ALEXANDRA OCASIO-CORTEZ, LA PASIONARIA SOCIALISTA PIÙ GIOVANE DEL CONGRESSO USA

DI CHIARA FARIGU

“Un enorme successo stasera. Grazie a tutti”, ha twittato Trump dopo l’esito delle elezioni di metà mandato che restituisce, dopo otto anni, la Camera ai democratici e conferma, rafforzandoli, i repubblicani al Senato. Che la sua sia una vittoria di Pirro o una mezza sconfitta saranno i fatti a stabilirlo, quel che è certo è che a travolgere il tycoon americano più che l’onda blu è stata quella rosa. Sono loro, le donne, le vere vincitrici di queste elezioni: su 237 che correvano come candidate, oltre 100 occuperanno uno scranno al Congresso, il numero più alto in assoluto. Non è questo il solo record battuto: due di loro, Ilhan Omar e Rashida Tlaib, sono le prime musulmane elette e Alexandria Ocasio-Cortez, è la più giovane parlamentare della storia.

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Fisico mozzafiato, una cascata di capelli corvini, due simpaticissime fossette sulle guance illuminate da un sorriso a tutto tondo, la ventinovenne neo deputata si è guadagnata una netta vittoria nel distretto del Bronx di New York, battendo un avversario di tutto rispetto com’è appunto il repubblicano Anthony Pappas. Un ‘terremoto politico’, così è stata definita dai media americana. Ed è così che si racconta lei stessa nel video-spot elettorale: “Non vengo da una famiglia ricca e potente, sono nata in un quartiere dove il codice di avviamento postale della zona in cui vivi determina il tuo destino. Donne come me non si candidano”, smentendo ogni pregiudizio di genere e di estrazione sociale. Figlia di madre portoricana, addetta alle pulizie, e di padre del Bronx, morto di tumore nel 2008, la Ocasio-Cortez, per sbarcar il lunario, fino a pochi mesi faceva la barista. Ma i suoi sogni volavano alto, così come le sue aspirazioni. Una laurea in Economia e relazioni internazionali alla Boston, qualche esperienza come educatrice, Alexandra, di fede socialista ha lavorato anche per la campagna di Bernie Sanders, il senatore progressista sconfitto dalla Clinton alle primarie per le presidenziali del 2016, di cui si dichiara accanita seguace.

“Pasionaria” è l’altro appellativo che descrive questo ‘terremoto politico’ fin da quando decide di presentarsi alle primarie sfidando il potente Joe Crowley (sconfitto poi con un divario di oltre 4mila voti). La sua, una campagna elettorale sui generis, incentrata a riportare alle urne quegli elettori demotivati che dalla politica avevano avuto più dolori che gioie.
I suoi cavalli di battaglia sempre gli stessi: difesa delle minoranze con l’abolizione del dipartimento per l’Immigrazione e le frontiere, protezione dei ‘dreamers’, ovvero, i giovani immigrati portati negli Usa da piccoli da genitori clandestini, sanità universale, tutela dell’ambiente, diritti per le donne.
L’anti-Trump per eccellenza, Alexandra, grinta da vendere, sogna anche un sistema di finanziamento più trasparente per le campagne elettorali ed una politica rivolta ad ascoltare i reali bisogni della gente. Capacità messa in campo in tutti questi lunghi mesi che l’ha proiettata dal Bronx direttamente al Congresso.

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