SIMONA CARPIGNANO, IL SUO SOGNO RIMASTO SOTTO LE MACERIE DEL PALAZZO CROLLATO A MARSIGLIA

DI ANNA LISA MINUTILLO

Si è sperato fino all’ultimo che la giovane Simona Carpigano si trovasse in un altro luogo al momento del crollo delle due palazzine avvenuto a Marsiglia nella mattinata di Martedì scorso, ma purtroppo così non è stato ed il suo corpo è stato ritrovato insieme a quello di altre sei persone sotto quelle macerie che l’hanno trascinata con loro.
Nonostante le ultime revisioni agli stabili siano avvenute il 26 ottobre, e che l’amministratore avesse comunicato ai condomini che tutto era ok, che i muri resi fatiscenti dalle infiltrazioni d’acqua fossero stati riparati , così non è stato e quelle parole sono rimaste sospese nel dolore in cui sono sprofondate le famiglie delle vittime. Anche la pioggia dei giorni scorsi potrebbe aver inciso su questa tragedia che poteva essere evitata.
Una sorta di presagio nefasto, qualcosa a cui non si può scappare ed in pochi attimi le vite vengono rase al suolo esattamente come i palazzi che ospitano chi li abita, chi cerca di avere tra le mura domestiche momenti di serenità e tranquillità.
Simona era una ragazza di soli 30 anni che viveva a Marsiglia da appena sei mesi allo scopo di specializzarsi nei suoi studi e trovare un lavoro, ed era originaria di Taranto.
Era una ragazza bionda, alta e magra , sempre sorridente tanto da aver scelto questo nick anche nel suo profilo Facebook, dove era conosciuta come ” sorriso”.
Si era laureata in lingue all’Università del Salento, ed era andata a Parigi dove ha conseguito una seconda laurea ed aveva trovato lavoro come interprete free-lance.
A Marsiglia Simona voleva realizzare il suo sogno lavorativo, un sogno che è stato interrotto troppo velocemente prima ancora di realizzarsi.
Una ragazza piena di vita e di vitalità, che amava la musica reggae e tra i suoi capelli biondi aveva i dread che le conferivano un aspetto ancor, ancora più solare.
Parlava correttamente tre lingue: francese, cinese e arabo.
In questo scenario inquietante Simona è emersa tra macerie e lacrime di disperazione della sua famiglia che era giunta sul luogo per rendersi utile nelle ricerche della giovane.
A svolgere questo drammatico riconoscimento è stato suo padre.
Simona, come tanti giovani aveva voglia di realizzarsi nel lavoro, di sperimentare nuove culture e nuove situazioni, una giovane dotata che non si è fermata davanti alle difficoltà di recarsi in altri paesi e di cambiare la vita che aveva sino a quel momento vissuto.
Non tutti i giovani sono svogliati e pretenziosi, esistono molte persona come Simona, dimenticate dall’incuria di chi non garantisce abitazioni idonee e chi poco fa per continuare a farli sognare e realizzare nel proprio paese.
Una figlia di tutti che diventa tale quando la tragedia colpisce, lasciando macerie di sofferenza e dolore.