I DOCENTI ITALIANI? I MENO RISPETTATI AL MONDO

DI CHIARA FARIGU

Peggio di noi solo il Brasile e Israele. Su 35 paesi il nostro si posiziona al 33° posto per quanto riguarda lo status degli insegnanti e il rispetto degli studenti per chi sta in cattedra. Un triste primato noto da tempo e adesso confermato da una ricerca condotta dal ‘Global teacher status index’ pubblicata nei giorni scorsi. Maglia nera all’Italia dunque che da almeno tre decenni mortifica la cultura, e quindi l’istruzione, trattandola alla stregua di un fardello non più sostenibile. Una zavorra di cui sbarazzarsi, da affibbiare, senza troppi complimenti, se possibile, al privato. Non c’è governo di centrodestra o centrosinistra, in questo perfettamente in sintonia, che non abbia manifestato nei fatti (si è perso il conto delle risorse sottratte) un evidente fastidio per quell’istituzione che produce cultura con la quale però ‘non si mangia’. Come se formare i cittadini di oggi, e meglio ancora di domani, fosse una quisquilia, una bazzecola, una cosa da niente.
E se la scuola conta poco o niente, figuriamoci gli insegnanti, che di questa istituzione sono l’emblema.
Ultima ruota del carro della Pubblica Amministrazione in quanto a retribuzione e considerazione sociale, da sempre attenzionati dai politici di turno per l’orario settimanale ritenuto, ahimè, corto e le ferie ritenute, doppio ahimè, troppr lunghe, di queste politiche miopi e arruffone i docenti pagano il conto quotidianamente. Umiliati, derisi, insultati, aggrediti, pestati a sangue, non c’è giorno che la cronaca non riporti la notizia di una nuova aggressione ai loro danni. Un’insegnante presa a sediate dagli studenti, una mamma che sputa alla maestra della figlia, sono solo le ultime, e purtroppo non resteranno tali. Venuta meno la considerazione sociale è svanita la stima. Da parte degli studenti, per i quali gli insegnanti non rappresentano più i punti di riferimento di una volta, e da parte delle famiglie, che da tempo hanno abdicato al loro ruolo di genitori, oggi sempre in prima linea, a difendere l’indifendibile. Pronti a farsi ‘giustizia’ da sé per un rimbrotto, un’insufficienza, una bocciatura. Disposti a tutto pur di salvaguardare l’orgoglio ferito di quel figlio al quale ieri, altri genitori, con altri valori, avrebbero fatto vedere loro i cosiddetti sorci verdi.
Venuta meno la considerazione sociale è svanita la stima. E la conseguenza, evidenzia la ricerca del Global teacher va di pari passo con i cattivi risultati degli studenti: anche loro agli ultimi posti nei test internazionali di Pisa di matematica e lettura. Su 35mila intervistati, solo il 16% ritiene che gli studenti rispettino i propri insegnanti. Un dato che la dice lunga e che colloca l’Italia nel mondo molto più indietro rispetto alla Cina, dove l’81% degli intervistati ritiene che gli alunni rispettino i propri insegnanti. E se questo non fosse già abbastanza, gli italiani credono che il rispetto degli alunni per gli insegnanti sia ulteriormente diminuito dal 2013 quando si attestava attorno ad un già basso 20%.
Come uscirne? La risposta è scontata. Con politiche idonee e lungimiranti che restituiscano prestigio e stima ai lavoratori della conoscenza dai quali pretendere competenze e formazione adeguate al ruolo svolto, retribuzioni altrettanto adeguatamente e in linea con gli altri paesi europei, considerazione sociale nei fatti e non a parole. Solo allora, forse, si potrà tornare a parlare di rispetto. E solo allora, forse, le due agenzie educative, scuola e famiglia, torneranno ad essere alleate e non nemiche. Perché è da qui che nasce il rispetto. Quello che il Global tra gli intervistati non è riuscito a trovare. La cui mancanza ci ha fatto precipitare vergognosamente in fondo alla classifica mondiale