CARLO GIUFFRE’: ” SENZA ALDO E’ COME SE MI MANCASSE UN BRACCIO”

 

DI LUCIO GIORDANO

E’ morto ad un passo dai 90 anni, Carlo Giuffrè, il fratello di Aldo, con il quale aveva costruito un sodalizio artistico lungo tutta la vita. Vogliamo ricordarlo con questa intervista di alcuni anni fa

“Aldo, Aldo. Dai, non scherzare. Non fare finta di essere morto. Apri gli occhi e raccontami una barzelletta, come sai fare tu”. Carlo Giuffrè ricorda con le lacrime agli occhi il momento in cui, nella camera mortuaria dell’ospedale San Filippo Neri di Roma,  ha rivisto per l’ultima volta il fratello Aldo, scomparso  a 86 anni,  nella notte tra il 26 e il 27 giugno scorsi.

Attore napoletano  tra i più amati della  commedia dell’arte italiana, alcuni film  non memorabili che, come ricorda Carlo “ servivano per  produrci i nostri spettacoli  teatrali”, Aldo Giuffrè, durante la seconda guerra mondiale  fece parte della compagnia del grande Edoardo de Filippo, recitando in Filumena Marturano, un classico del teatro napoletano. Poi partecipò a numerose pellicole tra le quali ieri oggi e domani e nel 73 condusse il varietà televisivo Senza rete. Ma è proprio con suo fratello Carlo che  Aldo raggiunse il massimo della notorietà facendo ditta con lui per  una quindicina  d’anni, dal 72 all’86, riscuotendo un successo clamoroso in tutti i palcoscenici italiani grazie ad una commedia, Un coperto in più ,che i due fratelli  replicarono per tre stagioni teatrali,  dal 72 al 74.

Storia intricata, quella dei Giuffrè. Fatta di liti e rappacificazioni professionali ma anche di grande sintonia umana. Fino all’epilogo di alcuni giorni fa, quando Aldo,  viene ricoverato d’urgenza in ospedale: “ Da giorni aveva un forte mal di pancia, racconta Carlo, 82 anni, e cosi i medici avevano deciso di operarlo di peritonite. Io lo tranquillizzavo.  Ero convinto sarebbe riuscito a vincere anche questa sfida contro la vita. E due giorni prima della sua morte ero andato a trovarlo in ospedale. “Aldo,  come stai”, gli domandai. E lui, con un sorriso affaticato, aveva raccontato a  sua moglie  Elena , a  mia moglie Lilli  e a me, una delle sue tante barzellette, per farci capire che stava bene. L’umore, insomma, era quello di sempre: alto. Io lo osservavo mentre rideva insieme a noi. Pensai: “ Che forza mio fratello. E’ in un letto d’ospedale ma non perde occasione per giocare. E poi lo vedevo: senza una ruga, con quei capelli neri, naturali, Per i quali l’attore Paolo Panelli lo prendeva in giro, convinto fossero tinti…..  E invece sabato notte, dopo una cena con un’amica comune, l’attrice Giuliana Lojodice, mia moglie ed io siamo rientrati in casa . Pochi minuti più tardi  è squillato il telefono. Era la terza moglie di Aldo che ci comunicava la triste notizia .Una vita in un attimo. 8o anni in pochi minuti. Questo mi è passato nella testa dopo aver riattaccato il ricevitore del telefono”.

Una vita iniziata tutta in salita, la loro. Come ricorda Carlo: “ In famiglia, racconta, eravamo 4 figli. Papà era un apprezzato  musicista del Teatro San Carlo di Napoli. Ma ci lasciò presto. Io avevo 8 anni, Aldo 12 . Mamma non lavorava , di soldi non ne giravano e cosi io, che ero il più piccolo dei figli maschi, venni mandato in collegio. Aldo spesso mi veniva a trovare. Era in carne, all’epoca, e con spietatezza i miei compagni di collegio lo prendevano in giro: “ Maronna quanto si chiatto, madonna quanto sei grasso”, gli dicevano in coro. Io soffrivo per lui, lo difendevo dai loro attacchi . Però andavo anche orgoglioso della sua voce. Che gli aveva consentito, dopo tanta gavetta, di sfondare nel mondo teatrale, regalandogli dagli studi rai, anche la gioia  di dare l’annuncio a tutti gli italiani, della fine della seconda guerra mondiale, il 25 aprile del 1945”.

In collegio intanto  anche Carlo si era dedicato al palcoscenico ed era pronto a trasformare quella passione in una vera e propria professione. “ MA ancora, precisa, Aldo ed io non lavoravamo insieme. Lui era entrato nella compagnia del grande Edoardo De Filippo, e dopo tanta gavetta  aveva finalmente  la strada spianata, io mi stavo facendo a poco a poco  le ossa in un’altra compagnia”. Due fratelli attori, dunque, dalla vita professionale separata. Domando a carlo chi dei due ebbe l’idea di lavorare insieme. “Fui io ricorda l’attore, Negli anni 60 entrambi iniziammo ad avere successo. Ero convinto che unendo le forze la nostra popolarità si sarebbe amplificata. E poi in questo modo ci saremmo ripresi quello che la vita ci aveva tolto, dividendoci per anni durante l’infanzia: stare insieme come non avevamo fatto prima”. “ Va bene, lavoriamo insieme, mi rispose con la solita pacatezza aldo . Ma voglio che la prima commedia da portare in scena sia quella di un mio caro e  giovane amico, Maurizio Costanzo. Son convinto che lo spettacolo che ha scritto avrà successo”. Io accettai e cosi ci trovammo a rappresentare Un coperto in più.  Aveva ragione mio  fratello: quella commedia era un concentrato di comicità. E per anni le nostre strade non si sarebbero più divise”.

E le liti di cui tanto si è parlato tra di voi, la vostra rivalità che vi portò nel 2001 a discutere anche per chi rappresentasse meglio Luigi Pirandello, in due commedie che stavate interpretando, in maniera separata a teatro?

Non erano vere e proprie liti, precisa Carlo Giuffrè.E poi negli ultimi anni ci eravamo completamente riappacificati Più che litigi, insomma, le nostre erano discussioni molto accese. Le spiego meglio: Tra noi due  Aldo era quello più sicuro, giocoso, pigro. Mio fratello, ad esempio, grazie al suo  straordinario talento preferiva andare a braccio, cioè improvvisare. Non amava provare e riprovare le commedie. Io che ero invece quello più insicuro lo mettevo in croce. Lo stimolavo fino all’esasperazione. Ad un certo punto lui sbottava. Sei un pedante, mi diceva alzando la voce. Possibile che non ti fidi di me?. Vedrai, andiamo in scena come ti dico io  e grazie all’improvvisazione otterremo il successo che meritiamo”.

Muro contro muro sul lavoro  Armonia  e complicità nella vita privata. “Sono stato molto vicino ad Aldo nei momenti più terribile della sua vita, conferma Carlo. Nell’80 mio fratello  fu costretto a sottoporsi ad un’operazione alle corde vocali, per asportare un polipo. Aldo  avrebbe parlato per il resto dei suoi giorni con una voce ‘faticosa’ . E colsi nei suoi occhi la disperazione per un futuro artistico compromesso, proprio lui  che aveva fatto della voce uno dei suoi punti di forza. Ma subito dopo  l’intervento, quasi a volermi rassicurare, mi disse : “ Vedrai continuerò a  recitare anche cosi. E dove non arriverà la mia voce, ci penserà il mio corpo. Reciterò con quello”.

Ma dietro l’angolo un’altra tragedia stava per colpire Aldo Giuffre: la morte, a 43 anni,  della sua seconda moglie, liana trouchè. “Aldo la incontrò subito dopo la conclusione  del suo primo matrimonio  con la soubrette Mara Landi, alla fine degli anni 50 . Nel 65 nacque l’unica figlia di Aldo, jessica, che da dieci  vive a Londra facendo la traduttrice. Anche Liana recitava. Per un certo periodo aveva lavorato nella nostra compagnia. Ma nell’81 stava girando l’Italia con lo spettacolo Felici e contenti,  insieme con il grande attore gino Bramieri ”. Una sera, prima di uno spettacolo  a Bari, l’auto guidata da Bramieri, all’altezza di Bisaccia, nell’avellinese,  finisce fuori strada, si cappotta. La Trouchè viene sbalzata fuori dall’abitacolo. Muore sul colpo.

Chi comunicò a suo fratello dell’incidente? domando

Il compito toccò a me, risponde abbassando la voce Giuffrè. Stavamo rappresentando lo spettacolo Francesca da rimini al teatro delle arti di Roma. Alla fine del primo atto entra nel mio camerino, il regista ed impresario teatrale   Pietro Garinei.  Sconvolto mi dice. “Carlo, devo comunicarti una brutta notizia. Liana non c’è più. Ha avuto un incidente stradale, poche ore fa’. Non so come riuscii, io che non sono un freddo ma un emotivo,  a mantenere la calma, la lucidità per affrontare la situazione e trovare in tempi rapidi una soluzione. Raccontare  tutto subito , ad Aldo, non sarebbe servito a niente. E poi una vecchia, forse  cinica regola del nostro ambiente è che lo spettacolo deve andare avanti comunque , anche per rispetto nei confronti del pubblico. E cosi facemmo. Con la morte nel cuore recitai le mie battute, guardando Aldo negli occhi,  ignaro di tutto. Il pubblico ci applaudì calorosamente. Poi,  alla fine della recita, mi infilai nel camerino di mio fratello : “ Tieniti forte, perché quello che sto per dirti  è terribile’. Lessi la sorpresa nel volto di Aldo e cominciai a raccontare dell’incidente. Disperato mio fratello  ebbe solo la forze di dirmi: ‘Accompagnami  a casa, ti prego’. La fortuna di Aldo, dopo quella vicenda, è stata  aver incontrato qualche anno più tardi, un’altra grande donna,Elena,  più giovane di lui di trent’anni. La sua  devozione, l’amore immenso che lei gli ha dato,  hanno consentito  a mio fratello di lottare, nonostante la perdita della adorata moglie e quella operazione che lo costringeva a parlare affannosamente. E anche quando negli ultimi tempi si era ritirato dalle scene, Aldo continuava a darsi da fare scrivendo romanzi, molto divertenti: uno si intitolava viaggio con amore, l’altro i coviello, su una compagnia di guitti. Sentivi che amava ancora, come sempre, la vita. E che era pronta a sfidarla con il suo sorriso ironico e divertito. Aveva un solo rammarico, mio fratello: non esser diventato nonno. Aspettava da sua figlia un nipotino che non è mai arrivato. E soffriva per il fatto che lei avesse deciso di abitare  cosi lontano, a Londra. Me lo ripeteva spesso. Anche pochi giorni prima di andarsene per sempre mi disse che senza jessica vicino a sé  era come se gli mancasse un braccio. So, e adesso lo so ancora meglio,  cosa volesse dire, con quella frase. Senza Aldo, infatti,  anche a me è come se mancasse un braccio.”.

Pubblicato il: 17 Dic, 2013 @ 02:14