MOLLICA IN “SCRITTO A MANO”. LA MIA CECITA’ UN NUOVO MODO DI VEDERE

 

 

 

DI CLAUDIA PEPE

Diventare ciechi, è vivere la realtà intravedendo ombre e luci, oscurità e chiarori. Diventare ciechi da adulti è ancora più difficile da accettare, ma metaforicamente parlando, quanti di noi sono diventati ciechi? Non riusciamo più a vedere le ingiustizie, non riusciamo più a vedere la bellezza e l’esasperazione delle persone. Quante volte siamo diventati ciechi quando una mano ci chiede aiuto? Quante volte diventiamo ciechi pur di non accettare la vita che stiamo vivendo, le solitudini dei nostri figli, l’egoismo delle persone, la forza della nostra paura. Eppure quando incontriamo una persona con disabilità visiva, ci sentiamo imbarazzati, non sapendo che forse i veri ciechi siamo noi, noi che ci fermiamo a guardare e non capire, a vedere e non saper distinguere, osservare e non saper discernere. Vicenzo Mollica ,noto giornalista, critico musicale, critico cinematografico, ha realizzato trasmissioni televisive quali: Prisma, Taratatà, Sviste e Per fare Mezzanotte. Ha curato la rubrica di approfondimento sullo spettacolo del TG1, DoReCiakGulp dal 20 gennaio 1998, in onda il sabato. Nel 1998 ha prestato la sua voce al soldato Chien-Po nel film d’animazione Disney Mulan. Vincenzo Mollica è stato fin da ragazzo appassionato di fumetti e questa passione lo ha portato a diventare
disegnatore egli stesso. Ha diretto, dal 1991 al 1995, la rivista il Grifo e nel dicembre del 2006 ha esposto le sue opere al Complesso del Vittoriano a Roma. Un giornalista a tutto campo, un giornalista che oltre a vedere, intuisce la creatività, sa sviluppare il suo pensiero critico, sa intervistare le persone con garbo e intelligenza. Ora Vincenzo Mollica ha 65 anni e sta perdendo la vista e ha voluto raccontare questo epilogo della sua vita in occasione dell’uscita del nuovo libro: “Scritto a mano, pensato a piedi” (RaiLibri). Dice Mollica durante la presentazione:” Ora che la vista mi si è ristretta, si è ristretta anche la scrittura e ho ritrovato il gusto che avevo da bambino per le rime”, e spiega come le nuove tecnologie siano state importantissime per la stesura del libro. “Per questo libro è stato centrale l’iPhone: gli aforismi li dettavo a Siri, che li scriveva per me. E i disegni che ho inserito, ispirati ad Andrea Pazienza e Keith Haring, li ho disegnati con le dita grazie a un’app”. Grande quest’uomo che non si arrende, non si camuffa da malato, non si autocommisera, non vuole perdere la sua lotta per continuare la sua avventura nel mondo. Ma Vincenzo Mollica oltre ad aver seguito con successo tutte le sue passioni, parla anche dei suoi affetti che mai come oggi sente di ringraziare con stile e ironia. Stile e ironia che l’hanno contraddistinto da una nuova generazione di giornalisti che pur di apparire sono diventati ciechi dentro. Mollica racconta:” Oltre a mia moglie Rosa Maria e a mia figlia Caterina, ho avuto due grandi soddisfazioni nella vita: sono diventato Vincenzo Paperica, papero protagonista di 13 storie di Topolino; sono stato una domanda orizzontale e anche verticale nei cruciverba della Settimana enigmistica.” E alla moglie Rosa Maria ha già dato le parole da scrivere quando l’unica certezza della nostra vita si affaccerà all’angolo del suo letto.” Le ho dato disposizioni precise: quando morirò, sulla lapide voglio un’immagine di Paperica e la scritta: “Qui giace Vincenzo Paperica che tra gli umani fu Mollica’”. Ed è qui che Mollica diventa ancora più grande perché chi ride di sé stesso ha capito tutto della vita. E la cecità non gli toglierà mai la sua maestria, la sua sapienza e la sua grande intelligenza. Se tutti fossimo ciechi come Vincenzo Mollica sicuramente vivremo in un mondo con degli ostacoli. Ma con una risata li salteremo a piè pari. Lanciandoci a prendere il nostro cuore che non aspetta altro di farsi raccogliere.

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