CONDONO EDILIZIO,VIRUS ITALIANO

DI MARINA NERI

 

Nel 118 d.C. l’imperatore Adriano, asceso da poco al potere, decise di accaparrarsi il consenso delle masse utilizzando una trovata politicamente geniale. Dispose che per tutti i sudditi dell’impero, in qualsiasi latitudine o provincia si trovassero, fossero azzerati in segno di magnanimità, tutti i debiti erariali.

Fu il primo condono tombale della Storia e gli valse una enorme popolarità’.

Nei secoli a venire, l’espediente del Condono ebbe una enorme efficacia propagandistica utilizzata indistintamente da molti governi per ottenere il plauso dei cittadini meno virtuosi.

L’etimologia del verbo racchiude in se’ tutto un programma: cum-donare, tradotto significa ” concedere in dono, fare un regalo, omaggiare”.

Le parole hanno conosciuto spesso una loro parabola evolutiva, nel senso del nascere, svilupparsi e morire, in quanto vivono insieme alla lingua cui appartengono.

Il Latino è morto come lingua, eppure Cum-donare ha attraversato indenne il fiume del Tempo e niente ne ha alterato il suo significato originale. Sempre la sua vocazione alla magnanimità, alla elargizione, al suo senso di regalia.

Sempre la sua vocazione a fare tabula rasa del passato per ripartire ex novo.

Non a caso la storia racconta che in Argentina, dopo ogni golpe, vi era un condono!

Cum-donare, cela in sé l’intento di assicurarsi, attraverso una massiccia adesione dei contribuenti non virtuosi, un consistente afflusso di denaro nelle casse dello Stato, contropartita della cancellazione di un abuso.

La storia recente del nostro paese, fu scandita da condoni, rectius, regali agli abusivi, fatti dai vari governi, senza distinzione di colore e casacca per ottenere consenso ed una pronta liquidità di cassa.

Di contro si assistette ad uno scempio continuo e costante del territorio.

Una cementificazione dilagante, un disinteresse totale delle regole di costruzione e della corretta identificazione delle zone idonee ove realizzare gli interventi edilizi.

Il mancato puntuale controllo da parte degli enti, l’eccessiva burocratizzazione delle procedure, la lacunosa attuazione delle sentenze di demolizione ove pronunciate, hanno fatto sì che nelle maglie farraginose delle norme si rinvenissero cavilli, si perpetrassero ritardi, si reiterassero le infrazioni, si consolidassero le situazioni.

La politica del “meglio oggi l’uovo che la gallina domani”, nell’ottica dei guadagni immediati degli enti con il gettito del pagamento delle oblazioni conseguenti all’adesione al condono, ha dimostrato la sua scarsa lungimiranza.

Lo spaccato di questa triste realtà connessa alla violenza perpetrata sul territorio, sta tutta nei tragici eventi di questi ultimi giorni.

La drammatica combinazione di eventi atmosferici di eccezionale gravità, misti ad abusivismo edilizio, ritardi nella risposta dello Stato sul campo della emissione delle ordinanze di demolizione, hanno reso esplosiva la situazione, attuale ed improcrastinabile l’esigenza di interventi e controlli ex ante e non più solo ex post.

Una nazione che pare avere nel suo credo sociale il concetto di ” Condono”.

L’urbanizzazione selvaggia che ha disseminato di mostri di cemento il nostro territorio, decuplica la sua forza devastante al solo ventilarsi di una mera ipotesi di condono.

E’ sempre stato statisticamente così, con un aumento delle realizzazioni abusive in concomitanza con annunci di eventuali emanazioni di leggi atte a prevedere un condono.

Sin dal lontano 1985 quando fu promulgata la prima legge sul Condono, la numero 47.

L’intento che si voleva raggiungere con la predetta legge era quello di sanare opere abusive realizzate in difformità ed in deroga alle norme urbanistiche.

Tutte le leggi di condono di norma sono leggi speciali atte a derogare alla legge generale.

La legge 47/85 tendeva ad annullare, per chi aderiva al condono, ottemperandone le prescrizioni, totalmente o parzialmente il reato penale di abusivismo edilizio.

Veniva aggirata così la previsione generale che non si potesse costruire in assenza di concessione edilizia e ove non fosse consentito dagli strumenti urbanistici.

Essendo una legge speciale aveva una portata limitata nel tempo e ineriva fattispecie identificate dettagliatamente nel testo con un limite temporale della commissione dell’abuso.

Infatti il c.d “primo condono” consentiva di condonare tutti gli abusi realizzati entro l’1/10/1983.
Prevedeva che per le aree o gli interventi dove sussistesse vincolo non potesse esserci condono senza il parere della Sovrintendenza.

In detta legge si prevedeva, altresì  la sanatoria per quelle opere che avrebbero comunque potuto ottenere la concessione edilizia ove questa fosse stata richiesta.

Veniva, quindi, per la prima volta fatta la distinzione fra il condono e la sanatoria edilizia.

Il primo era occasionale, introdotto con legge speciale, limitato nel tempo, la seconda poteva essere sempre richiesta purchè l’abuso rispettasse i canoni urbanistici e nulla ostasse al rilascio della concessione edilizia ove fosse stata richiesta.

Il cittadino che usufruisce del condono, deve corrispondere agli enti preposti gli oneri concessori incrementati per come previsto dalla legge cui deve aggiungersi una oblazione atta ad estinguere il reato.

L’iter di esame della pratica da parte della Pubblica Amministrazione incontra tutta la gamma di difficoltà’ che burocrazia, scarsi mezzi, esigua dotazione di personale oppongono ad una snella ed efficiente soluzione.

Il secondo condono fu inserito nella legge finanziaria 724/1994 .
Riapriva i termini della realizzazione dell’abuso fino al 31/12/1993, manteneva le caratteristiche sostanziali della precedente, prevedendo, tuttavia, alcune limitazioni alla condonabilità. Queste ultime dovevano ubbidire a determinati requisiti di volumetrie ed altezze.

Per la prima volta veniva introdotto l’istituto del Silenzio- assenso nel caso di inerzia della P. A.

Dal 1994 al 2003 fu un susseguirsi disorganico di decreti legge atti a reiterare le disposizioni delle precedenti leggi speciali.

Fino a che la stessa Corte Costituzionale non statuì in merito alla illegittimità  dell’abuso della decretazione di urgenza senza che poi trovasse consistenza nella sua trasformazione in legge.

Successivamente la legge 662/1996 introdusse modifiche marginali in materia di tutela ambientale e stabilì  una sorta di vademecum per la riscossione ed il reimpiego delle oblazioni da parte degli enti locali.

Il terzo ed al momento ultimo condono, fu quello previsto dalla legge 326/2003.

In essa era previsto che ove su aree demaniali o patrimoniali dello Stato, escluso il demanio marittimo, insistessero sconfinamenti effettuati da privati, con la costruzione di loro opere, realizzate prima del 31/12/2002, le predette aree demaniali o patrimoniali potevano essere alienate agli stessi privati che ne facevano richiesta.

Restavano escluse aree soggette a vincolo dei Beni Culturali.

Il condono del 2003 prevedeva delle restrizioni rispetto alla normativa del 1994, soprattutto con riguardo alla non condonabilità di opere ove non potevamo effettuarsi interventi antisismici, che non rispettavano i vincoli idrogeologici, che erano costruite su aree demaniali per le quali non vi era volontà di alienazione o su demanio marittimo o erano state eseguite da chi aveva riportato condanne penali definitive per associazione mafiosa, riclaggio, o realizzate su aree boschive o adibite a pascolo interessate da
incendi.

In ultimo è di questi giorni l’approvazione del c.d Decreto Genova inerente la ricostruzione del ponte Morandi.

In realtà’ in esso sono state inseriti alcuni capitoli inerenti la ricostruzione post terremoto del 2017 che colpì l’isola di Ischia.

Da più parti si è gridato all’ipotesi di una sanatoria generalizzata per gli abusi sull’isola, in quanto sarebbero state applicate le disposizioni di cui alla legge 47/85 il c. d primo condono che aveva maglie molto ampie.

Consentirebbe per Ischia di sanare abusi che con le leggi successive non si sarebbero potuti sanare, in quanto opere ricadenti in aree pericolose da un punto di vista dell’assetto sismico, vulcanico, idrogeologico, prevedendo, inoltre, un contributo del 100 per cento da parte dello Stato.

Il Vicepremier Di Maio non lo ritiene un condono, e il suo collega Salvini ha definito                       “ambientalismo da salotto” la vibrante protesta montata.

Paradossalmente ogni condono comporta l’amplificarsi del fenomeno dell’abusivismo edilizio.

Il condono, consentendo di porre rimedio alla realizzazione di opere realizzate in contrasto con le norme urbanistiche sottraendosi alle pene pagando una oblazione, di fatto innesca un meccanismo di illegalità diffusa, giungendo a generare macroscopiche distorsioni del diritto.

Oggi paghiamo i costi del saccheggio, di speculazioni e lottizzazioni volute da commistioni fra affaristi e il mondo della politica.

Cum-dono. Cui prodest?
Allo Stato e ai comuni per battere cassa.

Ai cittadini poco virtuosi per risparmiare in tempi e costruire ovunque.

Si tappano così buchi ma si aprono voragini che, come novello Cariddi, fagocitano vite umane.

Il fiume esonda, straripa dai confini obbligati cui gli umani lo hanno inserito.

Neppure il mare lo riceve, troppo arrabbiato per accogliere acqua che ha il sapore del sangue innocente.

E intanto lo Stato fa il biscazziere, i comuni sono esecutori materiali dell’incasso ma non del controllo e i tempi della burocrazia non sono quelli della vita e della morte.

E di abusivismo oggi si muore.

Cum-donare è solo la resa dello Stato alla logica del profitto e della clientela.

Un regalo che premia I colpevoli e punisce I virtuosi.
” L’Italia va avanti perché ci sono I fessi. L’Italiano ha il culto della furbizia che arriva persino alla ammirazione di chi se ne serve a suo danno”( Giuseppe Prezzolini ” codice della vita italiana” )

 

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