TRAGEDIA DI CASTELDACCIA, IL COMUNE SOTTO ACCUSA

DI ANNA LISA MINUTILLO

Si contano i danni dopo le alluvioni che hanno flagellato la Sicilia e molte altre regioni italiane, ma non possono mancare le polemiche che nascono ogni volta che si verificano situazioni come questa.
Parliamo in modo particolare di quanto accaduto a Casteldaccia, dove due famiglie sono state distrutte dall’esondazione del fiume Milica, raggiunti da un mare di acqua, detriti e fango intanto che si accingevano a trascorrere una serata in compagnia.
Al centro della vicenda proprio la villetta dove tutto ha avuto luogo e che risulta essere una costruzione abusiva che già dalla fine del 2011, il Comune avrebbe potuto demolire seguendo l’ordinanza di demolizione.
Sette anni fa, infatti, il tribunale amministrativo regionale si era pronunciato sul ricorso presentato dai proprietari.
I giudici amministrativi avevano dichiarato un decreto di “perenzione”, scattato per la inattività delle parti dopo due anni. Il Comune non si era costituito in giudizio, ed è questa la motivazione per cui lo stesso non aveva ricevuto comunicazione dell’esito del procedimento.
Il sindaco Giovanni Di Giacinto sostiene che il Tar non si fosse neanche pronunciato.
Ora il provvedimento del Tar sul ricorso presentato dai proprietari nel dicembre 2008 chiama in causa l’amministrazione cittadina di Casteldaccia.
Si solleva così un problema che riguarda 75 comuni su 82 della provincia che risultano non essere in regola con le ordinanze di demolizione.
Un coperchio che si solleva su una pentola che scotta , dove era racchiusa una sorta di tragedia annunciata, ed ora, quando ormai per queste famiglie è tardi il procuratore Ambrogio Cartosio ha inviato in municipio i poliziotti per acquisire gli atti sull’abusivismo. Queste le sue parole: “Esiste un vincolo, esistono delle norme che impediscono di costruire a meno di 150 metri dai fiumi”.
Dai primi controlli effettuati sembra che non sia tutto in regola. Sulla tragedia del maltempo a Palermo, viene a galla l’ombra dell’abusivismo. Un fatto abbastanza consueto di cui in molti paiono prendere coscienza solo dopo che si verificano morti che si sarebbero potute evitare.