REFERENDUM ATAC. POCHI ROMANI NE SANNO QUALCOSA

DI STEFANO FASSINA

Sul referendum per liberalizzare e privatizzare il Trasporto pubblico locale a Roma, l’informazione è scarsa e ne risente soprattutto la possibilità di spiegare le conseguenze reali delle eventuale attuazione del quesito referendario. I grandi mezzi di comunicazione fanno campagna per il Si, mentre per il No non vi sono spazi per smontare le favole raccontate dal Partito Radicale e dalla maggioranza del Pd a seguito. Una informazione bilanciata consentirebbe di spiegare che i drammi vissuti ogni giorno dai cittadini romani nel sacrosanto diritto alla mobilità dipendono dai tagli ultradecennali al fondo per il trasporto pubblico locale e conseguenti debiti paralizzanti per Atac, dalla carenza di corsie preferenziali nella giungla del traffico privato urbano dovuta in primis alla carenza di treni per i pendolari, da un assetto urbanistico folle della nostra città. Votare No al referendum è condizione per salvare il Tpl e per una radicale riorganizzazione di Atac, a partire dalle procedure di nomina dei vertici. La liberalizzazione/privatizzazione porterebbe, nel migliore dei casi, soltanto a copiose rendite per i gestori privati ai danni di cittadini e lavoratori. Abbiamo visto con le autostrade, vediamo negli abnormi profitto di Aereoporti di Roma, cosa vuol dire affidare alla gestione privata un monopolio naturale come il trasporto pubblico. Lo vediamo anche, ogni giorno, a Roma, dove il 20% delle linee del trasporto pubblico locale è in gestione privata con risultati disastrosi. La Sindaca Raggi promuova, almeno nell’ultima settimana rimasta, una corretta e equilibrata informazione attraverso la diffusione delle proposte dei comitati per il Si e per il No.