ALCUNE NOTE SULL’ATTENTATORE DI MELBOURNE

DI GUIDO OLIMPIO

Su Melbourne. Corriere.it. Un breve punto su attentatore.
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L’attentato di Melbourne è nella tradizione del terrore firmato prima da al Qaeda e poi da Stato Islamico. L’assassino ha seguito un sentiero jihadista piuttosto preciso, anche se quadro investigativo non è completo.

Primo. Origine somala, arrivato in Australia nel 1990, Hassan Khalif Ali sembra essersi radicalizzato via web e magari attraverso contatti con elementi presenti nel paese che, malgrado sia molto lontano dal Medio Oriente, ha fornito militanti ed è stato teatro di attacchi. Nel 2015 il terrorista voleva raggiungere il Califfato, ma le autorità gli hanno tolto il passaporto. Situazione già vista, misura che non di rado ha spinto gli estremisti agire all’interno dei confini.

Secondo. L’uomo, sposato, aveva precedenti per droga e furto. Non fatti gravi, però che lo collocano in quel serbatoio ben noto in Occidente. Molti dei responsabili di atti violenti in nome dell’Isis hanno un passato criminale. Era così anche per i seguaci di Osama. Per gli investigatori l’omicida è stato ispirato dallo Stato islamico che, con qualche ora di ritardo, ha rivendicato.

Terzo. Ali era noto ai servizi di sicurezza come dimostra il sequestro dei suoi documenti di viaggio. Tuttavia non era oggetto di indagini o sorveglianza in quanto ritenevano non rappresentasse – al momento – una minaccia. Scenario che si ripete puntualmente e fa infuriare i cittadini. E’ però altrettanto vero che ci sono centinaia di potenziali attentatori, difficile tenerli d’occhio tutti.

Quarto. Il modus operandi è “tipico” dello Stato Islamico, spiegato nei manuali online. Uso del veicolo poi dato alle fiamme, un coltello, incursione tra la folla di una città, scontro con la polizia, niente fuga. Ali ha aggiunto delle bombole di gas sperando di innescare un’esplosione. Tattica adottata dai qaedisti in un’operazione all’aeroporto di Glasgow, nel 2007, e poi imitata – senza successo – da elementi pro-Isis in Francia. E’ una variante alla tecnica dell’auto-ariete che travolge i passanti. Sono missioni a basso costo e “rudimentali”, sufficienti a mantenere la strategia dell’attenzione e della tensione da parte del Califfo.
Guido Olimpio