SISTEMA PARNASI. ORA RIFLETTORI PUNTATI SULLA LEGA

DI MARINA  POMANTE

Ai magistrati romani che accusano Luca Parnasi di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, lui risponde ammettendo che il mondo della politica o per meglio dire i politici, lo hanno sempre cercato e lui quando non era interessato all’interlocutore, si faceva negare oppure semplicemente “aveva altro da fare, era occupato”.
Parnasi parla senza veli dei suoi rapporti con i Partiti, ammette l’esistenza di un legame storico con il Partito Democratico ma, racconta anche di nuovi rapporti a livello nazionale con la Lega e con Giorgia Meloni, infatti sia lei che il candidato a Milano Stefano Parisi, ricevettero un lauto sostegno da un’associazione. Su Roma l’idea di allacciare buoni rapporti con il Movimento 5 Stelle.
Ai magistrati racconta: “guardi, quando arrivano le elezioni io ricevo 100 WhatsApp, cento telefonate, (vediamoci, vediamoci, vediamoci) a pioggia, ovviamente cerco di filtrare”.

Come lui stesso dice, il collegamento più importante, è con il Partito Democratico e spiega che proprio nella storia della sua famiglia e del gruppo imprenditoriale, suo padre prima e adesso lui, hanno sempre sostenuto ufficialmente il Partito Democratico, anche con cospicue cifre, 50mila, 30mila, poi Parnasi racconta che in occasione dell’ultima campagna elettorale si presentò da lui un rappresentante dell’associazione Eyu: “mi fu offerto questo studio, questo rapporto sulla casa, è un volume piuttosto corposo, ovviamente per onestà intellettuale io non avrei mai comprato questo volumotto sulla casa se non fosse stato legato al rapporto con il Partito Democratico”.
E spiega che lo ha comprato “come fosse un quadro”, che era un modo per passre un finanziamento al Pd, ma aggiunge anche di non aver mai visto il volume comprato da Eyu di non essersene proprio interessato e di non sapere nemmeno se fosse stato consegnato.
L’imprenditore precisa che ipotizza che sia un volume cartaceo… A questo punto la Pm Barbara Zuin e il procuratore aggiunto Paolo Ielo chiedono se quindi era soltanto un modo per far giungere i soldi al Pd. Luca Parnasi risponde che è esattamente così, e aggiunge spiegando, che le “donazioni” alla Politica, in questi anni, sono molto cambiate “quando il mercato immobilare girava, prima della crisi del 2013, i pagamenti alla politica erano molto più alti, rispetto a oggi direi il rapporto di uno a tre. Per effetto delle dichiarazioni di Parnasi nel registro degli indagati sono finiti il tesoriere del Pd Francesco Bonifazi e quello della Lega Giulio Centemero.

Al terzo interrogatorio, l’imprenditore ammette che un finanziamento piuttosto importante lo ha dato all’associazione “Più Voci”, che è un’organizzazione di area leghista e dice che era piuttosto motivato a sostenere questa associazione, perchè avrebbe potuto favorirlo in quello che era il suo “proposito imprenditoriale”, in pratica spostarsi da Roma a Milano.

Il progetto che Parnasi aveva in mente era lo stadio del Milan.
Racconta che partecipò a tutt’e due le cene pre-elettorali, a Roma in sostegno di Giorgia Meloni, e a Milano per Parisi.
In merito a Fratelli d’Italia sono avvenuti anche dei finanziamenti in chiaro, tanto che il tesoriere del Partito chiese alla società PentaPigna (usata dal gruppo per giustificare i pagamenti) i giustificativi per il finanziamento di 50mila euro per le elezioni dello scorso marzo.

La Lega per mezzo dell’associazione Più Voci, ricevette 250mila euro. Dopo un lungo interrogatorio, l’imprenditore ha ammesso che per lui era molto importante il sostegno alla Lega.
Parnasi aggiunge che il sistema è stato lo stesso che ha usato con il Pd: un modo per far arrivare soldi alla Lega. Si passa in questo caso dalla fondazione PiùVoci. Sul finanziamento “io ho parlato con entrambi”, Andrea Manzoni e Giulio Centemero, membri del Consiglio dell’associazione PiùVoci entrambi sono dei commercialisti e Centemero è anche tesoriere e deputato del Carroccio. Parnasi in un altro interrogatorio aggiunge che con Manzoni concordò anche un finanziamento da 100mila euro per Radio Padania e altri 100mila per un’altra società, Parnasi dichiara espressamente che quei soldi “erano chiaramente destinati alla Lega” e come un fiume in piena, prosegue: “D’altra parte, finanziare PiùVoci mi avrebbe dato accesso a quello che era un po’ il mio proposito imprenditoriale, cioè di muovermi da Roma a Milano”. Ma altri pagamenti secondo l’imprenditore, finiscono all’ex presidente del Lazio Renata Polverini, all’ex sottosegretario Francesco Maria Giro, all’ex consigliere regionale sempre in Lazio Luciano Ciocchetti (tutti di centrodestra).

Nelle deposizioni, il costruttore parla anche del rapporto con Luca Lanzalone, descritto come l’uomo chiave può riuscire ad avere rapporti con i Cinque Stelle. L’ex presidente di Acea, racconta Parnasi, era assieme al suo studio “dei tramiti per poter, come dire, avere un accesso al Movimento Cinque Stelle, che non avrei avuto in alcun modo, per essere proprio precisi”. Nel raccconto fa anche il nome di Daniele Frongia con cui nel corso del tempo, iniziò ad istaurare un rapporto con Frongia, allora assessore allo Sport della giunta Raggi. Parnasi parla con lui fino a “una settimana prima dell’arresto” di un’idea, “che avevo avuto di realizzare un potenziale impianto per il basket, presso la sede dell’ex Fiera di Roma”. E mette anche a verbale, di un incontro precedente nel quale si era discusso di “un progetto che stava facendo di Campo Testaccio e di un’idea Labaro”. In quell’occasione, spiega ancora Parnasi, Frongia “mi diede un curriculum”.

Il curriculum era di una ragazza che, da come racconta Parnasi “non ricordo il nome, che però ho incontrato nel mio ufficio, gli ho fatto fare un colloquio anche con l’ingegnere che si occupa del personale…”. Poi, aggiunge, “non c’è stato nessun seguito”.
Nel corso dell’interrogatorio, Luca Parnasi riferisce di una discussione con Lanzalone, proprio legata agli interessi dello stesso Lanzalone che riguardano vari settori da Ferrovie la cui nomina dipende dal ministero dell’Economia, al settore delle comunicazioni e a Telecom. E l’ex consulente M5s disse a Parnasi che se tutto fosse andato come previsto, il viceministro sicuramente sarebbe stato la Castelli, “Laura Castelli che è personale amica mia e quindi dobbiamo fare questo lavoro fatto bene, senno non ti conviene dare, devi alleggerire”.
L’interrogatorio di Parnasi è un insieme di omissis che riguardano tutta la politica prima e dopo il “cambiamento” ma poi dalle dichiarazioni fatte dall’imprenditore, di nuovo c’è ben poco anzi il modus operandi attiene più alla vecchia politica e la nuova non né è da meno.