SAMU E QUEL SOGNO MAI REALIZZATO, DIVENTARE UN CALCIATORE

DI CLAUDIA SABA

Aveva solo 8 anni, quattro dei quali trascorsi a ripararsi da un male che, nessun bambino, dovrebbe mai affrontare.
In un cassetto aveva riposto il suo grande sogno.
Diventare un calciatore.
Samuele Calligaris è morto prima di poterlo realizzare.
Viveva in Friuli nella comunità di San Giovanni al Natisone,
con i genitori Martina e Stefano.
“Samu” si era ammalato quando frequentava ancora l’asilo. Le prime cure avevano funzionato bene e così, tornato a scuola, aveva ripreso a correre, a sorridere, a giocare come tutti gli altri bambini.
Aveva iniziato la scuola calcio nella Serenissima di Pradamano e ripreso finalmente a vivere la sua vita.
Un anno fa, la bestia era pero’ tornata a bussare alla sua porta.
Più forte, più aggressiva, più ostinata di prima.
E così Samu si era dovuto fermare davanti a quel male che lo costringeva anche ad abbandonare la scuola.
Frequentava la terza elementare ma il nuovo ricovero a Trieste e poi all’ospedale pediatrico del Bambin Gesù di Roma, avevano portato via le sue ultime forze.
Le cure non funzionavano più e nonostante i genitori le avessero provate tutte, tentarono anche l’ultima possibilità con un percorso sperimentale.
Un altro fallimento.
Samu aveva trascorso quattro anni di grandi sfide e grande coraggio, affrontato la malattia senza abbattersi, continuando a sorridere, forte nella sua fragilità e consapevole di essere alla fine di ogni suo sogno.
Così lui stesso aveva chiesto di poter tornare a casa e vivere nella sua cameretta gli ultimi istanti della sua vita.
“Samu” è volato via insieme a quell’ultimo sogno, il più grande.
Correre dietro un pallone.
Ci piace pensare che lo stia facendo, adesso, tra le bianche nuvole di un limpido cielo.
Libero di sorridere senza sentire alcun male.