufficialmente confermato la candidatura anche Matteo Richetti, ex renziano di prima data ma allontanatosi dall’orbita dell’ex segretario con verso cui ha esternato diverse critiche, e Francesco Boccia, espressione della corrente di Emiliano. Fra i candidati anche Dario corallo, trentenne, laureato in filosofia e appartenente alla Segreteria nazionale.

Se le candidature si limitassero a questi nomi, la vittoria di Zingaretti sembrerebbe di facile previsione, restano tuttavia in sospeso alcune riserve significative che dovranno necessariamente essere sciolte a breve.

In primo luogo, rimane da stabilire se proprio il Segretario dimissionario, Martina, abbia o meno intenzione di proporsi alle primarie: al momento l’unica cosa che è emersa è l’intenzione di riflettere ancora un po’ sulla possibilità di competere. La decisione è attesa con una certa impazienza soprattutto per le conseguenze che avrebbe a cascata sulla dispersione del voto delle primarie o, viceversa, sugli equilibri che la rinuncia ed il conseguente appoggio ad uno degli altri candidati necessariamente avrebbe.

La decisione più attesa tuttavia, è quella di Minniti: l’ex Ministro degli Interni viene da molti considerato l’unico vero candidato in grado di impensierire Zingaretti nella corsa alla segreteria; dopo l’appoggio al Governatore del Lazio da parte di Gentiloni l’ipotesi di una candidatura di Minniti pareva essersi allontanata ma, osservandone l’atteggiamento negli ultimi giorni si direbbe che l’idea di correre sia più che concreta: l’ex Ministro, tanto ieri sera ospite di Bianca Berlinguer a Carta Bianca quanto stamani ospite a La7, ha mostrato un presenzialismo inusuale per una figura che, negli anni, è sempre stato abituato a lavorare più nelle retrovie e lontano dal clamore mediatico.

Minniti per ovvi motivi sarebbe un candidato meno di rottura con l’azione degli ultimi governi targati PD, la cui forza, in una elezione per mezzo di primarie aperte, sarebbe fra l’altro l’appeal in quella fetta di elettorato, non necessariamente di ortodossia PD, che però gli riconosce di aver svolto un buon lavoro come Ministro degli Interni.

In casa PD la candidatura di Minniti sarebbe particolarmente gradita a Renzi che, pur non candidato, viene ad oggi considerato dai sondaggisti come secondo (dietro a Zingaretti) come gradimento fra gli elettori PD. I renziani si riuniranno il 9 e 10 novembre a Salsomaggiore, proprio per serrare le file e decidere chi appoggiare alle primarie. C’è da dire che l’appoggio di Renzi potrebbe rivelarsi, almeno in parte, un boomerang per Minniti che, difatti, in questi giorni pare impegnato a rivendicare l’autonomia della propria posizione.

Di fatto, tuttavia, proprio l’efficienza che è stata riconosciuta all’ex Ministro degli interni in quella carica, rischia di essere il fardello più difficile da portare nell’accreditarsi all’elettorato PD. Pesa infatti la gestione della questione migranti, affrontata in maniera efficace dal punto di vista della riduzione degli sbarchi ma, per molti, colpevole di aver ottenuto il risultato affrancando le violazioni dei diritti umani commesse nei campi libici.

Se non decidesse una candidatura personale, anche Martina potrebbe appoggiare Minniti nella propria corsa, difficilmente però gli endorsement si estenderebbero anche ad Orfini, decisamente più vicino alle posizioni di Zingaretti.

Chi conosce Minniti è convinto che l’intenzione di candidarsi sia reale e concreta, per sciogliere la riserva mancherebbe principalmente la certezza di poter realmente competere, sondaggi e appoggi alla mano, con Zingaretti.