E DOPO AVER DISTRUTTO LULA, A “SORPRESA” SERGIO MORO DIVENTA MINISTRO DI BOLSONARO

DI FRANCESCA CAPELLI

È stato il Grande Inquisitore della campagna elettorale brasiliana. Ha perseguito l’ex presidente Luiz Inácio Lula da Silva con l’accanimento di un ispettore Javert, respingendo ogni istanza di appello, ogni sospensione decisa da altri tribunali, ogni richiesta di habeas corpus (www.alganews.it/2018/03/30/brasile-lula-un-passo-dallarresto-sfuma-sempre-la-rielezione/). È Sergio Moro (nella foto), il supermagistrato brasiliano che ha condotto l’operazione Lava Jato (giro di tangenti all’interno dell’impresa petrolifera di stato Petrobras) e, senza prove oltre le dichiarazioni di un pentito, ha ottenuto per Lula una condanna a 12 anni che ne ha impedito la candidatura alle ultime elezioni. Quando parlava con i giornalisti italiani si dichiarava ammiratore del pool di Mani Pulite (www.alganews.it/2018/01/20/brasile-sogno-del-ritorno-lula-crisi-economica-riforme-neoliberiste/) e ai giornalisti di casa nostra, che non vedevano l’ora di titolare sulla “tangentopoli brasiliana” (se Bari avesse il mare…), non è parso vero. Piatto ricco mi ci ficco. Fornisci alla stampa italiana una lettura all’italiana di qualsiasi notizia e l’avrai conquistata per sempre. Pazienza se questo significa omettere piccoli dettagli, come il fatto che il solerte giudice si è concentrato quasi esclusivamente sui dirigenti del Pt, il partito di Lula, basandosi esclusivamente sulle dichiarazioni prive di riscontri di persone condannate nella stessa inchiesta, che avrebbero ottenuto forti sconti di pena grazie alle loro rivelazioni.
A 5 giorni dall’elezione di Jair Bolsonaro il cerchio si chiude. Le carte di scoprono. Si scoperchia di vaso di Pandora. Si dà la stura alle cloache. Il magistrato viene chiamato dal neo presidente a fare il ministro della Giustizia. E così, Moro l’incorruttibile – che manco Robespierre – accetta a malincuore, dopo 22 anni, di abbandonare la sua missione in magistratura per servire il suo paese in un altro modo. Obiettivo: lottare contro il crimine organizzato e la corruzione. A ogni costo, come si è visto, anche senza prove.
Moro sarà a capo di un ministero che accorpa anche la sicurezza pubblica. Sarà insomma colui che ordinerà le cariche di polizia contro i manifestanti. E avrà il potere di nominare il capo della polizia federale, ossia la giudiziaria. Ai brasiliani, caricati a molla contro la corruzione, non sembra vero. Ci ripenseranno quando si accorgeranno che un Robespierre, sempre che il ruolo a Moro interessi davvero, non lo si augura a nessuno, nemmeno come vicino di casa. Figuriamoci come ministro della giustizia.