DL FISCO: UN COLABRODO PER CONTE

DI LUCA SOLDI

Il DL Fisco rischia di essere un vero colabrodo fino dal primo momento in cui prenderà il via. La Corte dei Conti per bocca del suo presidente Angelo Buscema mette sotto accusa i provvedimenti in materia economica del governo Conte. Non si tratta di opinioni personali ma di vere e proprie osservazioni che indicano quanto alto sia il rischio di far procedere dei provvedimenti che alla prima prova dei fatti sarebbero sonoramente bocciati. Intanto, “Vanno valutati i profili di costituzionalità” per l’aliquota del 20% che sarà applicata a chi aderisce al condono. La “fragilità” evidenziata dal presidente della Corte dei conti, Angelo Buscema, sarebbe emersa in una dichiarazione a margine dell’audizione in commissione Finanze sul dl Fiscale al Senato. “C’è questo aspetto – ha precisato Buscema – di una imposta che è ontologicamente inferiore a quella che il contribuente avrebbe pagato alle scadenze ordinarie”. Durante l’audizione il presidente ha rilevato che l’aliquota “si colloca al di sotto di quella applicata sui redditi originariamente dichiarati sia ai fini dell’Irpef che dell’Ires, così potendosi verificare l’ipotesi di versamento tardivo del tributo senza aggravio alcuno, con l’applicazione di un’imposta sostitutiva inferiore a quella che avrebbero dovuto corrispondere alle scadenze ordinarie. Detto semplicemente, secondo la Corte dei Conti, il provvedimento, se dovesse restare così, permetterebbe di pagare le tasse in ritardo, in pratica senza conseguenze per l’evasore. Buscema aggiunge anche che “in merito alle implicazioni di ordine penale, la formulazione del comma 9” sulla dichiarazione integrativa speciale “fa ritenere non punibili, nei limiti dell’integrazione degli imponibili concretamente effettuata e in assenza di ulteriori profili di responsabilità penale, gli eventuali reati commessi riconducibili a dichiarazione fraudolenta” con fatture false o altri artifici.

Non ci sarebbe solo una palese incostituzionalità nel provvedimento specifico ma anche in altri passaggi. La Corte dei Conti segnalerebbe un pericolo evidente anche dalla cosiddetta pace fiscale. Sarebbe evidente il rischio che i contribuenti paghino solo la prima rata per usufruire dei benefici della ‘pace fiscale’ per poi non sborsare più nulla, come è già accaduto, per esempio, con il cosiddetto ‘condono tombale’.

Il presidente della Corte, Angelo Buscema, ha sottolineato che “in caso di pagamento rateale”, come previsto dal decreto all’esame del Senato, “la definizione dei processi verbali e degli atti di accertamento si perfeziona con il pagamento della prima rata”. E’ quindi possibile “che il pagamento della sola prima rata sia utilizzato per fruire dei benefici che derivano dal perfezionamento della richiesta di definizione (cancellazione di sanzioni, eventuali misure cautelari in essere ecc) e, comunque, per procastinare gli atti di riscossione che, secondo l’ordinaria procedura, avrebbero fatto seguito al verbale di accertamento.

Osservazioni anche da parte del direttore dell’Agenzia delle Entrate, Antonino Maggiore, a margine della sua audizione in Commissione Finanze in Senato sul Dl Fisco. Il direttore, ha confermato la linea già illustrata dal premier Giuseppe Conte: per debiti di bassa entità, meglio tirare una riga e chiudere, al fine di alleggerire il lavoro dell’Agenzia stessa, perché “eliminare 12 milioni di posizioni ci sgrava dal dover fare su queste partite di ruolo comunque una attività, per evitare che si prescrivano, atti per mantenere in essere questo magazzino che poi porta in termini percentuali recuperi assai bassi”.

Alla commissione Finanze del Senato sono stati ascoltati anche i rappresentanti dei commercialisti, i quali – ripetendo gli argomenti degli avvocati tributaristi – hanno suggerito di inserire nella ‘pace fiscale’ anche le violazioni relative agli omessi versamenti delle imposte dichiarate, “siano esse state già contestate o non a mezzo dei cosiddetti avvisi bonari”.
Pochi i commenti a tutte queste osservazioni se non l’evidenza che ormai pare risaputa anche dai meno inclini a seguire i provvedimenti economici, di un dl fisco trasformato in un gigantesco colabrodo