MANUELA SAENZ: EROINA LATINOAMERICANA RACCONTATA IN DUE SAGGI

DI LUCA BAGATIN

Note sono – almeno a coloro i quali si interessano e occupano di lotte risorgimentali e di emancipazione sociale ottocentesche – le vicissitudini che portarono l’Eroe dei Due Mondi, Giuseppe Garibaldi (1807 – 1882), in America Latina, a lottare contro l’Impero del Brasile e per la liberazione dell’Uruguay, anche assieme alla moglie Anita (Ana Maria de Jesus Ribeiro de Silva, 1821 – 1849), la quale diverrà così l’Eroina dei Due Mondi.

Noto è anche che, ben prima di lui, un altro Eroe, un altro Liberatore, ovvero Libertador, contribuirà all’indipendenza della gran parte dell’America Latina dal giogo spagnolo, divenendo Presidente di gran parte delle neonate Repubbliche latinoamericane: Venezuela, Colombia, Bolivia, Ecuador, Panama e Perù. Parliamo di Simon Bolivar (1783 – 1830), il quale, come Garibaldi, trovò la sua Anita nell’ecuadoriana Manuela Saenz Aizpuru (1797 – 1856), passata alla Storia come la Libertadora del Libertador.

Di tale figura femminile eroica, spesso trascurata dalla storiografia ufficiale, parlano i due saggi della studiosa Maddalena Celano, ovvero “Manuela Saenz: l’altro volto dell’Indipendenza latinoamericana”, edito da Edizioni Accademiche Italiane e che si avvale della prefazione del prof. Diego Battistessa dell’Instituto Universitario de Estudios Internacionales y Europeos Francisco de Vitoria Coordinador Académico del Máster en Acción Solidaria Internacional y de Inclusión Social dell’Università Carlos III de Madrid e “Manuela Saenz Aizpuru – Il femminismo rivoluzionario oltre Simon Bolivar” edito da Aras, testo, quest’ultimo, più divulgativo e meno accademico, rivolto ad un pubblico più ampio.

Figlia illegittima, pur dalle nobili origini; vittima di un matrimonio combinato che la porterà a divorziare in giovane età, Manuela Saenz fu – con il suo temperamento indomito e anticonformista – agitatrice politica, cospiratrice, spia, soldatessa e amante del più noto Generale latinoamericano dell’epoca, ovvero il già citato Simon Bolivar.

Maddalena Celano, nel suo saggio, che si avvale di numerose fonti storiografiche, fra cui quelle fornite dal noto scrittore e saggista uruguayano Eduardo Galeano (1940 – 2015), rileva che dal 1860, quattro anni dopo la morte, la memoria storica di Manuela Saenz venne praticamente cancellata dalla storiografia e dalla letteratura ufficiale e sarà solo merito dello storico Victor Wolfgang von Hagen (1908 – 1985) se la sua figura sarà per molti versi riportata alla luce della Storia.

Spirito ribelle quello di Manuela Saenz, la quale, cresciuta in un convento a seguito della morte della madre – Maria Joaquina Aizpuru – fuggirà da questo all’età di 17 anni, nel 1815 ed in seguito sarà costretta a sposare un medico inglese – James Thorne – come nei desideri di suo padre, il nobile Simon Saenz Vergara. Molto presto, nel 1822, si separerà dal marito, iniziando così ad abbracciare le lotte rivoluzionarie contro la dominazione spagnola dell’Ecuador – oltre che lottando per i diritti delle donne, divenendo dunque una fra le prime paladine dell’emancipazione femminile della Storia – e conobbe dunque Simon Bolivar, del quale divenne compagna sino alla di lui morte, avvenuta nel 1830.

Con Bolivar viaggiò in Perù e partecipò alla gran parte delle battaglie che porteranno alla liberazione dell’America Latina dalla dominazione spagnola. Morirà di difterite nel 1856, ventisei anni dopo il compagno e si manterrà traducendo e scrivendo lettere su commissione, vendendo tabacco e realizzando ricami e dolci su ordinazione. Sarà spesso visitata e ammirata da personaggi illustri fra i quali il già citato Giuseppe Garibaldi – che dalle gesta di Bolivar e di Manuelita trarrà ispirazione per le successive lotte risorgimentali italiane – e lo scrittore Herman Melville.

I saggi di Maddalena Celano, oltre a darci contezza della vita di questa Eroina immortale, ci presentano aspetti intimistici, profondamente romantici e a tratti persino erotici e con qualche punta di gelosia del rapporto con Simon Bolivar, attraverso un ampio epistolario – frutto dei periodi di separazione fra i due, causati dalle lotte contingenti – e fonti inedite.

Nei saggi non mancano, inoltre, analisi politologiche relative alle lotte di emancipazione femminile condotte da Manuela Saenz, le quali si sono inevitabilmente riverberate nella lotta per l’emancipazione femminile odierna in America Latina, nonché analisi relative al bolivarismo, inteso nel senso più ampio e attuale, come processo che – dall’avvento al governo del Presidente Hugo Chavez in poi – ha caratterizzato la politica sociale e socialista del Venezuela del XXI secolo.

“Manuela Saenz: l’altro volto dell’Indipendenza latinoamericana”e “Manuela Saenz Aizpuru – Il femminismo rivoluzionario oltre Simon Bolivar”, sono dunque due saggi che colmano non poche lacune, se pensiamo che gli ultimi saggi su tale storica figura sono stati scritti e editati all’estero prevalentemente negli Anni ’80 e ’90, se escludiamo l’ottimo e forse unico saggio pubblicato in Italia sull’argomento: “Libertadora ! – Storia di Manuela Saenz” di Toni Klingendrath, edito da Stampa Alternativa nel 2010.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it