ALTERNANZA SCUOLA-LAVORO, ADDIO. ARRIVA IL PCTO

DI CHIARA FARIGU

L’alternanza scuola-lavoro ha i giorni contati. Invisa agli studenti che fin da subito le hanno dichiarato guerra (“Siamo studenti, non operai. No alla sfruttamento gratuito”), bollata da analisti e intellettuali come forma di lavoro coatto minorile poiché si presta a notevoli abusi. La norma (introdotta dalla #buonascuola dal governo Renzi) che obbliga gli studenti minorenni a lavorare gratuitamente nelle aziende o in strutture alberghiere per 200 ore se frequentanti i licei, per 400 se iscritti agli istituti tecnici e professionali, dopo il flop a cui è andata incontro, anche per via delle numerose denunce presentate dagli studenti, è stata già rivista e corretta dal governo gialloverde. Dimezzate le ore nel decreto Milleproroghe, adesso, dopo tre anni dalla sua messa in atto chiude i battenti. Al suo posto, fin da gennaio 2019, e quindi ad anno scolastico in corso, le scuole saranno chiamate ad elaborare i nuovi “Percorsi per le Competenze Trasversali e per l’Orientamento”, ovvero il PCTO. La novità che vede coinvolti un milione e mezzo circa di studenti, quelli dell’ultimo triennio di licei, istituti tecnici e istituti professionali, e circa 250 mila docenti e relativi dirigenti scolastici, ha fatto capolino nell’art. 57 della legge di Bilancio. Allo studio le linee guida che arriveranno entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge, quindi non prima di febbraio.

Riusciranno le scuole ad adeguarsi con un preavviso così risicato? Al momento si conosce solo quanto stabilito nel Milleproroghe e cioè il più che dimezzato monte orario dell’ormai ex alternanza scuola-lavoro: 90 ore da spalmare in tre anni al liceo, al posto delle 400 precedenti, 150 negli istituti tecnici e 180 nei professionali, da spalmare sempre nel triennio.

A ore dimezzate seguono, manco a dirlo, gli altrettanti finanziamenti dimezzati già previsti dalle “misure di razionalizzazione della spesa pubblica”. Provvedimento, questo, che ha suscitato non poche polemiche in quanto visto come l’ennesimo taglio inferto ai danni dell’istituzione scolastica, sempre in prima linea, come la sanità, in periodi di revisioni di spesa. nLe risorse del fondo che finanziava tale attività verranno assegnate alle scuole “nei limiti necessari allo svolgimento del numero minimo di ore di cui al comma”. Pertanto le scuole che vorranno farne di più dovranno ritagliarsi le risorse tra quelle inviate dal Miur ogni anno oppure rivolgersi all’esterno. Insomma dovranno vedersela per conto proprio.

Per la serie, cambia la denominazione ma non i problemi. Questi semmai aumentano