DA FESTA A TRAGEDIA. LA FAMIGLIA GIORDANO UCCISA DAL FIUME A CASTELDACCIA

 

DI CLAUDIA PEPE

Morire nella maniera in cui è morta la famiglia Giordano nel 2018, ha dell’incredibile. Una famiglia sterminata dalla piena di un fiume. Il fiume Milicia. In una casetta affittata proprio a ridosso del canale. Una casa che forse non si doveva affittare, una casa che forse ha avuto un condono edilizio. Una casa che comunque non doveva essere costruita in quel luogo così pericoloso e rischioso. Erano tutti riuniti per festeggiare insieme un paio di giorni fa, il ponte di Ognissanti. Nonni, zii, cugini. Doveva essere una gran festa. Una riunione familiare, un amarcord di profumi, di sensazioni, di ricordi, di risate e carezza. Un ritrovo per rievocare la loro gioventù, riassaporare i gusti della loro infanzia, per celebrare insieme la loro unione e il loro legame. Improvvisamente la morte si è insinuata sotto le porte, dalle finestre, dalle porte, circondando la villetta e violentando la vita di chi stava sorridendo dopo molto tempo finalmente insieme. Quando è arrivata la piena la famiglia Giordano, ha provato a correre di stanza in stanza spingendosi per cercare di salvarsi. Ma quando arriva la tua ora, non hai scampo, non esiste preghiera, disperazione, non esiste nulla. Entra la morte e il silenzio insieme a lei. Ma in questa tragedia c’è anche la poesia di un fratello giovanissimo Federico che stava giocando con la sorellina. Stava giovando con la sorellina in quella casetta di cui il padre Giuseppe era orgoglioso. In quella casetta aveva riposto i suoi risparmi, i suoi sogni che erano semplici. Semplice come la sua vita. Era rivenditore di ricambi per moto e auto. La amava quella casa, tanto che poco tempo fa aveva anche versato una quota per far sistemare il letto di quel fiume che spingeva per prendere sempre più spazio (Fonte La Repubblica). Federico Giordano il figlio di 15 anni stava giocando con la sua sorellina di un anno. Sempre insieme i fratellini. Francesco amava quella sorella arrivata tanti anni dopo di lui. La vezzeggiava, la faceva divertire, la corteggiava come solo i fratelli più grandi sanno fare con una piccola rugiada di sole oscurata da un buio oscuro e tenebroso. Federico ha chiesto cosa stesse succedendo e quando si è reso conto che la furia animale della natura non avrebbe dato scampo a nessuno, è salito su un tetto e ha preso la sua sorellina di un anno. “Papà la tengo io”, ha detto. E con tutte le sue forze ha alzato al cielo la sua sorellina che intanto urlava per la paura. Ma l’acqua e il fango sono arrivati fino a quel tetto e senza guardarli negli occhi li ha presi sotto la sua custodia, sotto il suo manto nero, affogandoli con la naturalezza di un fiore che sboccia a primavera. E in un attimo sono morte 9 persone. Si sono salvati il padre che si è arrampicato su un albero, la figlia di 12 anni e altri tre parenti che proprio in quel momento erano andati a comprare dei dolci.
Ora è il momento dello strazio, uno strazio che inonda la camera mortuaria dove Giuseppe urla, piange e chiede di rivedere i suoi figli. Io sto in Veneto anche qui ci sono stati morti e il maltempo ha distrutto l’Altopiano di Asiago, abbattendo case, alberi, ponti e vie. Ma quando la natura è provocata puoi chiuderti nelle tue case, nei tuoi affetti, nei tuoi sogni, ma lei diventa la regina della tua vita. Non ci sono feste, non c’è allegria, non esistono bambini, anziani e memorie. C’è solo lei che avanza e spazza via tutto. Spazza via i tuoi desideri, le loro ambizioni, i loro rimpianti e le loro nostalgie. Ma non dimentichiamo quel piccolo grande uomo di 15anni che si chiamava Francesco, che pur di salvare il suo fiore, la sua margherita dolce e minuta, l’ha levata al cielo come un desiderio da implorare al cielo. “Salvala”, ti offro la mia vita, ma salva lei”. Ma la vita li aveva già abbandonati, mentre la morte li accoglieva in una folata di vento, in un’onda di paura e in una notte dove gli angeli volano in Paradiso.