LA RIVOLUZIONE DELLE DONNE AMERICANE E’ INIZIATA

DI SERGIO DI CORI MODIGLIANI

In Usa, le elezioni midterm del 2018 (ovvero, il corrispondente americano delle nostre elezioni politiche nazionali) le ha vinte #metoo.
Tra gli osservatori più arguti e attenti, nessuno ha alcun dubbio in proposito.
Ed è davvero l’inizio di un cambiamento epocale del costume sociale collettivo.
I sociologi della comunicazione statunitense stanno già al lavoro per elaborare questo dato che, mano a mano che arrivano i risultati da tutte le circoscrizioni locali -sono quasi 25.000 disseminate sui 50 stati della confederazione- conferma questo megatrend su tutto l’ampio territorio degli Stati Uniti d’America.

Le cinque donne, le cui immagini risaltano in bacheca, sono il più rappresentativo campione di questa nuova realtà che segna e segnala un autentico cambiamento.

La prima coppia in alto è composta da Sharice Davids e Debbie Haaland, due native americans, massima espressione dell’eredità autoctona degli indiani d’America. La Davids vince in Kansas (nel cuore del territorio geografico statunitense, dove giravano i film western) e proviene da una specifica tribù del Wisconsin (denominata Ho Chunk Indian Nation) considerata una delle tribù intellettualmente e socialmente più evoluta, votata da sempre -insieme ai Sioux del North e South Dakota- alla causa ambientalista. Laureata in giurisprudenza, è una campionessa olimpionica di arti marziali, lesbica dichiarata, che gestisce diversi centri di educazione fisica all’auto-difesa per le donne in tutto il mid-west, e rappresentava gli interessi di quel mondo che viene comunemente identificato sotto la sigla LGBT. I sondaggi non l’hanno neppure presa in considerazione (e vi risparmio i commenti negli ultimi due mesi da parte del suo antagonista repubblicano che ha perso, un suprematista bianco, un razzista misogino appoggiato da Trump) eppure c’è riuscita, con grande sorpresa da parte di chi non ha capito la forza dirompente del movimento #metoo.
Debbie Haaland, invece, proviene dalla tribù degli indiani Pueblo, nello stato del New Mexico, una etnia pacifica e contadina, devota alla cultura dello sciamanesimo e allo sviluppo di una particolare medicina vegetale alternativa a quella allopatica standard. Già precedentemente votata ed eletta come assessore alla sanità in una piccola cittadina al confine con il Messico, è considerata un’ottima organizzatrice di servizi sociali e sanitari.
Ed è per questo motivo che gli elettori hanno scelto di premiarla.

Dopo 242 anni dalla sua fondazione come stato sovrano indipendente, per la prima volta, due donne della comunità degli indiani americani entrano in parlamento come deputate alla Camera dei Rappresentanti.

Le altre due immagini si riferiscono a Ilhan Omar e Rashida Tlaib.
Ilhan vince nello stato rurale (e informatico) del Minnesota.
Nata a Raas Cabaad, in Somalia, è fuggita alla sanguinosa guerra civile con tutta la sua famiglia ed è approdata in Usa dove ha ottenuto asilo politico e, in seguito la nazionalità statunitense. E’ di religione musulmana. E’ laica. La sua attività è concentrata -nello specifico- nel garantire rappresentanza e protezione alle donne contadine degli stati settentrionali provenienti da minoranze etniche di recente emigrazione. Nel 2016 è entrata a lavorare in parlamento come lobbista ufficiale a nome della “Associazione donne contadine, esercenti e proprietarie di aziende agricole bio nel Minnesota”.
Rashida, invece, proviene da una famiglia di profughi palestinesi stanziati in Syria e rifugiati in America nel 1973, ed è nata a Detroit, nel Michigan, lo stato operaio per eccellenza. E’ la maggiore di 14 figli. E’ musulmana, credente e osservante, quindi indossa il chador rituale. Sindacalista, è membro esecutivo dell’associazione “per la lotta per la parità salariale di genere e contro ogni forma di discriminazione economica nei confronti di minoranze di genere, di etnia, di religione, di status, di provenienza geografica”. E’ stata votata per lo più dalla classe operaia. Negli stabilimenti Fiat-Chrysler di Detroit ha ottenuto il 76% dei consensi.

Per la prima volta nella Storia, due donne musulmane entrano in parlamento come deputate alla Camera dei Rappresentanti.

La quinta immagine, negli stati del New England da cui proviene, è già un mito.
Si chiama Ayanna Pressley. E’ nata a Chicago, Illinois, nel 1974, in una famiglia afro-americana, di pelle nera, emigrata nel settentrione dall’Alabama. Suo padre era un musicista jazz, tossico-dipendente e ladro. Quando aveva sei anni, suo padre è finito in galera dove ha scontato una pena di sei anni, alla fine dei quali è uscito con una laurea in filosofia e un master in semiologia della musica jazz. Ha fatto e vinto un concorso ed è diventato professore incaricato in Filosofia dell musica all’università statale di Chicagore, dove tuttora esercita. Quando era piccola, in seguito all’incarcerazione del padre, si è trasferita con la madre a Boston dove ha proseguito gli studi, interrotti per diverse volte, costretta a lavorare per motivi economici. La sua svolta avviene nel 2006, a Boston, nel momento in cui inizia la grande crisi del regime Bush. La più prestigiosa scuola privata della città -di lunga tradizione aristocratica- la celeberrima Francis Parker School, frequentata al 90% dalla crema sociale dei ricchi e potenti bianchi, il giorno della commemorazione di Martin Luther King, non avendo neppure un nero da poter presentare al pubblico (se non altro per salvare la faccia) chiamano lei, figlia della donna delle pulizie della scuola. Aveva, allora 32 anni. Il suo intervento lascia di stucco l’intera platea che la giovane donna riesce a sedurre con il suo eloquio e le tributano un’ovazione che finisce sulle pagine dei giornali
(chi è interessato può leggere l’intera storia sul Boston Globe dell’epoca: https://www.bostonglobe.com/metro/2018/09/08/the-life-and-rise-ayanna-pressley/pqdppGFPoZPSEwo3Ko23BJ/story.html). Sei mesi dopo, l’arrembante avvocato di Chicago, Barack Obama, la identifica raccogliendo una segnalazione e se la prende come sua assistente e consulente. Inizia così una prestigiosa carriera che la porta a stravincere il seggio nello Stato del Massachussets ieri notte. E’ sposata e ha due figli.

Ayanna Pressley, 153 anni dopo l’abolizione della schiavitù in Usa, è la prima donna nata e cresciuta in America, di pelle nera, a essere eletta in parlamento come deputata alla Camera dei Rappresentanti.

Cinque donne diversissime, alle quali si potrebbero aggiungere le migliaia di donne che ieri sono state elette nelle istituzioni regionali, provinciali, locali, di tutti i 50 stati, per la prima volta.

Queste cinque donne sono molto diverse tra di loro ma hanno un fondamentale elemento comune: nessuna di queste è figlia, sorella, moglie, amante, di un qualche maschio che conta.
E (ciò che più conta) a nessuno dei loro elettori interessa chi sia il loro eventuale padre, fratello, marito, amante. Sono donne che affermano se stesse in quanto persone e soggetti politici, in rappresentanza di interessi dichiarati a seconda della propria competenza specifica. Non hanno avuto (e tutte quante ci hanno tenuto eccome a sottolineare questo fatto in campagna elettorale) nessun maschio dietro che le ha supportate o sostenute.

Sono tutte figlie del #metoo che in Usa non è un club di gossip o una scorciatoia facile e opportunista per acquisire visibilità mediatica e finire dentro un circo televisivo.
E con questa ondata, le istituzioni politiche americane dovranno fare i conti.
Perchè la loro affermazione finisce, inevitabilmente, per nutrire e costruire un nuovo immaginario collettivo dei giovani millennials, l’attuale generazione che ha il gravoso compito di cambiare questo mondo tossico, lercio e insopportabile e renderlo più vivibile per l’intera collettività del futuro.

Donald Trump reclama vittoria e tira un sospiro di sollievo per essersi salvato per il rotto della cuffia. Dal canto loro, i democratici più intelligenti si leccano i baffi e lustrano le armi mantenendo un basso profilo di rispettosa umiltà ottimistica.

Prima di questo voto, alla Camera i repubblicani avevano 45 seggi in più dei democratici.
Oggi, alla Camera i democratici hanno 7 seggi in più dei repubblicani.
Prima di questo voto, al Senato i repubblicani avevano 2 seggi in più dei democratici.
Oggi, al Senato, i repubblicani ne hanno 6 in più e sono tutti trumpisti fedeli.

Tutto ciò radicalizzerà la situazione, dato che il risultato elettorale ci spiega che le donne elette in tutti gli Usa hanno raggiunto (in casa democratica) la cifra del 575% in più rispetto alla tornata precedente.

Saranno quindi le donne a decidere il futuro dell’America, perchè per la prima volta nella Storia la cosiddetta quota rosa sfonda alla grande in tutti gli stati e a tutti i livelli.

Questa è la notizia, a mio avviso.
E non è una notizia da poco..
Al posto dei suprematisti bianchi, macho, razzisti, misogini e omofobi, non sottovaluterei affatto questa inedita situazione.
Il vantaggio indubitabile per tutte queste nuove elette, ruota proprio intorno alla struttura mentale dei macho trumpisti, per i quali la sola idea di una donna che si arroghi il diritto di essere considerata alla pari in quanto persona prima di essere identificata come femmina compiacente, è inconcepibile.

Sarà davvero una battaglia molto divertente.

In quanto italiano, mi auguro che presto arrivi anche qui una spumeggiante onda di rinnovamento.

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