INDIA MON AMOUR. RIFLESSIONI TRA LE PALME  7

DI MANUELA MINELLI

Dondolando su un’amaca, sotto le palme coi cocchi, ci si rende conto di quante cose inutili ci portiamo dietro, quanta zavorra, quanto pesante vuoto superfluo! La vita potrebbe essere così semplice sotto le palme coi cocchi, bastano un cielo color del mare, i sorrisi della gente, e Snatam Kaur che canta in sottofondo, mentre le onde di questo mare, che all’improvviso possono mostrare  una forza inaudita, ma ora placide e lucenti, la accompagnano. Una foglia di banano con sopra un pugno di riso, due pezzi di tonno fresco scottato su legno di cocco e due cucchiaiate di sambar e coco chutney con un chay bollente sono sufficienti a tenerti in salute. What else?

E invece sai che tra non molto sarai di nuovo prigioniera del traffico sul GRA, della lotta per i parcheggi, del lavoro dietro una scrivania e davanti a un pc (che se ripenso alle operaie-schiave annerite dai fumi della tostatura degli anacardi mi vergogno al primo accenno di lamento), degli orari da rispettare, della fila al supermercato, dell’apericena e del dopocena, dell’amica insistente, della collega insopportabile, dei notiziari e del vento freddo. Ci sono cose che non hanno prezzo, una su tutte è la libertà. E l’India ti rende libera, fa spazio nel tuo cervello così ristretto e nel tuo cuore così focalizzato sulla mancanza invece che sulla pienezza. Ma l’India sa anche renderti prigioniera, come la sua dea dalle tante braccia, ti agguanta e non ti molla, ma addolcisce il tuo sonno e il tuo sentire.

Sempre dondolando sull’amaca, sotto le palme coi cocchi, mentre il sole sta calando e tra poco si tufferà nel mare, rifletto sul fatto che stiamo sempre bene attenti a ricaricare i nostri smartphone, ma tralasciamo di ricaricare le nostre batterie personali, fino a non riuscire più neppure a renderci conto di essere privi di energia vitale. Per chi è viaggiatore e non turista, il viaggio è già una potente ricarica. I sorrisi bianchissimi e gli occhi nerissimi di questa gente, i tramonti struggenti, i pasti vegetariani, i nugoli di bambini che ti corrono incontro gioiosi e scalzi, le giovani principesse dai capelli lucenti avvolte nei loro sari coloratissimi e bordati d’oro, i cani randagi e le vacche magre e intoccabili, gli odori di spezie e incensi, di sudori e frittelle, le spiagge color curcuma, il rosso e l’oro dei templi e l’India tutta che pulsa di vita in ogni suo angolo, ricaricano le tue batterie in maniera definitiva.

Qui sono accadute un’infinità di cose belle, qualcuna meno, il tempo però è volato troppo in fretta senza un minuto di noia. Eppure la noia mi sarebbe necessaria, vorrei viverla e godermela, come i bambini che fanno scorrere sassolini tra le piccole dita. E invece, forse perché anche da bambina non potevo fare a meno di disegnare, scalare alberi, dipingere, cambiare vestiti alle bambole, tenere un diario e un erbario, costruire villaggi di pongo abitati da lumache catturate in pineta, tentare di salvare cani e gatti randagi, correre in bici, collezionare conchiglie, seminare fagioli in batuffoli di cotone intrisi d’acqua, io la noia non la conosco, sebbene la desideri.

Fermarmi mi spaventa, forse…  may be

Ma quello che ho promesso a me stessa per l’anno che mi attende è che imparerò a fermarmi e a mollare le zavorre. Gran parte della paura si è già sciolta grazie al sole del Kerala ed è stata sciacquata via dalla dolcezza di questo popolo e dai loro disarmanti sorrisi.

Tra meno di una settimana a quest’ora sarò intrappolata nella mia auto, vestita come si conviene in città, la riunione col capo che necessita di scarpe, chiuse per di più, e il problema di come incastrare i troppi tasselli della giornata, la dieta da rispettare, il bucato da caricare, il check-up da fare.

E allora mi ricorderó della promessa… step by step, take your time, senza fretta e col sorriso. Let the sunshine in…Namastè.

Chi ama l’India lo sa: non si sa esattamente perché la si ama. È sporca, è povera, è infetta; a volte è ladra e bugiarda, spesso maleodorante, corrotta, impietosa e indifferente. Eppure, una volta incontrata non se ne può fare a meno. Si soffre a starne lontani. Ma così è l’amore: istintivo, inspiegabile, disinteressato.” (“Un altro giro di giostra” di Tiziano Terzani).

                   

(Ph. Manuela Minelli)