PERCHÉ NINO FRASSICA È IL PIÙ GIOVANE TRA I COMICI

DI GIORGIO FOCAS

“Rovinare la logica” il suo imperativo categorico, inamovibile intento ribadito nel corso di più interviste. Nino Frassica, a distanza di anni, continua a coltivare in modo eccelso e attraverso l’accurato lavoro di sintesi una lucida follia. La stessa che nei primi decenni del ‘900 in Francia spinse i fondatori delle avanguardie storiche – su tutte, dadaismo e surrealismo – ad occupare cantine e luoghi dismessi per fondare i primi cabaret al mondo. In questi luoghi si sarebbero pionieristicamente sperimentati altri linguaggi, esplorate nuove forme espressive e sarebbero state edificate le basi per l’umorismo del futuro. La stessa che nel nei primi anni ’60 pervase il Gruppo Motore composto da Cochi e Renato, Enzo Jannacci, Felice Andreasi, Lino Toffolo e Bruno Lauzi, inaugurando – al Cab 64 prima, e al Derby Club poi – un cabaret surreale profondamente italiano. La stessa, probabilmente, che spinse Mario Marenco e Giorgio Bracardi a strutturare radiofonicamente i propri deliri, coadiuvati dai commilitoni Gianni Boncompagni e Renzo Arbore, in quel contenitore di meraviglie, ancora insuperato, intitolato Alto Gradimento.

Frassica prosegue, sprezzante della dissociante contemporaneità che tutto asfalta, a realizzare autentici attentati alla retorica, ai luoghi comuni, nel disattendere puntualmente il senso e smascherarne scientemente l’idiozia; e lo fa rinnovandosi costantemente, senza perdere un colpo. Non sempre le cornici televisive che lo ospitano con una certa frequenza risultano essere all’altezza delle sue proposte e, quasi mai, sono in grado di creare un terreno veramente fertile atto a valorizzare pienamente i suoi inimitabili ed esilaranti siparietti.

Ma su Radio 2 c’è Programone. Lì, dagli studi di Via Asiago, ha finalmente la possibilità di risbottonarsi sul serio, sperimentando senza la paura dello share, del politicamente corretto, senza timore di risultare, nei suoi rigorosi e geometrici deliri, incomprensibile a un pubblico sempre più tramortito dal flusso televisivo e dall’appiattimento sui social (oramai invasi quasi esclusivamente da serie insipide o da ragazzi col microfono bramosi di affermazione). In questa zona franca, o oasi protetta, ha l’occasione di circondarsi di giovani comici sintonizzati sulle sue stesse frequenze, amici, pazzi, ma sopratutto di alcune figure fondamentali per la sua formazione umoristica come Renato Pozzetto, o gli stessi Marenco e Bracardi.

Quello di Frassica è umorismo puro, in barba a ogni tipo di “messaggio” o asservimento strumentale. Le inimitabili strutture tipicamente frassichiane del discorso risulteranno valide anche fra molti decenni, svincolate sul nascere da ogni forma di appartenenza storica. Il valore indiscusso della sua opera assume, oggi quantomai, un valore politico importante, inestimabile monito per tutte le nuove leve alla frequente, spasmodica ricerca di un tema “attuale” – qualsiasi esso sia – che possa consentirgli in nome di uno sviluppo satirico di “stare sul pezzo” per registrare quante più visualizzazioni su facebook. Il Nino nazionale, tra una edizione e l’altra di Don Matteo, non si è mai seduto e ribadisce, incessantemente, attraverso questa sua forma di resistenza l’importanza della ricerca sul linguaggio, aspetto determinante per un comico che si rispetti.