IL CASO LONG. NON PUOI SFUGGIRE ALLA MORTE IN UN MONDO ARMATO

DI CLAUDIA PEPE

Quando la morte ti insegue puoi cercare di nasconderti, di ripararti e probabilmente ti salvi. Ma se la morte ti insegue ti cercherà ovunque. In casa, al lavoro, mentre attraversi la strada, quando torna a casa tuo marito, entrando in un locale con i tuoi amici per passare una serata piacevole e divertente. Eccola tu non l’hai vista, ma è dietro quel tendone del Borderline Bar and Grill a spiarti mentre tu sorridi, bevi la tua birra. Ti osserva per vedere i tuoi ultimi momenti, perché le sei scampato per caso un anno fa. Lei era al concerto di musica country che si svolgeva di fronte al Mandala Bay Casino, dove dal 32esimo piano Stephen Paddock, bianco di 64 anni, iniziò a sparare sulla folla. Alla fine si contarono 59 morti e 527 feriti. E tu Telemachus Orfanos che eri lì ad assistere ad un concerto, sei riuscito a sfuggire al patibolo che ti era destinato, hai beffato quella morte che già stava ridendo, e tu Telemachus quel giorno, le hai risposto con il sorriso del vincitore. Ma Lei non ha smesso di inseguirti. Ti aspettava al Borderline Bar and Grill mercoledì scorso. Un giorno come un altro, in un locale a 10 minuti da casa tua. E lì sei stato ucciso insieme ad altre 11 persone. La morte che ti inseguiva aveva il nome di Ian David Long, 28enne veterano dei Marines affetto da disturbo da stress post traumatico (PTSD), che ha falciato 12 persone e poi, si è ucciso con la sua stessa pistola. Hai oltrepassato senza saperlo il giorno della tua morte, adesso sei andato a cercare il grande forse. La madre di Telemachus Susan Schmidt-Orfanos. ricorda così la tragica fine di suo figlio: “Mio figlio era a Las Vegas con molti amici e quella sera torno a casa. Ma ieri notte no”, Telemachus infatti era al Borderline Bar and Grill con molti degli stessi ragazzi della comitiva con cui era scampato al cecchino del concerto l’anno prima. “Spero in Dio che nessuno mi mandi più preghiere. lo voglio il controllo delle armi. Basta con le pistole” è il grido di rabbia della mamma della vittima. “Voglio che il Congresso «passi una norma sul controllo delle armi in modo che nessun altro abbia un figlio che non torna a casa” E non posso pensare che la legittima difesa già passata alla Camera e al Senato qui in Italia con una larghissima maggioranza, non possa portare alla legittima e legittimata opportunità per uccidere. Avere un’arma in casa è come avere una bomba inesplosa ricolma di frustrazione, di insoddisfazione, umiliazioni e depressioni. Ricordiamo che quest’anno oltre 12mila persone, di cui 3000 sotto i 18 anni, sono state uccise finora negli Usa con armi da fuoco. Lo riferisce il sito Gun Violence Archive. Il numero non include una stima di 22 mila suicidi all’anno sempre con armi da fuoco. (Fonte Ansa) Avere un’arma sotto il cuscino non ti difende dalla morte, non ti difende da nulla. Perché quando la morte ti insegue, ti trova dovunque tu sia. Non è mai una persona sola a morire, mai. Ad ogni sparo moriamo tutti un po’. Non insegniamo ai bambini e ragazzi che per difenderci si possa usare una pistola. Vediamo che in qualche maniera stanno diventando tutto quello che non vorremmo mai leggere. La violenza attira altra violenza, e una pistola attira uno sparo, due spari, anche massacri. L’intelligenza è un’arma di distinzione dalla massa, usiamola sempre per difenderci dalla stupidità umana, usiamola per dire no alle armi. Usiamola per proteggere e sostenere i nostri figli che non possono morire per un buco nella testa. Quel sangue è il nostro ma anche di tutte quelle persone che sono morte per la follia ormai incontrollabile di una società impazzita.