ONU: MIGRARE DIRITTO UMANO. NO DELL’AUSTRIA, SI DELL’ITALIA, NEL NOME DELL’IPOCRISIA

DI ALBERTO TAROZZI

Le Nazioni Unite propongono ai paesi membri di sottoscrivere un documento (Global compact) sulla questione migratoria: 10 principi, 23 obiettivi più numerose indicazioni operative.

Il migrare rientra così, formalmente, nel quadro dei diritti umani (human rights), quelli che vanno assolutamente fatti rispettare perché gli individui possano soddisfare i loro bisogni fondamentali (basic needs): una casa che li protegga, abiti con cui vestirsi, cibo per sfamarsi, la possibilità di istruirsi e di curarsi in caso di malattia. Una vastissima letteratura in materia, dal dopoguerra ad oggi, resa sempre più attuale dalle nuove guerre e dalle alterazioni climatiche. Ondata migratoria prossima ventura imponente, secondo le stesse Nazioni Unite, costituita da 30-50 milioni di persone, da qui a 20-30 anni, con cui fare i conti.

Un’apocalisse, come già la definì il profetico Ivan Illic negli anni ’80, tale da fare impallidire i problemi attuali.

Le Nazioni Unite fanno un bilancio e buttano giù alcuni punti fermi che sulla carta andrebbero rispettati dai sottoscrittori: protezione di diritti individuali a prescindere dallo status del soggetto, no alla xenofobia, no al traffico di eseri umani, assistenza ai paesi in difficoltà, no alla detenzione dei bambini, limitazione dei tempi necessari a decretare l’accettazione delle domande di asilo.

Passo indietro dei cattivi: gli Usa, poi l’Ungheria, oggi l’Austria, domani probabilmente la Polonia. Ma non ci vuole molto a capire che ci troviamo di fronte a una battaglia simbolica, per quanto importante essa sia sul piano dei principi. Certo è di grande significato lo stabilire sia pure soltanto in termini di principio, il diritto al movimento degli esseri umani, nell’era in cui tutto è globalizzato e si muove a velocità crescente: dalle fabbriche, ai capitali, dalle merci ai batteri e all’inquinamento. Ma bisogna altresì tenere conto che già di per sé il diritto internazionale è pieno di norme non applicabili per imposizione a tutti, se non dal paese che detiene i poteri più forti e che talora a tutti intende applicarle tranne che a se stesso. E qui invece si parla di un patto (Global compact) e di una Dichiarazione di New York, anche se verrà ratificata prossimamente in Marocco, che neppure a livello di diritto internazionale potranno risultare vincolanti.

I richiami conclamati alla propria sovranità e la negazione del migrare come diritto umano, da parte di chi ha dichiarato che non è disposto a firmare, possono dunque suonare brutali finché si vuole, ma un’occhiata al probabile comportamento di chi firmerà conviene comunque darla, senza per questo alleggerire le responsabilità del fronte del no.

Basti dire che figurerà, salvo parere dell’ultimo momento, tra i firmatari, una Croazia che con la sua polizia di confine fa da muro impenetrabile, nella rotta dei Balcani, dalla Serbia alla Bosnia, costituendo un tappo che agli austriaci fa oltremodo comodo. Una Croazia che, anche di recente, ha vantato tra i suoi respingimenti al confine quello di una bambina afghana, obbligata a tornare indietro nella notte lungo l’unico percorso possibile: quello dei binari di un treno che l’ha investita massacrandola.

Che dire poi della concessione di deroghe dai tempi indefiniti a paesi come la Francia, che magari qualcosa hanno già dato, ma che godono geograficamente del fatto di non trovarsi lungo la linea del fronte migratorio. Con queste deroghe e col loro protrarsi il paese di Macron vivrà presto l’Africa e le sue tragedie come un continente lontano.

E infine una considerazione su di un’Italia di brava gente che di certo sottoscriverà. Risulta infatti curiosa la ragione per cui l’Austria, invece, non sottoscriverà. Il cancellere Kurz ha sottolineato che non è disposto ad accogliere migranti economici, nemmeno quelli che rischiano di morire di fame a causa di carestie indotte da mutamenti climatici. Dice infatti Kurz che mica si possono accogliere questi migranti come se fossero bisognosi di protezione umanitaria. Attenti alle parole: la “protezione umanitaria” è quindi una ragione che rimane condivisibile per concedere l’accoglienza, secondo i cattivi austriaci. Proprio quella protezione umanitaria che il nostro Salvini vuole cancellare per decreto, come troppo di manica larga e senza che Di Maio abbia per ora, battuto ciglio. Ma noi siamo buoni e il documento lo firmeremo.

Che dire? Nonostante tutto questo Kurz, in fondo in fondo, non è poi così malvagio.Anche perché al peggio non c’è mai fine quando si assumono posizioni politiche velate dal manto dell’ipocrisia.

 

 

 

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