ADDIO ALLA NONNINA DEL COMPUTER CLOTILDE SERPI

DI CHIARA FARIGU

L’ultima poesia l’ha dedicata al suo paese, Ussaramanna, borgo di 500 anime, ubicato a sud della Sardegna che qualche giorno fa ha organizzato una mega-festa in occasione dei suoi 100 anni. Una festa speciale per quella donna speciale che tre anni fa fece innamorare diverse generazioni di italiani grazie ad un video, che divenne virale in poche ore, che la vedeva alle prese con un computer alla sua veneranda età. Divenne per tutti ‘la nonnina del pc’, un’icona per giovani e anziani ai quali non si stancava di ripetere:E’ sempre tempo per imparare. Non bisogna arrendersi mai”. E lei, ad arrendersi non ci ha pensato davvero mai, neanche nei momenti più duri quando tutto sembrava perduto e privo di senso come in tempo di guerra quando la paura delle bombe la faceva da padrona.

Ha vissuto come ha voluto. Se n’è andata quando ha voluto. Davvero “Una donna padrona del tempo”, come il titolo del libro che racconta la sua incredibile storia. Lei, tzia Tillia, al secolo Clotilde Serpi, dopo aver spento le 100 candeline e ringraziato tutti per la mega-festa organizzata dall’amministrazione comunale di Ussaramanna, è tornata a Samassi, alla casa di riposo che l’ospitava da nove anni. “Adesso che ho raggiunto questa età posso anche morire”, ha confidato a chi le chiedeva quali fossero i suoi programmi futuri. Una carezza alle sue amate poesie, una sfogliata al libro fresco di stampa, uno sguardo affettuoso al suo primo libro “A piedi scalzi su una terra di vetro”, uno al suo inseparabile pc e i ricordi di una lunga esistenza, belli brutti ma soprattutto tanti, che per due giorni ancora hanno continuato a tenerle compagnia, poi, durante il sonno, l’addio e la nuova avventura, nell’aldilà, a scrivere tante altre storie come faceva da giovane. E come ha continuato a fare sempre, perché questa era la sua passione più grande.

Lascia un grande vuoto ‘tzia Tillia’, nella sua Ussaramanna e nella Sardegna tutta. Uno scricciolo di donna con una volontà di ferro. Che ha saputo colorare la vita, assai avara con lei e segnata da lutti dolorosi (la perdita del marito ancora giovane e poi del figlio Aldo), con poesie e racconti che attingeva dalla sua terra, bella e amara allo stesso tempo. “Avrei voluto studiare ma la mia famiglia era povera e mi sono fermata alla terza elementare. Avrei voluto fare la biologa, sono sempre stata curiosa”, raccontava Clotilde in un italiano corretto e piuttosto articolato. Una vita di sacrifici, i lavori nei campi e per arrotondare, a servizio presso una famiglia benestante di Cagliari. Di notte sognava con la penna ed il quaderno sul quale lasciava emozioni e aspettative. Una donna d’altri tempi che ha insegnato davvero tanto a tutti, giovani ed anziani. Poi la scoperta del pc. Un amore a prima vista per quell’apparecchio magico che le consentiva di viaggiare fuori dalla sua camera per conoscere il resto il resto del mondo. E di scrivere, clic dopo clic le sue amate poesie. Come l’ultima per Ussaramanna. Che portava sempre nel cuore, tra i suoi ricordi più belli.

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