COSA STA ACCADENDO ATTORNO AL MUOS, IN SICILIA

DI CLAUDIO FAVA

Io non dico che in politica non bisogna mai cambiare idea. Dico che non bisogna fare i furbi, che è cosa diversa. Prendersi i voti e poi abiurare, dimenticare, pensare ad altro.
Perché così sta accadendo in Sicilia, attorno al Muos, la gigantesca stazione di comunicazioni satellitari militari ad alta frequenza istallata dal dipartimento della difesa degli Stati Uniti sul territorio siciliano.
Noti e denunciati per anni i rischi di danni irreversibili all’ambiente (il territorio è zona protetta) e soprattutto alla salute delle persone (gli effetti della prolungata esposizione a campi elettromagnetici di alta intensità).
Fino all’anno scorso, quando l’attuale presidente della Regione Musumeci e il Movimento 5Stelle erano fieramente all’opposizione, la loro battaglia per lo smantellamento del Muos fu diretta, esplicita, senza margini di mediazione. Oggi che entrambi governano (Musumeci a Palermo, i 5Stelle a Roma) di quella battaglia, che coinvolse e mobilitò decine di migliaia di siciliani, non conservano memoria.
Io sì. E l’idea di un’isola che resti ostaggio delle vocazioni belliche altrui è cosa umiliante. Lo era anche quando Pio La Torre raccolse mezzo milione di persone per dire no alla base nucleare di Comiso. Quella volta La Torre disse no anche a Roma, che la base l’aveva autorizzata, e al suo partito, il PCI, che aveva scelto la via dell’obbedienza atlantica.
Ecco, sarebbe stato bello ascoltare oggi gli stessi “no” da parte di Musumeci e dei 5Stelle: ci avrebbe fatto credere che in politica la coerenza è più importante perfino del taglio dei vitalizi. Ma tra La Torre e Di Maio…