IN GUERRA DI S. BRIZE’: LA CLASSE OPERAIA SECONDO VINCENT LINDON

DI LUCA MARTINI

È un film politico, che riguarda cioè la polis, e pare preso di peso dalla realtà dal regista Stéphane Brizé, autore francese dalla personalità forte e ormai riconoscibile. Una fabbrica, la Perrin Industries, viene chiusa, 1.100 operai non si rassegnano al licenziamento, ovvero a venir sacrificati alle leggi del profitto; il dramma è innescato da due linguaggi che non si incontrano, quello ‘sindacale’ della disperazione umana e quello matematico, ultra umano in apparenza, del capitale. Il terzo linguaggio, utilizzato da Brizé per riassumere i termini della contesa è quello ‘falso’ della TV, che racconta semplificando.

In guerra rivede insieme Brizé e Vincent Lindon, dopo lo splendido La legge del mercato, e Lindon è l’eroe controverso della storia, il portavoce dei dipendenti Laurent Amédéo, che conduce la trattativa per evitare il licenziamento collettivo. Amédéo è il giusto sempre più solo mano a mano che il suo fronte si sgretola durante uno sciopero estenuante, fino a che perde il controllo della situazione e vede la ‘guerra’ precipitare nella rabbia incontrollabile e nella violenza.

Viene subito in mente un altro film operaio, 7 minuti, di Massini-Placido. Ma là c’era una ricostruzione quasi pedagogica di uno scontro sindacale, qui è invece riprodotto e usato come una risorsa il linguaggio ruvido e graffiato di un docu, di una presa diretta, che si risolve nelle lunghe discussioni tra gli operai, dove la macchina da presa si fa invisibile. Le scene non ‘politiche’, private, che raccontano l’altra vita dei personaggi, sono poche, brevi ed evocative e spezzano appena, increspano appena il tema anche visivo del film.

Lindon, alto borghese parigino, nipote del grande editore Jérôme, già burattino nelle commedie strampalate e geniali del tardo Lelouch, mescolato ad attori presi dalla vita, si esalta: l’età gli ha regalato la maschera giusta per incarnare l’operaio che finisce a essere l’ultimo degli eroi (un eroe brechtiano). Potrebbe girare, visto il suo physique du role, il remake di tutti i film di Jean Gabin. Brizé conferma il suo sguardo: con il conterraneo Audiard è uno dei registi più capaci di scrutare nei meccanismi del potere.

Nota a margine. Potete incontrare Lindon e Brizé l’8 novembre alle 20 al cinema Anteo di Milano: è prevista l’anteprima di In guerra e un incontro con i due al termine della proiezione.