LA TELA DEL RAGNO. 1 LUTTO IN VATICANO

DI PAOLO VARESE


Come in una tela di ragno ogni snodo serve a sostenere il successivo, fino a delineare una architettura completa, così alcuni avvenimenti, visti nel loro insieme, forniscono una prospettiva totale, dando un senso a ciò che si è visto nei singoli frammenti. Ed il punto da cui iniziare in questo caso è una data, il 29 settembre 1978. Il Vaticano è scosso da una notizia terribile, che si propala immediatamente per tutto il mondo. Papa Giovanni Paolo I, al secolo Albino Luciani, è morto. Il Papa del sorriso, salito al soglio pontificio appena un mese prima, il 26 agosto, è stato trovato senza vita, ancora nel suo letto. Una delle 4 religiose che si occupavano di lui, raccontò di averlo trovato con due cuscini dietro la schiena, quasi seduto. La luce per leggere accesa, gli occhiali sul naso e gli occhi semichiusi. Il punto focale sul mistero legato alla morte del Papa è legato principalmente a ciò che stava leggendo nel momento di spirare. Infatti Radio Vaticana, annunciando il fatto, disse che Giovanni Paolo I aveva in mano dei documenti, mentre una versione successiva parlò di una versione dattiloscritta di una omelia. Ovviamente la verità resterò avvolta nel mistero, e qualsiasi speculazione in senso opposto a quanto diffuso dagli organi di stampa vaticani, apparirebbe come un attacco al potere ecclesiastico. Però si possono delineare i contorni sociali entro cui Albino Luciani si muoveva, e senza dubbio sono note le sue posizioni riguardo alcuni aspetti economici. Infatti, sin da quando era Patriarca di Venezia, egli contestava l’iscrizione degli ecclesiastici ai circoli massonici e l’utilizzo del patrimonio vaticano alla stregua dei comuni istituti di credito. A bene vedere c’era abbastanza per preoccupare alcune eminenze all’epoca molto potenti, tra cui il cardinale Paul Marcinkus, il cui nome, assieme a quello DI Jean Villot, ossia il Segretario di Stato, del Cardile Ugo Poletti, e di molti altri, compariva in un elenco, diffuso dal periodico O.P., diretto dal giornalista Mino Pecorelli, di circa 130 nomi di membri della chiesa iscritti alla massoneria. Questo dato, unitamente alle strane variazioni avvenute circa il resoconto della sua morte, hanno nutrito per molto tempo le fantasie di molti complottisti. Ma d’altra parte è comprensibile che si iniziasse a dubitare circa l’accaduto, poiché le fonti ufficiali stesse caddero in contraddizione, sia riguardo ciò che teneva in mano sia in merito all’ora della morte, inizialmente indicata alle 23:00 e poi spostata alle 4 del mattino seguente. Non parliamo poi del ritrovamento, attribuito prima ad un segretario e poi ad una suora. Si sarebbero potuti evitare molti problemi e molti sospetti se fosse stata eseguita una autopsia, richiesta oltretutto anche da molti prelati, ma qualcuno impedì che fosse oltraggiato il corpo del Vicario di Cristo, e pertanto la verità fu messa a giacere nel marmo. Rimangono da chiarire inoltre alcuni punti relativi agli oggetti personali del pontefice, mai ritrovati nella sua stanza, come gli occhiali da vista, a differenza di quelli per leggere che aveva addosso, le pantofole, gli appunti che era solito tenere, e soprattutto un flacone di Effortil, medicinale usato per regolare la pressione sanguigna. In teoria solamente due persone potrebbero aver sottratto quelle cose, e cioè il Villot, chiamato in quanto Segretario di Stato, e suor Vincenza, la suora che gli portava il caffè ogni mattina. Ma perché non far ritrovare le pantofole e gli occhiali? Forse, si è ipotizzato, Giovanni Paolo I non era nel suo letto o addirittura nella propria stanza al momento del decesso, ed il corpo è stato spostato in fretta, non badando al resto dei suoi effetti personali. Ultimo elemento di sospetto inoltre venne fornito dal settimanale Il Mondo, di cui una copia era aperta sul comodino del Papa, alla pagina in cui si parlava di una inchiesta sulla finanza vaticana, e si chiedeva al Papa se fosse giusto per la Chiesa di Roma avere una banca che operava sui mercati mondiali come un normale speculatore. Ed in quel periodo il Presidente dello Ior, l’Istituto per le Opere Religiose, la cosiddetta banca di Dio, era proprio il confratello massone “Marpa”, tessera 43/649, altrimenti noto come Paul Marcinkus, di Chicago. Uomo dalla personalità forte e dai molteplici interessi, era in contatto con Michele Sindona, finanziere dalle frequentazioni dubbie, che lo presentò a Roberto Calvi, il presidente del Banco Ambrosiano, a sua volte massone, anche se affiliato alla loggia P2. E con Calvi il prete americano fondò, nel 1971, anno della nomina a Presidente dello Ior, la Cisalpina Overseas Nassau Bank, alle Bahamas, nel cui consiglio di amministrazione figuravano lo stesso Sindona ed il Gran Maestro Venerabile della Loggia P2, Licio Gelli. La Cisalpina, in seguito divenuta Banco Ambrosiano Overseas, venne messa sotto inchiesta per una vicenda legata al riciclaggio di soldi provenienti dal narcotraffico. Inoltre Marcinkus, in virtù dei rapporti privilegiati tra Ior e Banco Ambrosiano, partecipò ad oltre 20 consigli di amministrazione della banca di Calvi. In quel periodo Marcinkus ebbe il suo primo scontro con Albino Luciani, non ancora Papa, poiché lo Ior cedette una consistente fetta di azioni della Banca Cattolica del Veneto, senza fornire le necessarie ed obbligatorie comunicazioni ai vescovi del Veneto. Lo scontro tra i due, avvenuto a Roma, vide perdente il Patriarca di Venezia, mentre Marcinkus sembra abbia pronunciato, in chiusura, la frase “non si può governare la chiesa con l’Ave Maria”. Ma il cardinale venuto dagli Stati Uniti aveva bisogno di avere le mani libere, non giunte per pregare, perché doveva stringere altre mani, come quelle di Pippo Calò, il tesoriere della mafia, e di Enrico “Renatino” De Pedis, uno dei boss della Banda della Magliana, almeno stando a recenti testimonianze. E gli incontri tra i tre uomini, nel tempo, portarono a nuovi scenari. Il Vaticano, almeno per il momento, era ancora libero da ingerenze scomode.