FERNANDO OVELAR, QUINDICI ANNI E NON SENTIRLI

DI- STEFANO ALGERINI

Il concetto di “giovinezza” è quanto di più vago e labile ci possa essere, si sa. E la stessa parola può essere facilmente usata a sproposito, specie dalle nostri parti. Basti pensare ad una celebre canzone, che portava proprio quel titolo, che un centinaio di anni fa fu scritta come canto goliardico e finì per diventare “Inno Trionfale” di una compagine politica discretamente famosa per azioni decisamente poco goliardiche…

Ma senza toccare certe vette anche ai nostri giorni, nel piccolo orticello sportivo, “giovane” è un’etichetta che si appiccica a gente che debutta in prima serie ad età francamente imbarazzanti. E quante volte si legge di un centravanti di ventitre-ventiquattro anni: “ancora non segna moltissimo, ma bisogna capire che è ancora giovane e c’è tempo per una completa maturazione”. Tutti serotini praticamente, da noi funziona così.

E non c’entra neanche il solito barbosissimo discorso dei “bamboccioni”, è che dalle nostre parti un allenatore prima di fare debuttare un ragazzo deve pensarci trenta volte. E alla trentesima poi quasi sempre decide che è meglio rimandare. Sì, perché una sconfitta con i “vecchi” è routine, ma una con un ragazzo in campo o (non sia mai!) più di uno è roba pericolosissima. I tifosi a parole sono tutti apertissimi al pensiero di una squadra, come si diceva una volta, “ye ye”: si sentono tutti delle menti illuminate, dei progressisti, cittadini del nuovo mondo. Poi però, se si comincia a perdere, è un attimo a trasformarsi in delle specie di “grandi elettori” di Trump, e cominciare ad urlare: “i giovani allevateli a casa vostra!”.Tutto questo per dire che dalle nostre parti un caso come quello di Fernando Ovelar ha le stesse probabilità di verificarsi di uno sbarco degli alieni in settimana.

Fernando Ovelar è un calciatore paraguayano, nato nella capitale Asunción, e gioca nel Cerro Porteño, uno dei due o tre club più famosi della nazione sudamericana. Niente di speciale dunque, non fosse che Fernando è nato il 6 gennaio del 2004. Cioè ha la stessa età di Facebook (un mese più vecchio, proprio per essere precisi). Sembrava più vecchio, vero? No, non Ovelar, di cui sicuramente sentite, come il sottoscritto, parlare per la prima volta oggi: Facebook sembrava più vecchio. Pare che sia passata una vita da quando abbiamo cominciato a ficcare il naso nelle vite altrui, e a mettere in piazza la nostra facendo un, penoso, penosissimo, conto dei like da cui spesso dipende l’umore e l’autostima (vietato dire “non è vero”. Se siete entrati in quel tunnel creato dal, una volta, ricciolino americano è così: punto!). Ma insomma tornando al nostro frugoletto paraguayano ha, il calcolo è facile, ancora da compiere quindi anni. E a questa età “ridicola” (detto all’americana, cioè in senso positivo) il ragazzo è sceso in campo per il derby con il Club Olimpia, ed al minuto 16 ha portato in vantaggio i suoi con un delizioso “tocco sotto” che ha scavalcato il portiere avversario in uscita ed è andato ad adagiarsi in porta dopo aver baciato il palo.

Naturale pensare: “ok, bella storia, ma è un campionato minore, magari è una partita che conta il giusto, magari ci sono tre gatti sulle tribune”. Ecco, no. Proprio no. A parte che si tratta dello scontro tra la prima e la seconda in classifica, ma poi chiunque abbia mai visto, anche solo in tv, delle partite dei vari campionati sudamericani sa che “derby” e “partita tranquilla” sono concetti non assimilabili. No, la partitina è finita 2-2, con due gol nel recupero. Recupero che è durato quanto un “question time” alla camera (molto più divertente però) per una mega rissa nel cerchio di centrocampo che ha coinvolto una trentina di persone. Con il pubblico di casa, cioè l’Olimpia, che ha accolto, come potrete facilmente immaginare, con compostezza britannica il pareggio su rigore della propria squadra al minuto 100. Cercate gli highlights in giro per il web e capirete…

Ora, magari Ovelar non diventerà Messi, però una roba così a quindici anni non la vivono tutti. Non è chiaro se questo sia il record mondiale di precocità per un gol in una partita del genere, ma in fondo non importa molto. Ciò che conta è dimostrare che quando c’è il talento e “los huevos” come dicono da quelle parti (cioè… la personalità diciamo…) si può anche fare tremare, nel vero senso della parola, una curva in trasferta per la partita dell’anno. Chissà se prima o poi qualche allenatore coraggioso spezzerà le catene anche dalle nostre parti. Sarebbe divertente. Intanto però sarà bene seguire i futuri passi di Fernando Ovelar, anche perché annulla in un istante la famosa frase di Trueba: “La giovinezza finisce quando il tuo calciatore preferito ha meno anni di te”. Beh, grazie a Fernando diventiamo in un colpo tutti, ma proprio tutti, istantaneamente vecchi.