WEEK END NERO, DA NORD A SUD ANCORA SEI DONNE VITTIME DI VIOLENZA

DI MANUELA MINELLI

E’ un vero e proprio bollettino di guerra quello che è accaduto nello spazio di un week end, e non soltanto per le calamità atmosferiche che hanno affogato l’Italia.
Sei donne sono state sequestrate, massacrate, violentate, torturate da coloro che avrebbero dovuto amarle e proteggerle. Due di queste sono morte, andando ad allungare la macabra lista dei cosiddetti femminicidi, termine orribile coniato per definire quei crimini contro le donne perpetrati in ambito domestico da mariti, fidanzati, conviventi o ex, talvolta persino padri, delitti compiuti da “innamorati” respinti, uomini a cui le donne, in qualche maniera, hanno…disobbedito.
Partendo dal nord Italia, a Corsico (Milano), una ventitreenne è stata sequestrata in casa, torturata, malmenata, minacciata con un coltello e infine stuprata, dal suo ex convivente. Il tutto sotto gli occhi del loro bambino, anche lui vittima di percosse. L’intervento dei carabinieri, allertati da una badante di passaggio che ha raccolto il biglietto con su scritto “AIUTO!” gettato dalla finestra dalla ragazza in un momento di distrazione del… galantuomo che la teneva in ostaggio e dalle sue grida, hanno salvato la vita della giovane e del bimbo.
A Novi di Modena, un cinquantaduenne già denunciato in passato e al quale era stato disposto il divieto di avvicinamento nei confronti della vittima con una sentenza del Tribunale di Modena dello scorso gennaio, ha aggredito la sua ex convivente, prima sfogandosi sull’auto di lei, poi picchiandola con ferocia, quindi colpendola con una testata in viso.
A Tor Bella Monaca, quartiere della periferia di Roma, una quarantacinquenne è stata invece liberata dalle forze dell’ordine, dopo aver trascorso quattro giorni sequestrata dal marito che la teneva a pane e acqua, dopo anni di violenze domestiche.
Purtroppo è andata peggio a una trentaduenne di Sala Consilina, in provincia di Salerno, il cui consorte è uscito di casa, si è recato dal benzinaio, ha riempito due taniche, è tornato a casa e le ha svuotate nella stanza dove la moglie era davanti al camino, provocandole ustioni sul 90% del corpo. A nulla è valso il ricovero all’ospedale Cardarelli di Napoli: la donna non si è salvata. Un efferato omicidio questo che lascia orfani tre bambini, i quali fortunatamente erano appena scesi a giocare in cortile
E nelle stesse ore a Napoli un cinquantaduenne abbandonato dalla compagna proprio per i suoi atteggiamenti violenti, ha preso la donna, l’ha portata in casa sua, l’ha segregata per dodici ore, massacrandola di calci e pugni, ha tentato di soffocarla, le ha avvolto la testa in una coperta sbattendogliela contro la testata del letto, finché la vittima non è riuscita a raggiungere le scale ed è stata soccorsa da un vicino che l’ha trasportata in fin di vita in ospedale.
E per chiudere in orrore questo macabro week end nell’Italia che non vorresti, a Cosenza una donna di ottantadue anni è stata uccisa dal marito di ottantasette che l’ha colpita con un bastone per poi finirla a coltellate. Ennesimo omicidio per il quale l’assassino si è difeso dicendo “Era molto malata, non era più la donna che ho sposato”. Pietà coniugale quindi… magari verrà assolto.
Al di là dell’indignazione e dello sconforto che l’escalation dei crimini contro le donne generano in ogni essere umano – sia esso di sesso maschile, femminile o gay – dotato di una benchè minima dose di umanità, c’è un altro fatto grave, se non gravissimo, che appare evidente, i commenti dei giornali, che nei casi succitati sono stati: “amore malato” (Corsico), “lite per motivi sentimentali” (Novi di Modena), mentre l’omicidio di Cosenza secondo certa stampa è stato bollato come “frutto di liti tra coniugi”. Quindi apprendiamo dalla stampa (non tutta per fortuna) che ormai le donne vengono ammazzate “per gelosia”, “follia d’amore”, “divergenze di coppia”, “liti familiari”, “delitti d’onore” e non perché ci sono in giro uomini che sono dei criminali assassini, perché non li si può definire diversamente, esseri di sesso maschile che, se l’altra metà della loro mela non obbedisce a richieste di vario tipo, se vengono lasciati, se mogli, fidanzate e compagne non li sopportano più e finalmente li mollano, non meritano di restare vive. “O con me o morta!” ringhiano questi poveruomini, incapaci di accettare il fatto che le storie di (pseudo) amore possono finire, specie dopo anni di soprusi, violenze, fisiche, psicologiche, verbali, ma anche soltanto perché, più semplicemente, le vite possono prendere strade diverse.
Oggi la violenza domestica rappresenta l’80% della violenza inferta dagli uomini sulle donne ed è una delle principali cause di morte femminile nel mondo.
Femminicidio o anche Femicidio è “qualsiasi forma di violenza esercitata sistematicamente sulle donne in nome di una sovrastruttura ideologica di matrice patriarcale, allo scopo di perpetuarne la subordinazione e di annientarne l’identità attraverso l’assoggettamento fisico o psicologico, fino alla schiavitù o alla morte” recita il Devoto-Oli, definizione attestata anche dallo Zingarelli e dalla Treccani.
Femminicidio – vorrei aggiungere – è allarme sociale, dovuto a tanti, troppi fattori, che hanno portato il nostro paese (la minuscola è voluta) ad essere ripreso dalle istituzioni europee per i mancati risultati nella lotta ai crimini contro le donne. Disgraziatamente la violenza di genere è evidentemente un fenomeno fortemente radicato nel tessuto sociale italiano e, ancor più disgraziatamente, sembra essere un fenomeno in aumento.
Complici dell’infinita lista di donne ammazzate per mano di coniugi e amanti violenti sono l’assenza della famosa “certezza della pena”, le lungaggini giudiziarie, i processi che in questo paese – sempre e comunque troppo maschilista – durano un’eternità, quei sindaci che all’ennesimo stupro di gruppo giustificano il branco di ragazzini stupratori (vale solo per gli italiani, possibilmente compaesani, non per i neri) asserendo che la ragazza “se l’è cercata”, “aveva la minigonna”, “era ubriaca”, “doveva saperlo”, “beh certo…capita a chi esce di sera”, “in fondo è solo una ragazzata” e via così. Come se ogni ragazzina che ha voglia di vita, va in discoteca e non veste come una suora, debba mettere in conto che potrebbe essere violentata e magari ammazzata. E poi, ancora, l’assuefazione a tali orribili notizie, che diventa indifferenza (“Toh, eccone un’altra”) e, soprattutto, la totale mancanza di educazione sentimentale, anche da parte delle istituzioni. Per non parlare poi degli interrogatori di carabinieri e poliziotti e delle domande di certi medici alle vittime di violenza: domande intime, imbarazzanti, vere e proprie inquisizioni che danno alla vittima, già duramente e psicologicamente provata, l’idea di essere invece colpevole e la mette, ancora una volta, in una posizione di inferiorità.
Ma anche – e mi duole dirlo, mi duole parecchio – alle considerazioni di tante donne, femmine, suocere, mogli e madri, che ragionano come il più bieco dei maschilisti del Medioevo.
Quindi ragazze attente, non credete alle fandonie di amori malati e gelosie per amore, chi vi ama vi vuole felici e non vi dà fuoco, non vi picchia perché è innamorato, non vi violenta per passione, non limita la vostra libertà per gelosia e non vi minaccia perché vi vuole bene. E anche se siete di Novara dove la lega, invece di darsi da fare per studiare leggi e decreti efficaci per arrestare il fenomeno sulla violenza di genere, ha pensato bene di vietarvi di indossare abiti succinti e che “offendono il comune senso del pudore”, se vi aggrada indossate pure minigonne e stretch dress, tacco dodici e jeans aderenti, non saranno questi i motivi di pericolo. Anche perché ancora non è chiaro quale sia il limite del comune senso del pudore e non abbiamo capito se in giro ci saranno guardie che misurano, centimetro alla mano, la distanza tra coscia scoperta e tessuto. Forse, siamo ancora un paese libero.