CANDORE E PREGIUDIZI: LA BAMBINA CHE VOLEVA DIVENTARE BIANCA

 

DI CLAUDIA PEPE

I bambini fanno tanti sogni. Chi da grande vuol diventare a fare l’astronauta, il poliziotto, il vigile del fuoco. Le bambine sognano di diventare delle famose modelle, delle principesse o star della Tv. Sogni che abbiamo fatto tutti quando vivevamo in un mondo senza intolleranza, senza divisioni. Senza doversi difendere ogni giorno da un clima diventato opprimente dove la discriminazione e la disuguaglianza regnano sovrani. Una situazione che sta degenerando sempre più. Abbiamo visto quella grande signora di Napoli che difende degli immigrati dicendo: “Tu non sei razzista, sei uno st….o” Ed è questa la definizione più giusta, perché nessuno di noi nasce con gli occhi già mascherati da slogan ottusi, o da comportamenti segregazionisti. Io ero piccola e decisamente non magra, ma si sa che la crudeltà dei bambini viene sempre da parole sentite, esempi da non imitare, da modelli soprattutto genitoriali che imprimono in noi il dogma della loro verità. Certo, mi dicevano che ero grassa, cicciona e io vi assicuro ancora adesso ne porto le ferite. Per questo quando ho visto il video di “Repubblica” in cui una bimba dell’asilo che chiedeva al papà perché a scuola le dicevano che lei era una “cacca” perché la sua pelle è un po’ più scura degli altri, mi sono commossa. Si mi sono commossa perché la sua voce innocente, le sue domande semplici e cruente, il suo malessere così dolcemente cullato dal padre, mi dato dolore. Questa bambina meravigliosa dalla pelle ambrata e dal cuore puro oramai rimasto a pochi, voleva solo una cosa. Diventare bianca. Per lei la normalità, il suo sogno e la sua fantasia non è il suo futuro, giocare, correre, salire su un’altalena sempre più in alto fino a sfiorare le nuvole. No il suo sogno è quello di diventare bianca. Come se il mondo fosse diviso in una scacchiera con i pezzi bianchi e neri. Quelli bianchi saliranno sull’altare degli Dei e quelli neri condannati a sofferenze eterne. E tutto ciò è maturato da un Paese alla deriva che si è appigliata a bamboccioni con la camicia nera, quelli che sognano una nuova marcia su Roma. Bamboccioni che si sono dimenticati della storia e delle reminiscenze di un passato così vicino, e bamboccioni che si sono attaccati alle ruspe credendo che il problema dell’Italia fossero gli immigrati. Un’Italia che non si rende conto che quello che sta succedendo non è colpa delle persone con la pelle ambrata, ma di politiche che giuravano in Parlamento che Ruby era la nipote di Mubarak, l’Italia delle prescrizioni, l’Italia dominata e governata dalla mafia. Questi sono i problemi non una bambina color dell’ambra. Il video che penso commuoverà tutti è stato postato dal papà, un napoletano che ha sposato una donna di origini ghanesi.

Mai avrei voluto pubblicare un video del genere – scrive – ma da padre ho il dovere di farlo. Sia chiaro, non è un’accusa ai bambini nominati che non hanno colpe. E’ un modo per far capire agli adulti il male che possiamo causare con la nostra superficialità. La storia andava avanti almeno da un anno – dice il papà – il collegamento “cacca-pelle scura” l’ha fatto lei da sola, è molto sensibile. Devo dire che le maestre dopo che hanno visto il video si sono commosse e hanno fatto una riunione in classe“. Nel video, la bambina in cui nella voce traspare già una sofferenza che non deve appartenerle, parla dei colori. I colori belli e quelli brutti, ma non sa che nell’arcobaleno esistono tutti i colori, che il mondo è colorato, che la vita, se è veramente vita, ha tutti i colori di una tavolozza. Un quadro da dipingere con delle pennellate più decise, o più sfumate, ma se la vita non ha colori diventa una fotografia in bianco e nero. Quelle prime fotografie che immortalavano la guerra, la disperazione dei nostri avi, la miseria, e quel mistero oscuro che infonde sempre e solo lacrime e patimenti. Una bambina di 4 anni che non vuole andare all’asilo perché la prendono in giro per il colore della pelle, è il risultato di una deriva culturale che è già arrivato ai nostri figli. Che cresceranno, diventeranno studenti, e matureranno dentro di loro questa afflizione che non deve essere loro, ma dai mandanti di questa realtà. Sono loro i colpevoli delle lacrime di questa bambina, sono loro i colpevoli di una bambina che toccandosi il corpo lo vuole cambiare. Sono loro i colpevoli di tante vite offese e umiliate. Sono loro i colpevoli di occhi che non conoscono più i colori ed andare sull’altalena fino a toccare con un dito l’arcobaleno.