LA PALLAVOLISTA EGONU PIANGE PER LA SCONFITTA CONTRO LA SERBIA, LA SUA “FIDANZATA” LA CONSOLA

DI RENATA BUONAIUTO

Credo di essermi persa qualche passaggio, deve essere per forza così se della medaglia d’argento conquistata dalla Nazionale Volley durante i mondiali in Giappone, del meraviglioso risultato raggiunto da Paola Egonu che con 324 punti ha realizzato un vero record, come migliore “Oppositore al Mondo”, si è parlato solo marginalmente ed invece agli onori della cronaca sia balzato il suo “coming out”.
L’atleta avrebbe dichiarato, al termine del match contro la Serbia: “Sono tornata in albergo e ho chiamato la mia fidanzata. Piangevo e lei mi ha consolata, mi ha detto che le sconfitte fanno male, ma sono lezioni che vanno imparate. E che ci avrei sofferto, però, poi, sarei stata meglio”.
Paola Egonu, nata a Cittadella, in provincia di Padova da genitori nigeriani, il 18 dicembre del 1998, si è avvicinata alla pallavolo su suggerimento del padre, che non amava vederla ciondolare pigramente per casa.
I risultati sono arrivati in fretta ed il suo posto nella Nazionale Azzurra, viene rafforzato anno dopo anno grazie ai risultati raggiunti, come quelli nella prima sfida del Volley Day di Busto Arsizio, dove ha messo a segno in una sola gara, ben 46 punti, 42 in attacco, 2 ace, 2 muro.
Una campionessa d’indiscusso valore, una schiacciatrice capace di far sognare ed entusiasmare il pubblico per la sua forza, naturalezza, coraggio, semplicità.
Una semplicità che traspare anche da quelle parole che tanto hanno fatto scalpore. Lei non ha raccontato e dichiarato la sua omosessualità, l’ha lasciata scivolare dolcemente, il soggetto in quella dichiarazione sono le lacrime, l’amarezza, la delusione e subito dopo la consolazione, arrivata grazie a chi le faceva riflettere che anche da una sconfitta si può imparare tanto. Paola usa la pallavolo come palestra di vita e la fonde in essa, così come quando dichiara che le sue “schiacciate”, servono anche a piegare il “razzismo”.
Non ha ancora vent’anni ma la sua maturità la fa apparire molto più grande, lasciando tutti sorpresi.
Le sue reazioni sono sempre pacate e le sue riflessioni profonde come quando dichiara: “Il corpo che ti ha donato il Signore è in prestito e te ne devi prendere cura al meglio. Il tatuaggio è come rovinare il regalo che Lui ti ha fatto”.
Forse è arrivato il momento di prendere spunto proprio da questa giovane atleta e smetterla di riempire le pagine dei giornali di titoloni perché non esiste un Amore “diverso”, non esiste un colore “diverso”, ma il rispetto della nostra totale ed indiscussa “unicità”!