SE NON TI AMMAZZA UN NE*RO, OGGI NON SEI NESSUNO

DI EMILIANO RUBBI

Ricapitolando in cinque punti:

1) Passa il decreto Salvini, il “decreto sicurezza”.
Quello che, di qui a pochi mesi, avendo di fatto eliminato la protezione umanitaria, creerà una mole enorme di irregolari (quelli che i leghisti chiamano “clandestini”).
Ovvero tutte persone che non saranno rimpatriate (perché non ci sono i fondi per farlo e perché non esistono accordi con i paesi di provenienza) e che, per sopravvivere, essendo bloccate qui senza diritti, prestissimo potranno solo scegliere se farsi sfruttare per pochi euro al giorno oppure delinquere.

2) In Lombardia, la maggioranza leghista vota una mozione per cui saranno premiati i comuni che non utilizzano i richiedenti asilo per la manutenzione del verde pubblico.
E preannuncia controlli a tappeto per verificare se i richiedenti asilo che, attualmente, vengono impiegati nei parchi comunali, abbiano le qualifiche necessarie per farlo.
In pratica: la giunta leghista non vuole che i richiedenti asilo lavorino.
Preferisce che vadano bighellonando in giro senza niente da fare, in modo da aizzare con più facilità i propri elettori contro di loro.

3) Giorgia Meloni, in compenso, si è astenuta dal votare il decreto Salvini.
Dice che manca il “reato di INTEGRALISMO ISLAMICO”.
Non di “terrorismo”, di “integralismo” proprio.
Le cose sono due: o Giorgina non sa cosa significhi “integralismo” oppure intende punire quelli che sono TROPPO musulmani.
Cioè: un po’ sì, ma se sei TROPPO musulmano non va bene.
Tipo che, se per caso non mangi il maiale, devi bere almeno una Peroni da 33cl al giorno per legge, altrimenti scattano le manette.

4) Dopo un tira e molla durato giorni, Di Maio e Salvini si mettono d’accordo sulla prescrizione.
La soluzione è rimandare l’entrata in vigore della legge al 2020.
Anno in cui Salvini avrà già fatto cadere questo governo da un pezzo e avrà modo di cancellarla.
Ma Di Maio non lo capisce, ovviamente, e ora è tutto contento perché pensa di aver vinto lui. Che tenerezza.

5) Quella che vedete in foto era Violeta Senchiu, probabilmente molti di voi non l’hanno neanche mai sentita nominare.
Era una donna rumena che viveva a Sala Consilina, in provincia di Salerno, sposata con un italiano e madre di tre figli piccoli.
Tre giorni fa, il marito le ha dato fuoco.
Non ne ha parlato quasi nessun quotidiano nazionale, nessun ministro ha pensato di andare sul luogo, nessun esponente del governo (tantomeno Salvini, figuriamoci) ha speso una parola per lei.
Lei era rumena, lui italianissimo, non c’era niente su cui sciacallare, stavolta.
Per lei non valeva la pena indignarsi.

Se non ti ammazza un ne*ro, oggi come oggi, non sei nessuno.