LE OPERE DELLA SAPIENZA ALLA GALLERIA NAZIONALE DELL’UMBRIA

DI VANNI CAPOCCIA

Quasi tutti i musei collocano le opere secondo una logica che parte dalle più lontane nel tempo per finire con le più vicine. Un allestimento storico artistico che sarebbe bene rompere ogni tanto con angoli tenuti insieme da assonanze diverse: stessi committenti, il sentimento che trasmettono, il significato, il senso sottostante. E quando queste pause riflessive non ci sono il visitatore può comunque costruirsele da solo.

Alla Galleria Nazionale dell’Umbria dell’Umbria, per esempio, uno di questi percorsi è tenuto insieme dall’umanesimo e dalla conoscenza. Comprende le pale delle Sapienze custodite in origine nelle cappelle di queste case dello studente del libero Comune perugino volute per ospitare i giovani studenti poveri e “fuori sede” dello Studio fornendogli sostegno economico, educativo e spirituale.

Percorso della conoscenza che non può non partire dalla “Sapienza Vecchia” fondata nel 1361 dal Cardinale Nicolò Capocci (i suoi locali tuttora ospitano studenti figli di medici) e dalla pala della Sapienza Vecchia. Capolavoro di Domenico Alfani pittore tra i più fecondi del 500 perugino che seppe far proprie le raffinatezze dell’amico Raffaello e in qualche modo fu influenzato, grazie a fra Bartolomeo e Andrea Del Sarto, dell’ambiente artistico fiorentino nel momento della transizione verso il manierismo. Ai lati della Madonna col Bambino a destra san Nicola è così intento nella lettura che nemmeno sembra accorgersi di chi lo sta guardando, mentre a sinistra san Gregorio Magno per un attimo ha staccato gli occhi da libro per guardare in silenzio gli studenti in preghiera e ricordargli di seguire il loro esempio.

Dalla “Sapienza Nuova” (nuova per modo di dire visto che è 1427 ed i primi studenti li ospitò dal 1443) nata come segno di pacificazione con la città che aveva cacciato la sua famiglia dal vescovo Benedetto Guidalotti i cui voleri ed intenti furono portati a compimento con ferma determinazione dalla sorella Elisabetta. Dalla cappella di questa Sapienza proviene la pala di Benozzo Gozzoli, artista più concreto che riflessivo, nella quale san Pietro e san Paolo ai lati estremi della pala tengono il libro chiuso in mano a voler ricordare la finalità educativa-formativa delle Sapienze: i due santi sui quali Dio ha deciso di fondare la propria Chiesa con le chiavi e la spada bene in vista sembrano voler dire agli studenti: “finite le preghiere, ecco i libri e in aula a studiare”.

Un percorso della conoscenza alla galleria Nazionale non può che finire davanti al “Polittico Guidalotti” del Beato Angelico. Anche questo voluto da Elisabetta sancisce la definitiva pace ritrovata tra i Guidalotti e la loro città, alla quale questo capolavoro dalla forte impronta umanistica ricorda lo stretto legame dei Guidalotti, famiglia di giuristi, con gli studi e lo Studio perugino. Tantissimi i santi con un libro in mano, molti dei quali chiusi a voler dire che con lo studio si fa proprio quello che nei libri è scritto. Non a caso tra i santi ci sono san Girolamo vestito da Cardinale per ricordare la sua profonda conoscenza religiosa e san Tommaso d’Aquino onorato con l’appellativo di “Angelico” per essere riuscito a penetrare i misteri divini con lo studio e la speculazione filosofico-religiosa.

Vanni CapocciaG