IL SUPERAMENTO DEL MOTORE DIESEL E LE NUOVE TECNOLOGIE A EMISSIONI ZERO

DI MARINA POMANTE

Dopo il blocco del traffico a Milano anche per il Diesel Euro 4, si apre la polemica sulla sua dipartita. In tutte le città europee è accantonato dai costruttori. La domanda più ovvia che gli automobilisti si pongono è proprio la scelta di quale alimentazione sia opportuna per la propria automobile. Qual è quella giusta? Tutto questo proprio per evitare di lasciare nel garage o alle intemperie un bene così dispendioso.

Secondo gli specialisti del settore automobilistico, si sta per verificare il declino delle motorizzazioni tradizionali, tutta l’Europa ne sarà coinvolta e in particolar modo riguarderà il diesel. La scadenza prevista è il 2030 e per il gasolio si attuerà un sempre minore utilizzo, riservando il suo impiego solo in parte, su elevati chilometraggi e a grandi veicoli. Tutto questo anche se in tutta Europa ancora non c’è una completa copertura dei punti di ricarica pubblici delle macchine elettriche (solo 424mila in tutta Europa), nel frattempo ci sarà comunque l’accrescimento delle immatricolazioni di veicoli elettrici che entro il 2025 raggiungeranno il 20%.

Sono gli stessi produttori ad incrementare e sollecitare questo cambiamento, investendo notevoli somme di denaro, si parla di 255 miliardi di dollari nei prossimi 8 anni e una produzione di 200 nuovi modelli nei prossimi 3 anni.
A tenere banco è anche la nuova guida autonoma che tanto piace ai costruttori ma ancora non trova il consenso dei consumatori. C’è una forbice che attesta che il 57% ancora non è interessato all’acquisto degli autonomous vehicle e inoltre sarebbero propensi a pagare solo 2.000 dei 21.000 dollari necessari per mettere le mani su un’auto autonoma di livello 4, quelle ad alta automazione.

Dall’analisi della società globale di consulenza aziendale AlixPartners dal titolo “Auto elettrica e autonoma”, emergerebbe che queste sono le tendenze principali e da qui al 2025 il mercato crescerà ogni anno del 2,2% grazie anche al forte volano di produzione della Cina che attesta la sua fatturazione a +4% con la messa su strada di 10 milioni di veicoli in più tra il 2017 e il 2025. L’Europa si attesta invece ad 1,6% annuo anche con la forte spinta data dallo sviluppo dei Paesi dell’est.

Nel 2015 negli Stati Uniti, scoppiava lo scandalo Dieselgate, il software Volkswagen che taroccava le emissioni di alcuni modelli a gasolio. In quel preciso momento i tedeschi ammettono l’inadeguatezza dei vertici Volkswagen e ritirano dal mercato tutte le auto annunciando un cambio di rotta che porterà verso le macchine a emissione elettrica. Non sarà immediatamente troncato il diesel ma ci sarà una profonda ristrutturazione del mix produttivo favorendo così una mobilità sostenibile.
Lo scandalo Dieselgate porterà alla luce altri produttori automobilistici, non si fermerà solo alla Volkswagen, la grande industria sarà messa a dura prova, poche marche automobilistiche si salveranno, come la Toyota che è già partita vent’anni fa quindi è già molto avanti, tanto da essere già sulla strada dell’elettrificazione. E anche l’alleanza Renault-Nissan da tempo è presente nello spazio dell’elettrico puro. L’industria automobilistica è obbligata ad adeguarsi. Iniziano i primi annunci di uscita dal Diesel:
la Volvo che ha le sue radici svedesi, oggi si propone sul mercato con i nuovi costruttori cinesi, anche la Mercedes fa un cambio di rotta con tutto che ha inventato il motore a gasolio e non è da meno FCA, che da quanto promesso da Marchionne, dal 2022 impiegherà il gasolio solo sui mezzi commerciali.

Tutte queste situazioni non distolgono dalle domande che continuano a farsi i consumatori, molti di loro si chiedono se sia ancora ragionevole comprare un’auto a gasolio.
Nelle varie città europee si cerca di trovare la soluzione più idonea.
Il sindaco di Parigi, Anne Hidalgo ha annunciato l’intenzione di bandire il Diesel entro il 2020 e questo succederà anche per Londra e Barcellona.
Nuove misure, leggi, regolamenti e scadenze dovranno essere attuati per aiutare anche la pubblica amministrazione a riconvertire la mobilità.

E’ per il 2025 che la Norvegia ha stabilito il “fine vita” delle auto a gasolio.
Mentre per la città di Roma, il sindaco Virgina Raggi ha disposto che sarà inibito il centro di Roma alle auto a gasolio a partire dal 2024.
In Germania, Stoccarda e Düsseldorf verrà concesso loro di decidere in autonomia lo stop ai Diesel.

Negli ultimi tre anni c’è stata una leggera flessione delle vendite delle auto a gasolio. Nel 2016 su un campione di oltre 1 milione e 825 mila vendite, il 57% erano diesel. Nel 2017 sono il 56,4 su oltre 1 milione e 970 mila immatricolazioni, mentre nei primi mesi di quest’anno le auto a gasolio immatricolate in Italia sono il 55,8% delle vendite.

In questi ultimi anni più della metà delle auto vendute in Italia sono a gasolio. Gli annunci allarmanti di queste settimane, potrebbero creare un’ulteriore flessione e preoccupare così produttori e concessionari.
Quello che si teme è proprio la possibilità che l’automobilista entrando nell’autosalone opti per altre tipologia di motorizzazione. Nessuno comprerebbe un prodotto che nel giro di 5/6 anni verrà eliminato, è ovvio che da li a pochi anni sarà svaluto in maniera considerevole o addirittura sarà invendibile.

L’auto a gasolio nuova, Euro6, ha quindi ancora 5/6 anni di circolazione incontrastata. La media della percorrenza delle automobili per uso privato è intorno ai 15 mila km l’anno, ma se un automobilista ne dovesse percorrere invece 25-30mila all’anno, l’usura dell’automobile sarà più estrema e quindi si vedrà di molto abbattuto il valore della propria auto, sarà più facile approfittare della rottamazione per usufruire degli incentivi che verranno attuati. Se invece un automobilista avrà una percorrenza più contenuta rischia di ritrovarsi con un auto a gasolio poco “sfruttata” e non sarà per nulla allettante. Il che vuol dire scarsa possibilità di negoziazione con il rivenditore anche a fronte di un’eventuale permuta e con l’aggiunta dell’estrema difficoltà di rivenderla a privati. Questo pone su piani diversi gli stessi consumatori e non c’è equità nella compravendita tra il primo consumatore e l’acquirente di una vettura di seconda mano. L’automobilista che non è intenzionato in questi prossimi anni a percorrere molti chilometri valuterà sicuramente l’alternativa al diesel scegliendo tra un’auto a benzina, a gas o ibrida. Se questo comporterà una spesa iniziale più alta, favorirà però una maggiore durata dell’automobile e la conseguente usura.

Il mercato del nuovo vede l’affermazione incontrastata del diesel e a specchio anche il mercato dell’usato vede le vendite delle auto a gasolio predominare.
Le statistiche confrontano anche le fasce di età e in certe tipologie di autovetture a gasolio, l’offerta è addirittura quattro o cinque volte superiore a quella delle autovetture a benzina.

Ma le macchine diesel non sono tutte uguali, l’attenzione particolare va alla classe di inquinamento. Saranno agevolati gli abitanti dei piccoli centri o chi abita in provincia, non effettuando molti chilometri, potranno acquistare un’automobile Euro5 o addirittura Euro4 difficilmente avranno lo stop delle macchine. Su queste spesso si riesce ad ottenere un forte sconto, soprattutto se provengono dalle grandi città, dove, a causa della congestione, le politiche di restrizione del traffico sono molto severe. Diverso sarà per chi vive nelle grandi città che sarà obbligato per i prossimi 5/6 anni a puntare su un diesel Euro6, è un auto nuovissima e anche se più costosa, non ci sarà il rischio di lasciarla in garage.
Il diesel è stato un buon elemento di risparmio, ma adesso gran parte degli automobilisti preferiscono il GPL per i costi più contenuti e somiglianti all’uso del motore a gasolio. Sul mercato oggi si riescono a trovare macchine con alimentazione a GPL con motori molto brillanti dallo sprint sportivo, con un notevole scatto e una buona accelerazione e con un buon assetto stradale. Un esempio sono alcuni modelli dell’Alfa Romeo che anche se i motori sono alimentati a GPL conservano il gusto della guida più sportiva.

Le vetture a GPL sono a doppia alimentazione: benzina e appunto GPL, hanno un doppio serbatoio. Il cambio di alimentazione si innesca senza nessun effetto sul guidatore, gli impianti ormai sono molto efficienti.
I vantaggi sono:
° prezzo ridotto del carburante, oggi circa 64 centesimi al litro.
° autonomia prolungata, grazie ai due serbatoi.
° impercettibili differenze di prestazioni tra un carburante e l’altro (soprattutto con i motori sovralimentati).
Gli svantaggi:
° percorrenza a gas inferiore del 20-30% rispetto a quella della benzina; divieto di parcheggio nei garage interrati oltre al livello -1.
° bombola da sostituire ogni 10 anni.
° impossibilità del self-service.
Inoltre è previsto l’obbligo di segnalare l’alimentazione a GPL prima di affrontare i tunnel o procedere all’imbarco su un traghetto. Queste operazioni non escludono le vetture a gas, ma richiedono alcune norme di sicurezza dedicate. Le auto ad alimentazione a gas oggi sono prodotte soprattutto in fabbrica, sono quindi superati i vecchi problemi dell’usura delle sedi delle valvole. Per quanto riguarda poi le irregolarità di funzionamento, appartengono ormai ai tempi del carburatore. L’impianto a gas è oggi implementato perfettamente con l’iniezione elettronica e il motore “gira” sempre regolarmente, senza strappi, singhiozzi o seghettamento, tutti problemi della guida degli anni ’70.

Il metano, il gas naturale, è l’alternativa al GPL
La Fiat ha immesso suL mercato la Gamma Natural Power, mentre la gamma delle GPL si chiama EasyPower. Entrambe hanno un’ampia scelta nella gamma delle vetture: Panda, Punto, Doblò, Qubo, 500L e 500L Wagon.

Anche il Gruppo Volkswagen ha investito su questa nuova sfida, coprendo così tutta l’offerta, dalla Volkswagen Up!, alla Skoda Citigo, dalla Golf, alla Seat Leon, fino alla Skoda Octavia. E a contrastare la teoria che il gas non permetta prestazioni elevate, le nuove Audi A3 Sportback, A4 Avant, A5 Sportback, hanno caratteristiche superiori. Come per il GPL, l’auto ha due serbatoi e il passaggio da un’alimentazione all’altra avviene impercettibilmente per l’autista.
Il gas metano è venduto a peso, circa 1 euro al kg, perchè non si presenta allo stato liquido ma viene erogato compresso dal distributore. L’azione di rifornimento avviene più lentamente in confronto ad altri carburanti e anche in questo caso non è presente la possibilità di self service.
1 kg di gas naturale corrisponde a circa 1,5 litri di benzina e rispetto ad essa rende di più.
La sostituzione delle bombole per il metano è prevista prima rispetto al GPL, va operata ogni 4/5 anni a seconda del tipo d’impianto. In compenso per questo tipo di gas non sono previste limitazioni per il parcheggio interrato, poichè essendo il metano più leggero dell’aria, si disperde senza creare pericoli. Anche in questo caso non è percettibile una differenza nelle prestazioni e per quanto concerne il funzionamento, in particolar modo per i motori turbo.

La scelta di un’auto ibrida, motore elettrico e motore a benzina offre il vantaggio di evitare le limitazioni dei divieti e apre la possibilità di percorrenza anche nei centri storici, oltre a godere del vantaggio di una maggiore ecosostenibilità.

Sul mercato la nuova Toyota Yaris ibrida.
Per molti consumatori la strada migliore in attesa della riconversione della mobilità è il motore ibrido, più sostenibile del motore benzina e che offre minori preoccupazioni del motore elettrico puro che presenta ancora forti limiti sul chilometraggio. Inoltre i costi relativi sono ancora elevati e il reale vantaggio si ottiene solo nei percorsi urbani, perchè decelerazioni e frenate frequenti permettono la ricarica costante della batteria.

Non tutte le motorizzazioni ibride sono uguali: i sistemi sono suddivisi in base all’importanza della componente elettrica. Per il sistema mild hybrid, la parte elettrica non serve a “spingere” l’auto, ma “aiuta” il motore termico; per l’ibridazione completa (full hybrid), invece la parte elettrica permette l’avanzare dell’auto, sebbene lo faccia per pochissimi chilometri in partenza.

La Suzuki Swift Hybrid
Le Suzuki sono mild hybrid, le Toyota sono full hybrid. Ma c’è un’altra differenza da osservare: quella tra le ibride e le ibride plug-in, sono infatti le plug-in che permettono la ricarica della batteria, oltre che in movimento, anche collegandosi a una fonte di energia esterna via cavo o wireless. Il sistema plug-in permette oltretutto maggiore autonomia in modalità elettrica.
Al momento l’unica vera nota dolente riguarda le batterie, la loro durata, la tenuta, l’efficienza nel tempo e soprattutto i costi, anche se grazie alla forte espansione del mercato si andrà incontro ad un calo dei costi. Questa previsione sulla base delle statistiche che registrano che, nei primi due mesi del 2018 le immatricolazioni delle auto ibride sono state di quasi il 34% superiori a quelle del periodo gennaio/febbraio 2017.

Per le elettriche pure (auto con motore solo elettrico), munite di batteria più o meno potente e ricaricabile alle colonnine su strada o nel proprio box, Il mercato, nel nostro paese appare ancora agli albori. E’ vero che i veicoli con queste caratteristiche, lo scorso anno hanno registrato un incremento del 43% rispetto all’anno precedente, ma si tratta di soli 1965 veicoli, che tradotto in quote di mercato rappresenta lo 0,1%

La Nissan Leaf (elettrica al 100%)
Malgrado lo scetticismo, la tendenza indica una crescita. Nei primi due mesi dell’anno le immatricolazioni delle elettriche sono state 506, contro le 308 dello stesso periodo 2017: +64,3%. Il problema reale è la mancanza delle colonnine di ricarica che sono poco diffuse, anche se lentamente stanno crescendo di numero.
Invece grazie alla tecnologia si stanno producendo batterie più leggere, compatte e potenti in grado di offrire maggiore autonomia e l’obiettivo che si tende a raggiungere è quello dei 400/500 km senza ricarica. Le nuove batterie impiegano inoltre meno tempo per la ricarica.
L’auto elettrica è una buona soluzione per gli spostamenti in città e costituisce un’ottima opportunità come seconda auto o automobile di servizio, anche in ragione del fatto che i costi per la ricarica sono di sicuro vantaggio, soprattutto per l’assenza delle accise.
Con un costo tutto sommato ragionevole di circa 700 euro è possibile istallare nel proprio garage un wall box per la ricarica e anche se un’auto elettrica ha ancora dei costi proibitivi per molti, si inizia a vedere un mercato di seconda mano anche per questi autoveicoli.