THELEMA MATER

DI PAOLO VARESE

“beh? Cosa è questo rudere?”

“come cosa è? Uno dei più grandi misteri del passato…e del presente”

“mi stai dicendo che questa catapecchia dai muri scrostati e dalle finestre divelte nasconde un mistero? L’unico mistero è come mai sia ancora in piedi”

“ma tu scherzi, questa è Thelema, l’abbazia di Thelema”

“Thelema…”.

 

 

Fine settembre, a Roma il clima ancora estivo suggeriva abiti leggeri, consentendo ai fortunati abitanti della capitale di poter usare ancora i sandali per uscire.

L’appartamenti vicino alla stazione Tiburtina era un forno, ed i due ragazzi all’interno erano sparsi tra divano e letto.

Ciascuno dei due aveva lasciato la porta della propria stanza aperta, mostrando il caos all’interno. Libri su vestiti su borsoni su calzini spaiati su riviste su computer portatili su fumetti su piatti su un letto visibile solamente dalle lenzuola a terra.

L’ultima volta che avevano pulito casa a fondo era stato primadi partire per le vacanze estive, ma solamente perchè le loro madri si erano sobbarcate il viaggio appositamente per quello scopo.

Giulio da Pescara e Marcello da Termini Imerese, due ragazzi provenienti da realtà diverse e confluiti a Roma per studiare.

Si erano trovati per caso, tre anni prima, rispondendo allo stesso annuncio per una camera in affitto zona università, ed avevano subito legato.

Entrambi appassionati di calcio, entrambi tifosi della Juventus, iscritti tutti e due a sociologia,tutti e due appassionati di film horror e fantascienza, entrambi dediti allo spinello, entrambi con una voglia di studiare pari a zero, o quasi, tanto che per la prima settimana di convivenza avevano stabilito il record poco invidiabile di due pub esplorati a sera.

Avevano anche la passione per le ragazze, ma le universitarie che frequentavano erano lontane anni luce dalle top porno attrici di cui erano invaghiti navigando in internet, volevano tutte una storia seria, mentre i due ragazzi di serio non avevano e non immaginavano nulla.

Dopo il secondo anno avevano iniziato a passare le vacanze estive insieme, l’uno a casa dell’altro e poi una settimana in giro per l’Italia, tra campeggi e bed and breakfast, e per il periodo estivo in arrivo avevano già elaborato una strategia di vacanza, scegliendo una località in Puglia, nel Salento, nuova frontiera del divertimento.

Prima però Giulio avrebbe passato una settimana a casa di Marcello,che gli aveva promesso una sorpresa.

Ed ora la sopresa era davanti a loro: Villa Santa Barbara, in passato nota come Abbazia di Thelema.

“questa è Thelema? Giura minchione che non sei altro”

“giuro, ma ti pare che scherzo su questo? Controlla sul tuo smartphone se non mi credi”

“ma è vicinissima al tuo paese”

“e te lo dissi pure, non ricordi?”

“si ma chissà perchè pensavo non ci fossi mai venuto”

“infatti così è, ma sapevo dove era”

“Thelema…”

Giulio poggiava le mani sulle pareti scrostate come se stesse toccando un dipinto antico,quasi con timore, o venerazione

“sai che però…”

“si, lo so, ti senti deluso, io ero pronto perchè avevo visto le immagini su internet”

“ma come è che è ridotta così male”

“lo sai, la fama di dimora maledetta, e la mancanza di fondi per ristrutturarla ha contribuito al declino”

“già, vista così non riesco ad immaginarla come una abbazia del male”.

Thelema era una sorta di Shangri La in negativo per tutti gli appassionati di misteri e di fatti proibiti.

La villa era stata ribattezzata in quel mondo particolare da Alister Crowley, l’occultista inglese del secolo precedente, che si era autodefinito l’uomo più malvagio del mondo.

“ma quanto siamo distanti esattamente da Termini Imerese?”

“una quarantina di kilometri, considera che ci abbiamo impiegato un’ora perché è una strada tutte curve”

“pazzesco però, ma ci pensi?qui si facevano orge, si praticava il male”

“ah ah ah, macchè minchia dici, si praticava il male? Qui Crowley passava il tempo a far finta di essere uno stregone ma in realtà era tutta una copertura per le deviazioni sessuali”

“si, lo so che si dice fosse tutta una frode, però pensaci, quello aveva girato mezzo mondo, aveva convinto anche i servizi segreti inglesi circa i suoi poteri”

“ma era durante la guerra, ed i britannici si attaccavano a tutto pur di non perdere”

“senti, ma dici che possiamo tornare domani? Prendiamo un paio di torce e ci stampiamo qualcosa da internet riguardo a questa casa?”

“e mica vorrai entrare? Ma lo vedi come è ridotta? Chissà dentro che schifo ci sarà, magari pure qualche clandestino che ci dorme”

“ma non sei curioso cazzo? Dai, siamo davanti a Thelema, se poi non c’e’ nulla all’interno pace, almeno ci leviamo la soddisfazione”

“e vabbè come dici tu, allora torniamo a casa mia a preparare le cose, che poi stasera usciamo con i miei amici”

percorsero il tratto dalla villetta all’automobile in silenzio, uno cercando di immaginare cosa avrebbe trovato all’interno dell’edificio, l’altro consultando il suo telefono per leggere i messaggi.

Al ritorno a Termini Imerese il tempo di una doccia e poi l’uscita con gli amici di Marcello, già conosciuti a Roma ed ospitati innumerevoli volte,per un concerto, per un esame,per un fine settimana di cazzeggio. Tra i tanti soprattutto Michela e Luigi, fornitori ufficiali di buoni motivi per divertirsi, sempre a fare scherzi a tutti, e fortunatamente per Giulio, studenti a Parma, quindi abbastanza lontani per non doverli subire troppo.

Con Michela e Luigi erano stati in visita alle catacombe, e poi a Napoli, alla cosiddetta tomba di Dracula, ed ogni volta era stato un susseguirsi di racconti del terrore ed ipotesi fantasiose.

 

 

Il giorno seguente, col sole già alto, la strada per Cefalù, dove si trova Thelema, sembrò meno lunga da percorrere. Le automobili portavano i turisti alle località di mare e gli abitanti della zona al lavoro, normalità estiva su qualsiasi lungomare.

“non capisco perché hai voluto fermarti a comprare sacchi per l’immondizia e guanti di plastica”

“Giù, minchia se a volte sei strano. Ma hai visto bene cosa c’era fuori da quella casa? E dentro pensi sia diverso? Non voglio buttare le scarpe nella varechina quando torniamo, ed i guanti servono per toccare qualsiasi cosa, pure le porte”

“geniale, non avevo pensato alle scarpe”

“tu fai l’Indiana Jones dei poveri, chissà che speri di trovare dentro quel rudere”

“ma niente, che vuoi che ci sia, però scattiamo 2 foto, cazzo Marcè stiamo parlando di un sito citato ovunque”

“e scommetto che ti sei letto tutta la storia di Crowley e di Thelema stanotte”

“vinceresti facile. Mica mi ricordavo ad esempio che il nome lo aveva adattato dal greco volontà”

“che significa?”

“volontà..che significa volontà”

“minchia per scemo mi prendi….che significa adattato dal greco volontà intendevo”

“ahh, scusa, non avevo capito…significa che la radice era la stessa, poi non mi chiedere tutta la spiegazione perché è complicata, e comunque la legge di Telhema asseriva che si può fare ciò che si vuole, questa è la legge”

“certo che sei stato scorretto”

sul volto di Giulio si dipinse la sorpresa

“perchè scorretto?”

“perchè ti sei fumato l’impossibile ieri notte e non mi hai chiamato”

“ci siamo fatti quella cannetta insieme a Luigi e Michela e poi non ho più fumato, perché pensi abbia fumato altro?”

“perchè mi sembri matto, non capisco quello che dici”

“ma vaffanculo va, chissà che avevo creduto dicessi….in pratica secondo Crowley la legge di Thelema consisteva nel fare ciò che si vuole”

la collina su cui sorgeva l’abbazia era di fronte a loro, risalirono con l’automobile fino ad uno spiazzo poco distante, e scesero

“quindi Crowley qui dentro faceva ciò che voleva, ecco perché i fascisti lo cacciarono”

“si capisce, ho letto che in paese si era sparsa la voce di orge e riti con minori”

“ma che in anno visse qui?”

“verso gli anni 20 del secolo scorso”

“e da allora non ci ha mai abitato nessuno?”

“ci ha abitato tantissima gente, compresi gli attori del Living Teather nel 1968…pensa che la casa è stata visitata anche da Jimmi Page”

“ma chi, quello dei Led Zeppelin”

“si, lui, sembra che sia uno dei più importanti collezionisti di cimeli di Crowley”

“e che ci è andato a fare?”

“mah, che ne so, quelli erano tutti tossici, avrà voluto farsi un trip in un luogo strano”

“vabbè quindi non ci sarà rimasto nulla li dentro”

Giulio guardò Marcello con una espressione divertita, mentre terminava di leccare la cartina dello spinello che stava preparando

“dal 1920 ad oggi pensavi ci fosse qualcosa li dentro?”

“e allora, dimmi, che minchia ci andiamo a fare in quella casa?”

“ma andiamo solamente a vedere l’abitazione di colui che si definiva l’uomo più malvagio del mondo”

passarono sotto la grande volta che introduceva alla fattoria del Barone Carlo La Calce, che Aleister Crowley aveva ribattezzato pomposamente Abbazia di Thelema, ed iniziarono ad esplorare i dintorni del caseggiato.

Tutto intorno c’era sporcizia, abbandono, tracce di messe nere e bottiglie vuote.

Il panorama circostante era desolante, e se non fosse stato per il sole che illuminava le pareti bianche, rubando macchie di colore dalle piante di fichi d’india.

“entriamo dentro?”

Marcello guardo’ Giulio, perplesso

“ma sei sicuro che vuoi entrare?”

“certo, per quale motivo non dovremmo?”

“e se ci troviamo qualcuno? Che so…un barbone…qualcuno”

“e chiediamo scusa e andiamo via”

“non lo so mi sento inquieto”

“ma mica te la starai facendo sotto?”

“no, che c’entra, ma la prudenza non è mai troppa”

Giulio diede un calcio ad una bottiglia di birra, vuota, che rotolò fino ad infrangersi contro un sasso

“ecco, ora se c’era qualcuno abbiamo avvisato della nostra presenza”

si diressero verso cio’ che sembrava il residuo di una porta, guardandosi intorno con circospezione

“ma quello in alto e’ un campo sportivo?”

“si, e infatti la strada per arrivare qui con l’auto e’ bloccata da un cancello”

“quindi altro che barboni, tra le case intorno ed il campo sportivo al massimo qui troveremo qualcuno che si fuma una canna”

“si, forse, ma io sento lo stesso una leggera inquietudine”

“ma dai, saremo fortunati se non troveremo tutti escrementi a terra, altro che inquietudine”

“e allora che ci vuoi entrare a fare”

“ma perché ormai ci siamo, facciamo qualche foto da postare e poi ce ne andiamo al mare”

entrarono, non prima di essersi coperti le scarpe con i sacchi per l’immondizia, ed aver indossato i guanti di plastica

“tiè, già a giudicare dalle mosche che ronzano, l’ambiente non sarà molto pulito”

“scusasse vossignoria, la prossima volta organizzeremo una visita alla cripta del Conte Dracula ma prima spolvereremo”

“ah ah ah, fanculo va”

“senti, ma hai salvato le info sul telefonino?”

“si, aspetta..allora…dunque…Crowley scardinò le porte per formare un unico ambiente in cui stavano tutti nudi….c’era un altare….si usavano droghe…sul pavimento un pentagramma”

“io noto solamente che mancano le porte”

“il pentagramma se lo saranno sniffato”

“capirai, dagli anni 20 ad oggi avranno cercato ovunque”

“cosa avranno cercato?”

“qualsiasi cosa di Crowley, e se lo saranno pure venduto”

“in realtà i mobili li hanno venduti le donne che stavano qui per pagarsi il viaggio di ritorno in Inghilterra quando Crowley venne cacciato”

“ecco, quindi non troveremo nulla, senti, io vado in perlustrazione dietro, dove c’è quella specie di cortiletto

“va bene, io intanto resto qui, voglio osservare bene i disegni sulle pareti”

Marcello uscì dalla casa e si diresse verso il retro, mentre Giulio continuava a guardare i muri, con quelle strane iscrizioni e quei disegni che, seppur sbiaditi, mettevano ancora inquietudine.

Improvvisamente un urlo raggiunse Marcello, che tornò di corsa dal suo amico

“Giù, Giulioo, che è successo?”

l’amico era in un angolo del salone, che imprecava

“oh, che è successo?”

“ma niente, stavo guardando dentro quella cazzo di credenza a muro, e mentre passavo la mano dietro, c’era un foro per terra e mi è sembrato di vedere qualcosa luccicare”

“embè? E allora?”

“e allora nel foro a terra c’era qualcosa che sporgeva e mi ha punto”

“minchia, e se era una siringa?”

“ma quale siringa ho controllato, non c’è nulla di metallico, era un cazzo di ragno”

“un ragno ti ha punto?”

“credo di si, c’era solo quello e l’ho visto che scappava lungo il muro”

“un ragno violino? Dobbiamo andare all’ospedale”

“non credo, era un ragnetto, vediamo se succede qualcosa”

“ma sicuro sei? Fammi vedere”

“tiè, vedi? Solo una punturina”

e gli porse l’indice, dove c’era un punto rosso da cui usciva una goccia di sangue

“non so, decidi tu, per me se vuoi andiamo all’ospedale”

“quando sei arrivato stavo controllando su internet il ragno violino, non era quello, e senza dubbio non era una tarantola”

“va bene va bene, allora, andiamo?”

“si, andiamo”

entrambi si diressero verso l’uscita, ma poi, sempre guardando il muro, Giulio si fermò sulla soglia

“oh, allora? Ti sei paralizzato per il veleno?”

“Crowley celebrava Shaitan”

“che hai detto?”

“mi sono ricordato che Crowley celebrava Shaitan”

“cioè Satana?”

“si, voleva mettersi in contatto con lui, e perciò usava tecniche di ipnosi mischiate a dosi di sostanze allucinogene”

“dove lo hai letto Giù? Non lo sapevo”

“non..non lo ricordo, mi è venuto in mente ora..e sperimentò questa tecnica su un ragazzo inglese, Raoul Loveday, che sembrà morì dopo aver bevuto del sangue di un gatto che aveva ucciso durante un sacrificio”

“ma che schifo è”

“però non è ciò che accadde veramente..questa versione la fornì quella sgualdrina di Betty May al suo rientro a Londra…per poche migliaia di sterline vendette questa storia….indegna”

“uè Giulio ma che vai dicendo? E chi era questa Betty May?”

“una sgualdrina che sposò Raoul…una cocainomane…squattrinata…vennero accolti dal maestro entrambi..”

“ma che hai letto la biografia di Crowley talmente tante volte da averla imparata a memoria?”

“no..non so…queste cose, non ricordo di averle lette…e poi Raoul….venne sepolto qui, ma non era morto”

“come non era morto, e dove venne sepolto?”

“il maestro riuscì nel suo intento…Raoul entrò in contatto con la bestia..la madre”

“va bene, andiamo via e mi racconti tutto mentre beviamo una birra che tra puzza e mosche non sopporto piu’ di stare qui”

“no”

la mano di Giulio strinse forte il braccio di Marcello

“ma che minchia fai, mi hai fatto male”

“Raoul..sotto ipnosi….arrivò in contatto con le sue reincarnazioni precedenti…e oltre..”

“oltre le reincarnazioni ma che vuol dire, senti iamoninne”

“aspetta…il maestro ebbe paura…capì che la madre avrebbe infettato chiunque..capisci? Non vide la via che si era aperta”

Marcello uscì all’aperto e si accese una sigaretta

“senti, se vuoi restare li dentro fai pure, io ti aspetto alla macchina”

l’amico rimase un attimo come paralizzato, senza parlare, senza muoversi, poi lentamente si diresse verso l’esterno

“eccoti, ma che ti era preso?”

“io..ero semplicemente affascinato dalla storia”

“e che eri affascinato dalla storia che tu stesso stavi raccontando? Hai creato la patologia del narcisismo oratorio?”

“senti, andiamocene, filiamo diretti al mare qui sotto”

“e bravo, vedi che qui il mare è bellissimo, ho chiamato anche Luigi e Michela, ci aspettano in spiaggia”

“già? E quando li hai avvisati?”

“ma ieri no? Gli ho detto a che ora saremmo partiti e mi hanno appena uotzappato che sono già arrivati”

risalirono sulla vettura e scesero verso la spiaggia, al riparo della grande roccia su cui sorgeva il castello.

 

 

 

La notte di Giulio non passò serenamente, lasciandolo sveglio a rigirarsi nel letto in preda ad incubi e visioni.

Al mattino appariva devastato, i capelli stravolti, gli occhi rossi.

La madre di Marcello vedendolo entrare in cucina si preoccupò

“madonna mia Giulio, ma che ti è successo?”

“nottataccia signora Carmela, una vera nottataccia”

“ma non è che tu e Marcello fate uso di….quella roba?”

una espressione di stupore si dipinse sul volto di Giulio

“quale roba?”

“hai capito benissimo, che mica nata ieri sono, 48 anni ho, certe cose le conosco”

“ma se io e Marcello beviamo al massimo una birra”

“e certo, ecco perché io e Annamaria quando vi puliamo casa troviamo sempre bottiglie di alcolci vuote. Collezione fate”

Giulio sorrise cercando di nascondere il volto, quando entrò e si sedette al tavolo anche Marcello

“buongiorno, posso avere un caffettino mammina?”

“ma certo, anche pane e marmellata, ora arriva tutto”

i due amici si guardarono, poi Giulio terminò il suo caffè mentre Marcello spalmava il burro sul pane

“allora, oggi andiamo al mare con Luigi e Michela va bene?”

“si, no, cioè, volevo tornare alla casa”

“quale casa?”

“come quale casa, Thelema no?”

“ancora? Miii, a tocchettini me li hai fatti con questa Thelema”

“e dai, l’ultima volta”

“ma a che fare? Ieri abbiamo fatto le foto, le hai pure postate”

“si ma voglio controllare un’ultima volta, che poi chissà quando posso tornarci”

“va bene, ma poi basta, e che è, una infatuazione per una casa”

risero entrambi, sotto lo sguardo sospettoso della di Carmela.

Non aveva torto a sospettare di suo figlio e dell’amico, poiché spesso, da sola oppure insieme ad Annamaria, la madre di Giulio, aveva fatto le pulizie nell’appartamento in cui i due ragazzi studiavano, trovando tracce di spinelli e bottiglie di alcolici vuote.

Dopo un paio d’ore i due ragazzi erano di nuovo a Cefalù

“ma Luigi e Michela? Perché non sono venuti con noi?”

“ci raggiungono dopo, avevano da fare…vabbè che vuoi vedere?”

“ieri ho letto ancora la storia di quel tipo che è morto, volevo trovare qualche traccia”

“miii, ma dopo 100 anni? Che vuoi trovare?”

“ma non so, in qualche stanza, in uno scantinato se ci sono”

“mah, se lo dici tu, certo se ci fosse stato un morto io lo avrei sepolto all’esterno”

“e dove? Qui ci sono alberi e poi le case nuove, no, secondo me in caso sarebbe stato sepolto in casa”

“si, forse hai ragione, da dove vuoi iniziare?”

“dal salone centrale, e poi da li cercare nelle altre stanze, fino al retro, dove c’erano le stalle”

“bene, allora iniziamo così finiamo in fretta”

dopo circa mezz’ora avevano già esplorato la maggior parte della casa, e stavano per attraversare il piccolo cortile centrale, per arrivare a ciò che un tempo era il ricovero degli animali

“allora? Da dove finiamo?”

“da li, da quelle due porte in fondo”

disse Giulio, leggermente deluso dall’esito della ricerca.

Pensava di poter trovare qualche scritto, qualche incisione, ed invece c’erano solo erbacce e rifiuti, nessuno scantinato, nessun passaggio segreto

“qui dentro non c’è nulla, solo ragnatela e puzza”

“dai, apriamo anche l’altra e poi andiamo, che tanto avevi ragione tu, non è rimasto più nulla”

Giulio mise la mano sulla maniglia, la girò, ma la porta non si aprì

“è bloccata”

Marcello impallidì, poi si mise un dito davanti alla bocca, e parlando sottovoce

“e se ci fosse qualcuno?”

“ma chi ci deve essere?”

“magari un senzatetto”

“allora che facciamo”

“proviamo a bussare”

“ma che dici, e se ci risponde?”

“o scappiamo oppure diciamo che siamo qui per esplorare, tanto è una casa abbandonata”

“va bene”

Giulio bussò leggermente, ma non ebbero risposta

“bussa ancora”

“si”

altri tre colpi sulla porta, e la maniglia emise un suono, come di una serratura che si sblocca

“cazzo”

“che c’è?”

“come che c’è, che sei sordo Marcè? Non hai sentito lo sblocco?”

“no, che sblocco?”

“della maniglia”

Marcello mise la mano sulla maniglia, la spinse in basso lentamente, e stavolta la porta si aprì, rivelando un ambiente lungo e scuro, subito illuminato dalla torcia del telefono di Giulio.

In fondo, in un angolo, una massa scura, non definibile.

I due, sussurrando, iniziarono a parlare tra loro

“ma che cosa sarà”

“sembra un cumulo di stracci”

nel silenzio si udì improvviso un suono strano

“che era?”

“ah Giù, che ne so, sembrava un accendino”

“un..accendino?”

si diressero verso la massa scura, distante pochi passi da loro

“ma..Marcello, non senti questo odore?”

“si…sembra…”

“e che minchia deve sembrare? Marjuana ecco cosa è!”

“maccheccazzo!”

Giulio balzò all’indietro spaventato, gridando, mentre Marcello rimase fermo dove era, poi

guardando Giulio, iniziò a ridere, assieme a Luigi e Michela, che sbucarono fuori dall’ombra, togliendosi di dosso il sacco per l’immondizia che si erano messi addosso

“ma che siete scemi, vaffanculo….vaffanculo…”

ripetè Giulio ansimante

Marcello gli andò accanto e lo abbracciò ma Giulio lo scansò con una spinta

“siete tre idioti”

gli altri ridevano, e la reazione di Giulio non faceva che confermargli di essere riusciti nel loro intento

“dai Giù fatti un tiro”

disse Luigi andando incontro a lui

“mica ti sarai offeso?”

proseguì Michela

“non mi sono offeso, solamente che non capivo”

rispose Giulio succhiandosi il dito indice

“non capivi cosa? Quanto sei stato minchione?”

“no Marcello, non capivo chi potesse essere così stupido da venire qui”

e mentre lo diceva chiudeva la porta alle sue spalle

“ma che minchia dici, apri quella porta”

“non avrai paura Luigi?”

Michela accese la torcia del suo telefonino e vide Giulio che si spogliava, mostrando il corpo ricoperto di chiazze rosse e peli

“ma che ….oddio…che ti è successo?”

il volto di Giulio appariva stranamente deformato, mentre gli occhi gli si riempivano do nero

“ricordi ieri quando mi ha punto il ragno?”

“si, ricordo, ti ha infettato?”

“no, affatto, e ricordi che ti ho raccontato degli esperimenti di Crowley per arrivare alla madre Bestia?”

“si, ma che c’entra”

“ciò che non ti ho detto è che Crowley uccise il suo amico quando si accorse che era stato impossessato dalla madre, e lo seppellì sotto il pavimento. Poi quando fu espulso non si oppose,anzi, ringraziò di essere stato allontanato da qui, di essere stato allontanato dalla Mater Thelema”

“e lo scoprirono il corpo del suo amico?”

“no Marcello, ma nel suo sangue c’era comunque l’essenza della madre, e gli insetti si sono nutriti di quella essenza, che rimase in attesa”

“in attesa di cosa?”

improvvisamente Giulio colpì il telefono di Michela gettandolo a terra, ed il buio ripiombò nell’ambiente

“Giulio, in attesa di cosa? Giulio dove sei?”

“sono qui”

“Giulio..la tua voce…”

 

 

il guardiano del campo sportivo ebbe l’impressione di sentire delle grida provenire dalla casa diroccata, ma dopo essere rimasto in ascolto qualche altro minuto si convinse che si trattava di qualche ragazzino che giocava a pallone li vicino.

D’altra parte in quella catapecchia non ci andava più nessuno, da tanto tempo.