APPELLO ALL’UNITÀ DEL MOVIMENTO INDIPENDENTISTA DOPO LE CONDANNE DEI LORO CAPI

DI CECILIA CHIAVISTELLI

Davanti alle carceri di Lledoners, Puig de les Basses e El Catllar, dove da un anno sono rinchiusi i capi indipendentisti, si susseguono gli appelli all’unità contro le richieste del Pubblico Ministero che ha chiesto per loro condanne pesanti per “sedizione”.
Per Junqueras, presidente di ErC ed ex vicepresidente della Generalitat, si chiudono le porte del carcere per altri 25 anni . Per tutti gli altri le pene variano da 17 a 7 anni.
Il richiamo all’unità, che avrebbe dovuto consolidare una risposta forte contro il provvedimento però ha trovato una risposta tiepida. Non c’è una strategia politica né una pianificazione da parte del movimento per l’indipendenza per procedere dopo la dichiarazione unilaterale fallita poco più di un anno fa. La manifestazione prevista per ricordare un anno di detenzione preventiva di Junqueras non ha visto la partecipazione di tanti rappresentanti dei gruppi indipendentisti.

Polemiche e divisioni tra i partiti non aiutano la causa e chi sta dietro le sbarre. È in atto un tentativo da parte dei partiti, ErC, JxCat, Crida, CUP e PDECat di spingere verso un dibattito costituzionale alternativo agli scontri.
L’incarcerazione dei leader del processo indipendentista dopo il 21-D, hanno dato il via a un cambiamento all’interno dei partiti, dando un nuovo impulso a strategie diverse con personaggi diversi. La trasformazione in atto mette in discussione tutto quello che è stato fatto solamente un anno fa da chi è in carcere o in esilio.
Il momento è molto delicato e la tensione dovuta alla sentenza contro i vertici della secessione avrebbe la necessità di una Catalogna unita e forte. Ma purtroppo non è così. Intanto l’emissione delle condanne per 18 persone è motivata così nell’atto: “L’azione degli accusati mirava a estromettere l’applicazione della legalità costituzionale e statutaria e a impedire l’esecuzione delle risoluzioni amministrative e giudiziarie dettate a suo sostegno, per raggiungere come obiettivo ultimo, con proprie leggi e una propria struttura di Stato, la dichiarazione di indipendenza di questa parte del territorio nazionale e obbligare lo Stato ad accettarne la separazione”.

Per tutti gli accusati pende la colpa di sedizione e malversazione di fondi pubblici in un processo che inizierà a gennaio e probabilmente a giugno saranno emesse le condanne. Intanto si fa strada lentamente l’ipotesi di un condono di pena.