ECCO COME IL MOVIMENTO 5 STELLE PUO’ EVITARE DI SPARIRE

DI LUCIO GIORDANO

Adesso Gigino Di Maio  lo andasse a spiegare ai suoi elettori.  Andasse cioè  a spiegare di aver fatto bene ad allearsi con la Lega. Quella Lega  che colpisce agli stinchi il Movimento, un giorno sì e l’altro pure. Ultimi colpi bassi  in ordine di tempo: l’uscita del Richelieu di Via Bellerio Giancarlo  Giorgetti, contrario al reddito di cittadinanza e quello fresco fresco  della Bongiorno, sulla riforma della prescrizione proposta da Alfonso Bonafede.  Spieghi bene, Di Maio, perchè non ha ascoltato i consigli di quanti gli dicevano, ed erano in tanti, che mai e poi mai   avrebbe dovuto governare con Salvini. Non solo perchè la propaganda bugiarda e a costo zero costruita a tavolino dal segretario della Lega sarebbe stata una sciagura per l’Italia. Ma anche perchè un’alleanza del genere   avrebbe trascinato   nel baratro  i 5 stelle , dopo averne snaturato  il Movimento. Che,  a forza di inseguire la Lega sullo stesso terreno a lei congeniale, dai migranti al no euro, sta riuscendo nell’impresa di  allontanare gli elettori delusi dal Pd  che erano tornati al voto, credendo nel sogno di un vero cambiamento. Aprano gli occhi anche coloro i quali , ra i dirigenti del movimento,, con fiducia cieca  invitano chi fa loro notare in quale ginepraio si siano  cacciati  governando con il peggior alleato possibile  ‘a non dare retta alla peggiore conservazione, alla vergognosa montagna di bugie che il potere, terrorizzato, dice per conservare sé stesso’.

Onestà onestà. E ai vertici dei 5 stelle, purtroppo, da qualche tempo   ce n’è un poco meno, partendo dal condono delle case di Ischia, pur con tutte le giustificazioni del caso. Era un movimento ambientalista, quello di Grillo, all’inizio. Uno ad uno i bubboni sono scoppiati e Di Maio si è scontrato con una realtà durissima. Ha calato le braghe, pur di difendere legittimamente il Reddito di cittadinanza, sull’Ilva, ma anche  sul Tap, forse anche sulla tav e sul Muos. E via di Pedemontana, di odio verso i migranti, sulla scia di Salvini. Improvvisamente si è scoperto  antieuropeista il M5s, con un alleato che già in tempi non sospetti sfoggiava magliette No euro. Una rincorsa folle, insomma,  contro tutti i nobili principi che avevano animato gli esordi di un movimento che quindici anni fa non esisteva nemmeno e che aveva incantato gli italiani.

Così, Movimento 5 stelle primo partito, il 4 marzo. E primi mal di pancia a partire da giugno, da parte dei suoi elettori di sinistra. Fino a quando, poi,  Elena Fattori, deputato 5 stelle, ha fatto esplodere la bomba e si è messa di traverso  giustamente sul decreto sicurezza. Quel che è troppo è troppo . Perchè, diamo per l’ennesima volta la notizia a Di Maio, esiste la destra ed esiste la sinistra e, mai come ora, queste ideologie sono attualissime, tutt’altro che superate. I dissidenti hanno insomma alzato la testa.A cominciare da De Falco, che sul decreto sicurezza vuole  rivoltare il tavolo. Addirittura,  senza la fiducia, è pronto a votare secondo la propria coscienza, Che poi è la coscienza dei tanti elettori del Movimento 5 stelle.

E  così , in questa frattura grillina che in controluce sta diventando sempre più insanabile, cosa ha pensato quella volpe di Salvini per raggiungere la maggioranza? Cooptare il partito della Meloni, sbilanciando, nel caso, ancora più a destra l’esecutivo. Si’, avete letto bene: la Meloni. Che secondo i sondaggi, per quanto valgano, ha numeri da prefisso telefonico ma che al momento gode ancora  dei seggi  parlamentari di quel 4 per cento ottenuto il 4 marzo scorso. Direte: è la stessa  Meloni che strepita per ripristinare la  festa nazionale del 4 novembre, non una vittoria ma la fine della sciagurata prima guerra mondiale? Sì, è la stessa. E allora non resta che allargare le braccia, rassegnati.

Un ricatto, una provocazione, quella di Salvini. Chiamatelo come volete. Di sicuro è l’ennesimo tentativo di logorare i 5 stelle al proprio interno, e in un secondo momento  di eliminarli dalla scena politica. Ormai, del resto, il governo litiga su tutto. Sulla prescrizione lo scontro sarà davvero una bomba atomica, come ha detto Giulia Bongiorno, che da avvocato difensore di Giulio Andreotti, di prescrizioni se ne intende. Anche in questo caso dunque , la Lega ha dimostrato che la vecchia politica che il carroccio rappresenta perfettamente  ha la pelle dura e non vuole morire dietro ad un sedicente governo del cambiamento.

Giusto ripeterlo:  l’errore dei cinque stelle è però a monte. Folle allearsi con un partito xenofobo e razzista, secondo molti addirittura fascista, in un Paese che solo 80 anni fa viveva ancora in pieno i drammi disumani del regime instaurato da Mussolini.  Altrettnto folle, per i 5 stelle, andare dietro ai leghisti su quasi tutto, pur di non perdere fette di elottorato. Di Maio insomma, il giorno dopo il risultato elettorale. avrebbe dovuto lasciar governare la lega con la Meloni e Forza Italia. Poche storie. Dopo un anno di liti tra l’ex cavaliere e il segretario della Lega, altro che 33 per cento. I 5 stelle sarebbe balzati almeno al 40 per cento.

Miopia politica, nessun dubbio. A meno che i vertici , come sostengono in molti, si fossero accordati già da tre anni con Salvini per far crescere la Lega e spostare l’esecutivo ancora più a destra, rispetto ad un governo berlusconi- Lega. Fantapolitica? Forse . O forse no. Fatto sta che adesso i 5 stelle devono subire l’attacco anche sulla Capitale. Scansati, fa capire a Virginia Raggi, il segretario della Lega. Perchè Salvini vuole governare anche Roma. E a molti viene il dubbio che certi sacchetti di spazzatura non siano stati messi lì  solo da romani incivili.

Ecco, una cosa, a questo punto  è certa: l’errore madornale dei  5 stelle sarebbe quello di costringere alle dimissioni la sindaca di Roma: condanna o non condanna in primo grado. Dunque, tenga duro Virgy, come la chiamano ironicamente i romani. Si scrolli di dosso quella patina di immobilismo,  cerchi di agire, di esserci, di infilarsi tra la gente, A costo di prendere fischi ovunque vada. . Cerchi di fare per i prossimi due anni e mezzo almeno il minimo sindacale: su spazzatura, verde pubblico, buche stradali, decoro urbano. Già solo così, la sua giunta verrebbe considerata  un mezzo insuccesso e non un disastro . Lasciando a metà mandato, invece  sarebbe la catastrofe. Non solo per Roma, ma anche per i 5 stelle.

La Capitale è insomma la linea del Piave per il movimento. Dopo aver resistito  ai famelici appetiti leghisti su Roma, però,  i 5 stelle devono a quel punto tirare una linea. Approvata la manovra finanziaria non c’è altro da fare che provocare la caduta del governo, rimuovere i vertici di  partito che hanno dimostrato totale inadeguatezza, quando in casa avevano fior di politici: Nicola Morra, Roberto Fico, la Nugnes, la Fattori. Guarda caso, praticamente tutto il gruppo dirigente della prima ora messo ai margini. A conti fatti, fino a qualche tempo fa la scissione tra l’anima di destra e  quella di sinistra sarebbe stata la soluzione migliore, la più  auspicabile. Ora non c’è più tempo nemmeno per quella.  il Movimento deve prendere le distanze dalla Casaleggio associati e, anche se  è difficile allo stato dei fatti, deve ritrovare tutti  quei valori persi  in questi mesi di ubriacatura da potere: dall’ambientalismo, ai diritti civili, dall’aiuto ai più poveri, alla lotta alla corruzione. Solo così lo smottamento può essere evitato.

Andare al voto. Subito. Ad inizio 2019, al massimo. Per le europee sarebbe già troppo tardi. E non abbiano paura dei sondaggi spesso fallaci, i 5 stelle. Non è affatto detto che a vincere sarebbe l’estrema destra.  Al momento, in fondo,  Salvini sta prosciugando solo l’elettorato di Berlusconi e della Meloni. Niente di più, niente di meno. E poi c’è da dubitare che  Berlusconi, in campagna elettorale, si lasci fagacitare da un alleato (in molte città Lega e Forza Italia governano insieme), per il quale l’ex cavaliere non ha mai nutrito simpatie  ma che sta provando in tutti i modi  ad utilizzare per restare politicamente in vita.

Se dunque  non  rivoltasse  subito  il tavolo,  il futuro dei 5 stelle diventerebbe fosco. Con il passar del tempo, il progetto politico si sgretolerebbe. E in fondo, per quanti avevano sperato in un vero cambiamento del Paese , vedere crollare il movimento sarebbe un vero peccato. Per la politica. E per l’italia stessa. E’  insomma  l’ultima chiamata per i 5 stelle, quella dei prossimi giorni. Se non rompesse con l’alleato di governo arrogante e sleale, per il movimento  sarebbero  solo  campane a morto.