L’ITALIA, UN TERRITORIO COSTANTEMENTE FLAGELLATO DALLE ALLUVIONI

DI MARINA POMANTE

 

In questi giorni il nostro Paese è scosso dai tragici eventi di alluvioni e straripamenti che non solo hanno prodotto ingenti danni materiali, ma hanno anche causato decine di morti.
I fenomeni alluvionali hanno sempre interessato l’Italia da nord a sud, a ridosso delle coste o nelle zone più interne e persino nelle aree montane e quasi sempre questi drammatici eventi ci hanno fatto pagare un tributo di vite umane.

Nulla possiamo contro la furia degli elementi, inoltre il nostro territorio, proprio per la sua conformazione e la sua estensione, presta il fianco agli attacchi climatici. La nostra zona climatica è sempre stata negli anni piuttosto protetta anche grazie all’esposizione e alla posizione. La bellezza della nostra penisola è la caratteristica di godere di un clima temperato, e quasi come una bellissima sinfonia tutto lo stivale da nord a sud, presenta panorami mozzafiato. Protetta dalle Alpi che fanno da barriera alle correnti fredde, per poi scendere lungo lo stivale percorso dalla catena montuosa degli Appennini, che da est a ovest, con i suoi picchi e le sue rocce si frastaglia verso il mare, e infine il Suditalia dove il clima marittimo permette di godere di una temperatura mite anche nei mesi più caldi.

In questi anni il clima nel Mediterraneo ha subito dei forti stravolgimenti e l’urgenza di mettere il territorio in sicurezza è diventato fondamentale.
Stanziare dei fondi per il territorio deve essere una priorità per poi non incappare in errori di valutazione o ancora peggio assistere ad abbandoni delle case da parte della popolazione.

Certo è che in questi anni ci sono stati tantissimi interventi per il miglioramento dell’assetto idrogeologico del Paese, molti miliardi sono stati destinati per la salvaguardia del territorio, parallelamente a leggi che hanno regolamentato l’edilizia, impedendone lo sviluppo nelle zone a rischio (in prossimità di fiumi, corsi d’acqua, troppo a ridosso della costa o anche troppo prossimi ai bordi di rilievi montani). Tuttavia le “corsa ai ripari” dell’uomo non riesce a competere con l’imprevedibilità degli eventi atmosferici.
Gli scienziati hanno più volte lanciato l’allarme sul pericolo delle alterazioni climatiche a causa del riscaldamento globale, l’inquinamento, le piogge acide, la deforestazione e non meno importante, il buco dello strato dell’ozono. Nel corso di meeting mondiali dedicati al clima, i capi di Stato hanno preso atto degli effetti che tali cause comportano in tutto il mondo, ma ad oggi non paiono intenzionati realmente a porre rimedio.

Le cronache inerenti ai fenomeni alluvionali che riguardano il nostro Paese risalgono a vari secoli fa, se ne registra la cronologia dall’anno 589 con il dissesto idrogeologico seguito alla scarsa manutenzione dei fiumi dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente e dal peggioramento generalizzato del clima che causa innumerevoli vittime.

Prendendo in esame l’ultimo scorcio del secolo scorso, è d’uopo iniziare dalla catastrofica alluvione che colpì l’Italia nel 1966.

In seguito ad un’eccezionale ondata di maltempo, nelle prime ore di venerdi 4 novembre 1966 Firenze fu investita da una serie di straripamenti del fiume Arno. E’ stato questo uno dei più gravi episodi alluvionali del nostro Paese. Ci furono moltissimi danni nella città del Giglio, ma anche Pisa e gran parte della Toscana ne furono interessate. L’alluvione non si limitò a “ferire” il solo centro storico di Firenze ma colpì diversi quartieri della periferia, svariati centri del Casentino e del Valdarno in provincia di Arezzo del Mugello e varie cittadine a valle di Firenze, come Empoli o Pontedera.
Contemporaneamente un’alluvione fece straripare il fiume Ombrone devastando gran parte della Piana della Maremma e la città di Grosseto fu completamente sommersa, dieci milioni di metri cubi di acqua e fango inondarono la città, ad una velocità di 4500 metri al secondo, si raggiunsero in pochissimo tempo i 4 metri d’acqua alta.

L’alluvione del ’66 fu particolarmente disastrosa quanto inaspettata, l’Arno aveva esondato altre volte e l’alluvione considerata più distruttiva fino a questa, risaliva al novembre 1844.
Morirono 35 persone di cui 17 erano nei 18 comuni colpiti intorno a Firenze.
Gli aiuti provennero da più parti e da tutto il mondo ma successe qualcosa che cambiò l’ottica degli aiuti convenzionali… La protezione Civile, non esisteva ancora, sarebbe stata istituita solo nel 1992, ma migliaia di giovani si recarono a Firenze, provenendo da tutta Italia e anche dall’estero e tutti si misero al lavoro per aiutare la popolazione e per recuperare le opere d’arte, i libri antichi, le statue, i dipinti, i manufatti, patrimoni dell’umanità, che altrimenti sarebbero stati distrutti sotto il fango.
Questi giovani vennero chiamati: gli “Angeli del fango”, con un’espressione coniata dal giornalista Giovanni Grazzini, del Corriere della Sera, il 10 novembre 1966.
Gli Angeli si mobilitarono in seguito anche a Vicenza nel ’70, a Genova nel 2010 e a Parma nel 2014, per portare aiuto alle popolazioni colpite dalle alluvioni.
La città di Genova ha dedicato una strada nel quartiere Marassi agli Angeli del fango.

Il 4 novembre del 1966 anche il Triveneto (Veneto Friuli e Trentino) venne investito da piogge eccezionali, registrò un brusco aumento della temperatura e un forte vento di Scirocco, questo causò il rapido disgelo della neve caduta sui rilievi montani e impedì il deflusso verso il mare delle acque piovane.
Esondarono i bacini di tutti i fiumi dell’Adige, Brenta-Bacchiglione, Piave, Livenza e Tagliamento e vennero alluvionate le campagne per decine di chilometri, numerosi centri abitati rimasero sott’acqua. I danni fuono gravissimi e dovunque tutta l’area riportò forti disagi alla popolazione. A Venezia, l’acqua alta segnò +194 centimetri, un livello definito: eccezionale.

Tra il 2 e il 3 novembre del 1968, l’alluvione flagellò il Piemonte, colpendo le zone del Biellese e dell’Astigiano.
Vennero sommersi dalle acque interi paesi con danni a cose e persone, nella sola Valstrona l’alluvione provocò 58 vittime.
Molti edifici e fabbriche furono distrutti e si riportarono danni alle abitazioni, molti videro compromesso anche il lavoro, furono infatti tante le aziende che dovettero ricorrere alla cassa integrazione.

L’alluvione di Genova del 7-8 ottobre del 1970 fu causata da fortissime precipitazioni iniziate il 7 ottobre, verso sera il torrente Leira (a Voltri) esonda improvvisamente e violentemente causando 13 morti. Nel pomeriggio dell’otto ottobre, il protrarsi delle forti piogge provoca l’esondazione dei torrenti Bisagno (che farà numerose vittime) e Fereggiano, I quartieri di Marassi e Quezzi, ma anche i quartieri della Foce e di Brignole furono invasi dall’alluvione, le acque non poterono defluire in mare a causa delle forti mareggiate. Numerose famiglie furono sfollate e ci furono interruzioni di energia elettrica, gas e acqua.
L’antico e storico Ponte medioevale di Sant’Agata, di fronte a Borgo Incrociati, adibito a passaggio pedonale, crollò in parte, a causa della piena del Bisagno e rimasero solo le arcate centrali.

Il Piemonte, la Liguria e soprattutto la Val d’Aosta furono colpite da alluvioni e nubifragi tra il 6 e il 10 ottobre del 1977. Le città interessate furono: Asti, Alessandria, Verbano-Cusio-Ossola, Canavese, la bassa Valle d’Aosta, Valle Stura nella città metropolitana di Genova.
A Gavi, Alessandria, diverse frane si staccarono dal Monte del Forte travolgendo case e persone.
L’alluvione in questa tragica occasione fece contare 17 morti e di questi, 2 corpi non furono più ritrovati.

Il 19 luglio del 1981 sempre a causa di violente piogge dalla portata eccezionale, l’Adige rompe gli argini a nord di Salorno (Trento) all’altezza di un piccolo centro abitato di un migliaio di abitanti: Laghetti.
L’inondazione non provoca vittime ma il paesino rimane per tre giorni sotto oltre 5 metri d’acqua.

A Parma e nella provincia l’allagamento dell’8 e 9 novembre 1982 è causato dall’esondazione del fiume Taro, in seguito a piogge eccezionali e violentissime che interessarono l’area dell’alta Valle del Taro.
Dopo la piena, il fiume ruppe gli argini e si riversò sui comuni di: Fornovo Taro, Parma, Trecasali, San Secondo e Sissa.
Forti disagi e danni per gli abitanti, ma fortunatamente anche in questo caso non vennero registrati decessi.

Peggio della natura può fare l’uomo…
268 persone persero la vita nel disastro della Val di Stava, provincia autonoma di Trento, a causa di un’inondazione di fango, il 19 luglio del 1985.
La causa dell’inondazione fu il cedimento degli argini dei bacini di decantazione della miniera di Prestavel, dai quali fuoriuscirono circa 180 mila metri cubi di fango, che travolsero violentemente il centro abitato di Stava, nel comune di Tesero.
Alle ore 12 e 22 l’argine del bacino superiore franò sul bacino inferiore che cedette a sua volta. Immediatamente scese a valle a una velocità di quasi 90 chilometri orari una massa fangosa di sabbia e acqua spazzando via vegetazione, abitazioni, persone e tutto ciò che incontrò fino a raggiungere la confluenza col torrente Avisio. Poche persone estratte dalle macerie sopravvissero, malgrado l’immediatezza dei soccorsi.
In più di 20 anni le discariche non furono mai sottoposte a importanti verifiche di stabilità a cura delle società concessionarie, ma non vennero operati nemmeno controlli da parte degli Uffici pubblici competenti.

Ne conseguì naturalmente un procedimento penale, che si concluse nel giugno 1992 con la condanna di 10 imputati dei reati di disastro colposo ed omicidio colposo plurimo.
Le condanne riguardarono: i responsabili della costruzione e della gestione del bacino superiore, i direttori della miniera e alcuni responsabili delle società che gestirono le scelte per la costruzione e l’ampliamento del bacino superiore dal 1969 al 1985. Furono condannati inoltre i responsabili del Distretto minerario della Provincia autonoma di Trento accusati di aver omesso del tutto i controlli sulle discariche.
Condannate al risarcimento dei danni, oltre alla Provincia Autonoma di Trento anche le società che nello stesso periodo ebbero in concessione la miniera di Prestavel o che intervennero nelle gestioni relative alle discariche: Montedison Spa, Industria marmi e graniti Imeg Spa per conto della Fluormine Spa, Snam Spa per conto della Solmine Spa e Prealpi Mineraria Spa.

In Valtellina una serie di terribili eventi naturali causò nell’estate del 1987 danni per circa 4 mila miliardi di lire (2 miliardi di euro) e 53 morti.
Una grande massa d’aria fredda scende dall’Artico verso l’Arco alpino, scontrandosi con una massa d’aria calda e umida col conseguente brusco abbassamento della pressione, ma la temperatura resta elevata. Seguiranno forti piogge che precipiteranno sia sul fondovalle che sui ghiacciai.
Alle 17.30 del 18 luglio, il condominio “La Quiete” nel paese di Tartano viene investito da un’enorme massa d’acqua e viene spaccato letteralmente a metà.
L’ondata si riversa anche sulla strada sotto e si abbatte sull’albergo “Gran Baita” uccidendo 11 turisti.
Il fiume Adda rompe l’argine settentrionale a ovest di San Pietro di Berbenno, allagandolo e coinvolgendo anche Ardenno, Fusine, Selvetta e Cedrasco.
A Sondrio, è sul punto di straripare il torrente Mallero, così come il torrente Bitto a Morbegno, intano a fondovalle, la zona industriale tra i comuni di Talamona e Morbegno è allagata a causa dello straripamento del fiume Adda.
La situazione peggiora in tutta l’area e il 28 luglio alle 7.18 si stacca una frana dal monte Zandia, precipitano a valle con una velocità di 400 km/h quaranta milioni di metri cubi di materiale che travolgono ogni cosa, sono completamente distrutte le località di Sant’Antonio Morignone e Aquilone (due frazioni di Valdisotto), entrambe le frazioni erano state preventivamente evacuate. Venne però travolta una squadra di 7 operai impegnati nel ripristino della Statale 38 e alcuni abitanti della frazione di Aquilone che non era stata evacuata perchè considerata non in pericolo, morirono 38 persone.
L’emergenza terminò due mesi più tardi non senza polemiche e dopo aver proceduto all’evacuazione di tutti i comuni nei pressi del corso dell’Adda ed alla tracimazione controllata dell’enorme bacino d’acqua che si era raccolta e incombeva sui centri abitati.
Dopo questo disastro la regione Lombardia decise di istallare un sistema di monitoraggio con 14 stazioni in grado di mantenere costantemente sotto controllo l’evoluzione della situazione.

L’alluvione del 15 novembre 1991 a Campi Bisenzio (la terza grande inondazione in Toscana nel XX secolo) segna la svolta per il risanamento idrico e per la cura dei corsi d’acqua del territorio, da quel momento in poi sarà una delle priorità delle varie amministrazioni comunali che si succederanno.
La causa fu la rottura degli argini del Bisenzio che tracimò alle ore 22 circa sul quartiere “Santa Maria” e dalla parte opposta tracimò nella zona del rione delle “Corti” per procedere verso il capoluogo dove fece l’unica vittima, una donna ottantenne che venne travolta nel proprio giardino. I danni invece ammontarono a 144 miliardi di lire.

Tra il 22 e il 27 settembre 1992 la Liguria è colpita da alluvioni per cause naturali. Prima: Savona, Quiliano e Vado Ligure, con un vero nubifragio che causò una valanga d’acqua, uccidendo 3 persone, poi il 27, a causa dell’esondazione dei torrenti Bisagno e Sturia, una nuova alluvione colpirà la città di Genova, causando la perdita di 2 vite umane.

Il 31 ottobre 1992 un’alluvione per cause naturali si abbatte su Poggio a Caiano in Toscana, a causa della rottura degli argini del torrente Ombrone Pistoiese, anche se il paese fu completamente allagato non ci furono vittime.

Anche la Sicilia centrale registra un’alluvione il 2 novembre 1993 a causa dell’esondazione del fiume Platani saranno colpiti i Comuni di Campofranco, Grotte, Mussomeli, Aragona, Comitini, Sutera e Racalmuto e purtroppo una persona perderà la vita.

La furia degli eventi continua ad abbattersi sulla Liguria il 23 settembre 1993. Una nuova esondazione per un forte nubifragio, che stavolta riguarda i torrenti: Varenna, Leira e San Pietro ed altri corsi d’acqua del ponente genovese, si abbatte su Genova. Ci saranno due morti e tre persone risulteranno disperse.

Il 5 novembre 1994 è di nuovo il Piemonte ad essere teatro di alluvioni.
Il fiume Tanaro e molti suoi affluenti, in particolare il Belbo, dopo 3 giorni di piogge forti e continue, esondano e investono i comuni nelle province di Cuneo, Asti e Alessandria generando una delle più gravi ed estese alluvioni di sempre in Piemonte. Vennero colpiti pesantemente i centri di Garessio, Ceva, Bastia Mondovì, Clavesana, Monchiero, Alba, Santo Stefano Belbo, Canelli, Asti, Castello d’Annone e Alessandria. Esonda anche il Po a valle di Torino presso Palazzolo Vercellese inondando oltre a Torino, Morano sul Po e la frazione Popolo di Casale Monferrato. In questa occasione i morti furono 70 e il numero dei senzatetto arrivò a 2226.

Alluvione e forte mareggiata il 13 marzo 1995 in Sicilia. Forte vento, torrenti in piena, ferrovie, strade e autostrade sono interrotte, affonda la nave greca “Pelhunter” a 140 miglia dalle coste di Catania. Oltre ai 7 dispersi nell’affondamento della nave, ci saranno 11 morti.

L’Olona esonda in Lombardia il 12 settembre 1995 a causa di una violenta precipitazione, lascerà senza casa un centinaio di persone e ci sarà un morto.

E’ ancora la Toscana il 19 giugno 1996 a soffrire l’inondazione della Versilia che provocherà 13 morti e ben 1500 persone senza tetto. La causa è ancora il maltempo.

Sono 6 i morti a causa delle forti piogge che investono Crotone il 14 ottobre 1996 facendo esondare il fiume Esaro.

il 5 maggio del ’98 alluvione a Sarno, Siano, Bracigliano e Quindici. La Campania paga il suo tributo di vittime a causa del maltempo e del dissesto idrogeologico. i morti saranno 159.

Ancora a causa del maltempo e delle piogge eccezionali, il 9 settembre del 2000, sono devastate le province di Catanzaro e Reggio Calabria. Le forti piogge saranno la causa di 13 morti ed un disperso.

Alluvione del Piemonte del 2000.
E’stata una delle peggori innondazioni che abbia colpito la regione, le forti e incessanti piogge interessarono il nord della regione, la Val di Susa, Canavese, Ossola e tutta la Val d’Aosta, coinvolgendo tutta l’area del bacino del Po, tutti i suoi affluenti registrarono una piena. Il grosso dei danni saranno dalla parte dell’affluente Pellice. L’area del torinese vedrà alluvionata buona parte della città di Moncalieri.
Ci furono 40.000 sfollati e 23 morti e 11 dispersi. il nuovo secolo registrava quest’ennesima innondazione tra le più catastrofiche proprio perchè interessava molte regioni del Nordovest della Penisola.

Nel 2003, il 29 agosto la provincia di Udine fu interessata da precipitazioni molto forti e in 6 ore caddero oltre 300mm di pioggia a Ponteba (Ud). In questo evento persero la vita 2 persone.

Saranno ancora due persone a perdere la vita l’8 settembre 2003 nell’alluvione di Palagiano (Ta) anche qui la causa fu l’avversa condizione meteo. Si scatenarono nell’aria importanti precipitazioni che causarono l’alluvione.

Pochi giorni dopo il 23 settembre fu colpita anche la provincia di Massa Carrara dove i fiumi in piena a causa del forte maltempo strariparono portando via la vita ancora a due persone.

Terracina in questi giorni è stata colpita da una fortissima tromba d’aria ma anche nel 2005, precisamente il 25 settembre, una tromba d’aria precedette violente precipitazioni che si abbatterono sui rilievi della città provocando allagamenti di fango sui quartieri periferici causando danni e feriti.

30 aprile 2006, Ischia perde quattro persone a causa di una frana che colpirà una villetta e ucciderà un padre con le sue tre figlie. Gli sfollati saranno circa 200.

Il 3 lugio del 2006 a Vibo Valentia un nubifragio causò l’esondazione dei torrenti nelle località di Bivona e Bivo Marina. In questa alluvione rimasero uccise 4 persone.

Il 29 maggio 2008 forti piogge causeranno un’alluvione e una colata di detriti nel Comune di Villar Pellice (To), travolgerà alcune abitazioni causando quattro vittime.

Il 22 ottobre del 2008 una colata di detriti causata da un’alluvione interesserà la localita di Capoterra e Sestu (Ca), provocherà 5 morti.

Il 2009 ha visto 2 importanti alluvioni, una il 18 luglio in provincia di Belluno con 2 morti e un’altra, il 1 ottobre in provincia di Messina con 36 morti. le cause in entrambi i casi sono state le forti piogge e le frane.

Ben quattro furono le alluvioni nel 2010. Il 9 settembre un’alluvione e una colata di detriti si riversò sulla Costiera Amalfitana provocando un morto.
il 4 ottobre un’alluvione si abbattè in Liguria, le città interessate furono Genova, Sestri Ponente, Varazze e Cogoleto, una persona rimase uccisa.
Il 5 ottobre Prato conta tre vittime a causa di un violento temporale che si abbatte sulla città e sulla provincia.
Il 1 e il 2 novembre ancora un’alluvione nel Veneto mieterà tre vite umane, le aree interessate saranno, la zona di Vicenza, di Padova e di Verona.

Nell’anno successivo, il 2011, si verificheranno ben cinque alluvioni che interesseranno tutta Italia dal centro al nord ovest fino al messinese, le alluvioni provocheranno moltissimi danni idrogeologici e le persone rimaste uccise saranno in tutto 28.

Nel 2012 un’alluvione colpirà Massa e Carrara l’11 novembre e provocherà un morto, il giorno dopo il 12 novembre, sarà la provincia di Grosseto a subire 6 perdite di vite umane.

Neanche nel 2013 resteremo indenni dai fenomeni alluvionali. Il 18 novembre la Sardegna piangerà 18 vittime. Le aree colpite dai fenomeni saranno Olbia, Nuoro, Uras, Bitti, Onani, Torpè e alcune zone dell’Ogliastra e del Medio Campidano.

Nel 2014 le alluvioni si protraranno nel corso dei mesi, ad iniziare dal 3 maggio dove l’alluvione di Senigaglia e Chiaravalle in provincia di Ancona causerà un morto.
Il 2 agosto l’alluvione di Refrontolo in provincia di Treviso causò 4 morti.
Il 9 e 10 ottobre un’altra persona perde la vita a causa di un’alluvione a Genova.
Il 5 novembre in alta Toscana una nuova alluvione a Carrara, causa un altro morto.
Il 10 novembre sarà Chiavari, il triste scenario di una nuova alluvione, nella quale rimarranno uccise 2 persone.
Cinque giorni dopo il 15 novembre, Genova, Savona ed Imperia, in Liguria e la Provincia di Alessandria e la città di Milano subiranno allagamenti, esondazioni di fiumi e corsi d’acqua e un’eccezionale ondata di maltempo. Una persona perderà la vita.

Nel 2015, il 14 settembre il nordovest dell’Emilia è stato investito da improvvise esondazioni del Nure e del Trebbia dovute al maltempo persero la vita tre persone.
Tra il 31 ottobre e il primo novembre 2015, l’alluvione nella Calabria Ionica, provocherà un morto e ingenti danni.

Il 9 e il 10 settembre 2017, un’alluvione colpì Livorno e Pisa. Morirono 9 persone.

il 4 novembre 2018 alluvione a Casteldaccia in provincia di Palermo perdono la vita 9 persone a causa dell’esondazione del torrente Milicia che travolge una villetta. E’ cronaca di questi giorni, la polemica sollevata per la cattiva amministrazione per l’abuso edilizio.

Una carrellata di eventi tragici per evidenziare la fragilità del nostro territorio, naturalmente disastri idrogeologici si sono sempre verificati anche precedenti a quella del ’66 e senza andare troppo indietro nella memoria il 14 novembre del ’51 ci fu l’alluvione nel Polesine e fu un evento catastrofico che colpì gran parte del territorio della provincia di Rovigo e parte di quello della provincia di Venezia (Cavarzerano), causando circa cento vittime e più di 180.000 senzatetto, e creò molti disagi e problematiche diffuse a livello sociale ed economico.

Al verificarsi di questi tragici eventi diviene difficile e oltremodo difficoltoso raccontarne i dettagli e fornire una spiegazione adeguata nel corso degli accadimenti; emblematico l’episodio che vide protagonista Enrico Mattei direttore de La Nazione che riusci telefonicamente a scuotere la sede romana del giornale, con un gesto quasi surreale, mise la cornetta fuori dalla finestra per far capire la gravità di quanto stesse accadendo in quell’istante a Firenze (alluvione del ’66) , e disse che il rumore dell’acqua che sentivano in quel momento, era quella che scorreva come fosse un fiume in piena nel bel mezzo di Borgo Santa Croce, il centro di Firenze.