ERA SOLO UN MEDICO, GIUSEPPE LIOTTA, ANZI UN GRANDE UOMO

DI MARINA NERI

Tre novembre 2018. Sicilia orientale funestata da temporali di forte intensita’.

Nubifragi e acqua torrenziale a sedare l’arsura di qualsiasi terra.

Il dottore Giuseppe Liotta, pediatra, doveva prendere servizio presso l’Ospedale dei Bianchi di Corleone, 65 km di strada per raggiungerlo.

Il vento era divenuto bufera, la strada percorsa da una vita era divenuta impervia e improvvisamente sconosciuta per la pioggia che falsa i contorni, altera i percorsi. Eppure, nessun dubbio a frenare il senso del dovere, la stessa normale e umana inquietudine a non essere limite alla sua azione.

A bordo della sua auto, il dottore ha affrontato la furia della natura scatenatasi nella sua forza.

Aveva deciso di percorrere una strada alternativa in mezzo ai campi per giungere in minor tempo sul posto di lavoro.

In contatto telefonico con la moglie, la teneva aggiornata sulla difficolta’ a procedere. Le aveva persino palesato la paura che provava mentre il temporale furioso imperversava.

Poi il silenzio. Il dottore e la sua vita inghiottiti in un buco nero.

Da quel momento, lanciato l’ allarme, mentre a Casteldaccia si piangevano gia’ nove vittime innocenti immolate sull’altare dell’abusivismo edilizio, iniziavano le disperate e affannose ricerche del giovane pediatra.

Un occhio alle previsioni meteo e uno alla clessidra che scandisce inesorabilmente un decorso tempolare che, trascorrendo, fa scemare le speranze di trovare in vita l’uomo.

Quattro lunghi giorni a battere senza sosta il territorio.

Ad allargare il cerchio di ricerca partendo dal punto di ritrovamento della macchina e di alcuni vestiti.

Quattro lunghi giorni di speranza iniziale, divenuta flebile col passare delle ore.

Fino all’epilogo del giorno 8 novembre.

Ritrovato dagli agenti della polizia e del corpo nazionale del soccorso alpino, il cadavere dentro un vigneto di una azienda Vitivinicola di Corleone allagata dal fiume Belice.

Il corpo era stato trovato a dieci km dal punto in cui, giorni prima, era stato rinvenuto il veicolo.

La citta’ di Palermo, le forze civili e politiche,         l’Ordine dei Medici cui il dottor Liotta apparteneva, i suoi piccoli pazienti in cura presso l’ospedale, si sono stretti in cordoglio attorno alla famiglia, alla giovane moglie cui e’ toccato il drammatico riconoscimento del cadavere, e ai figlioletti.

Tante in queste ore le proposte per non fare scadere nell’oblio il ricordo di un uomo che ha onorato il giuramento prestato ed il suo senso del dovere.

L’Ordine dei Medici ha proposto di intitolare una strada al Dottore ed ha, altresi’, intrapreso iniziative concrete per sostenere la famiglia nei primi ed inevitabili momenti di smarrimento conseguenti alla perdita subita.

In quella Corleone assurta sempre agli onori della cronaca per essere la patria di carnefici e criminali; in una realta’ italiana sempre piu’ infarcita di malaffare e malasanita’; in un contesto nazionale in cui l’ assenteismo e’ la regola cardine, brilla una pagina di grande umanita’.

Fa scalpore la semplicita’ del senso del dovere.

Fa gridare al miracolo il rispetto di un giuramento fatto.

Eppure e’ la storia di un medico, solo un medico che ha onorato la sua essenza di uomo e di professionista.

Facile essere eroi per un giorno, scriveva il suo conterraneo Pirandello.

Un moto improvviso. Un guizzo, neppure ponderato.

Difficile e’ essere galantuomini.

Per esserlo occorrono continui gesti concreti di coerenza di vita.

“Occorrono uomini coraggiosi perche’ galantuomini non ci si improvvisa,lo si diventa ogni giorno, e’uno stile dell’anima…senza squilli di tromba e soprattutto senza la pur legittima riconoscenza e richiesta di ricompensa” ( L. Pirandello)

Il Dottor Liotta e’ morto per come ha vissuto: compiendo fino in fondo il suo dovere.

Una eredita’ da galantuomo da lasciare ai suoi figli.