MORTO IN CARCERE IL BOSS DELLA ‘NDRANGHETA, FRANCESCO BARBARO

DI PATRIZIA ING. LASSANDRO

Francesco Barbaro, boss della ‘ndrangheta stupisce per le sue abitudini apparentemente semplici e genuine. Fino all’ultimo dei suoi giorni ha conservato l’abitudine di svegliarsi all’alba e dedicarsi allo yoga. Quando era libero a Platì in provincia di Reggio Calabria, amava l’ arrampicata sulle coste dell’Aspromonte per ammirare il panorama mozzafiato e immergersi nella solitudine della natura più selvaggia. Ha dispetto di questa descrizione bucolica, Barbaro ha guidato la più importante e spietata cosca della ‘ndrangheta calabrese. La famiglia Barbaro ha esteso i suoi terribili tentacoli dall’America all’Australia. Un clan con radici nei cartelli sudamericani della cocaina e all’interno del mondo politico e amministrativo calabrese e non solo.Il boss, capo della famiglia, Francesco Barbaro, 91 anni, detto Ciccio «‘u Castanu», è morto giovedì sera alle 22.40 al carcere di Parma dove era detenuto da tre anni.
Era il detenuto più anziano d’Italia, aveva ricevuto una condanna all’ergastolo unitamente al nipote Antonio Papalia di Buccinasco in provincia di Milano per l’omicidio del brigadiere Antonino Marino, ucciso a Bovalino la sera del 9 settembre del ‘90. Il caso è stato riaperto dopo vent’anni grazie ad una intercettazione raccolta dai carabinieri del Nucleo investigativo di Milano. Una sorta di confessione per interposta persona del delitto che è valsa a Ciccio «‘u Castanu» il carcere a vita.
Francesco Barbaro era un punto di riferimento per i suoi discendenti, adorato come una reliquia anche dai pronipoti sparsi in ogni parte del mondo. Per gli investigatori era il più anziano discendente ancora in vita dei coniugi Francesco Barbaro e Marianna Carbone. La famiglia era composta da una parte dai Nigri, Pillari, Rosi e dall’altra dai Castani. Nomi intorno ai quali si sono dichiarati patti e alleanze che hanno permesso ai clan di Platì e a quelli di San Luca di evitare battaglie e faide che ne avrebbero indebolito il potere. Dei figli di Ciccio sono ancora vivi Giuseppe, detto «‘u Charly», da poco scarcerato per motivi di salute e residente nel Riminese,e Rocco, detto «‘u Sparitu», catturato un anno fa da latitante e condannato a 16 anni per associazione mafiosa a Milano.
Rocco Barbaro, stando a quanto dichiarato dagli inquirenti, aveva ereditato la guida della «succursale» milanese delle cosche calabresi.
I tentacoli di questa pericolosa famiglia adesso appaiono paralizzati, sia grazie alle indagini effettuate recentemente sia dalla morte del capostipite.