CORTEO ANTIRAZZISTA A ROMA. MANIFESTANTI SCHEDATI COME FOSSIMO IN DITTATURA

DI LUCIO GIORDANO

La notizia avrebbe dovuto essere il buon esito dell’ imponente manifestazione anti razzista contro il decreto sicurezza di Matteo Salvini. Una manifestazione , organizzata dai sindacati di base, dai centri sociali e dalle associazioni pro-migranti, pacifica, colorata che si è snodata per il centro di Roma e che ha visto la partecipazione di diversi sindaci italiani. A cominciare da Mimmo Lucano, l’eroe del modello Riace, accolto al suo arrivo da cori e applausi. C’erano centomila persone in tutto, a dimostrazione che l’Italia della solidarietà e della pace sta finalmente rialzando la testa.

Una notizia, quella sul corteo romano, peraltro oscurata dalla maggior parte dei telegiornali. Per dire:  alla manifestazione di Torino, per la tav, che ha radunato un terzo dei manifestanti di Roma, sono stati dedicati servizi su servizi. Ma in fondo,  non è nemmeno quello. Ognuno, seppur criticabili,  fa le scelte editoriali che crede più opportune.

La notizia vera, invece, è che la metà dei pullman che hanno accompagnato i manifestanti nella Capitale, sono stati fermati dalla Polizia alle porte di Roma e le persone sono state costrette a scendere. Perquisite e schedate hanno potuto riprendere la marcia verso il corteo, un’ora dopo. Tra loro settantenni pacifici e famiglie intere. Si, avete letto bene: hanno perquisito famigliole e gente in là con gli anni, come fossero ultrà o pericolosi militanti di Casa Pound o Forza Nuova.

Roma, corteo antirazzista da piazza della Repubblica a San Giovanni. Applausi per Mimì Lucano. Muore etiope per un malore

 

Ah, già, no. Loro non sarebbero stati toccati. Del resto,  se qualche settimana fa  i poliziotti non sono riusciti nemmeno a sgomberare lo stabile occupato abusivamente da dodici anni  dai militanti fascisti del terzo millennio, figuriamoci se li  avrebbero perquisiti in marcia verso uno dei loro raduni. Per esser chiari: giorni fa a Predappio, nella riunione dei nostalgici di Mussolini, non è avvenuto niente di tutto questo. Centinaia e centinaia di militanti neo fascisti sono arrivati all’appuntamento in Emilia senza che nessuno si fosse preso la briga di bloccarli e perquisirli lungo la strada.

Ironia a parte, quello che è accaduto ieri alle porte  Roma, invece inquieta, preoccupa. Se in un paese che si definisce democratico, la polizia  arriva a schedare le persone che vanno ad una manifestazione pacifica, c’è qualcosa che non quadra. Vuol dire che si sta provocando, che si cerca l’intimidazione fine a se stessa, vuol dire che si vuole spingere  le persone a rinunciare ad una partecipazione attiva nei confronti della politica, instillando paura, apprensione. Così, come si interroga giustamente Nicola Fratoianni,  “Forse è ora che il ministro dell’Inferno chiarisca cosa sta succedendo. E lo dovrà fare comunque in Parlamento”. Si, perche azioni del genere sono da dittatura sud americana, quella degli anni più bui e drammatici. Quella di Videla e di Pinochet. A questo punto si spera che nessuno voglia spingere L’Italia verso quelle drammatiche esperienze politiche  e sociali del passato. Perchè nessuno, ne siamo certi,  vuole vivere in uno stato di Polizia che arriva a schedare persone con i capelli bianchi.

 

L'immagine può contenere: 4 persone, spazio all'aperto

 

Questa la testimonianza del gruppo Democrazia e lavoro della Cgil

Un fatto gravissimo!

“Il pullman partito da Spezia e da Massa diretto a Roma per la manifestazione nazionale antirazzista in programma per oggi è stato fermato come gli altri pullman provenienti da varie città d’ Italia. Tutti i manifestanti sono stati fatti scendere, schedati e sottoposti ad una perquisizione corporale, dei bagagli con un controllo certosino anche di bandiere e striscioni.

L’operazione ha ovviamente richiesto parecchio tempo e non contenti, terminati i controlli, le forze dell’ordine hanno trattenuto i pullman per oltre 40 minuti.

Mentre scriviamo veniamo scortati presso il centro di Roma dagli agenti della Polizia di Stato. Quanto sta accadendo rappresenta un fatto molto grave, una limitazione delle libertà democratiche e costituzionali ingiustificata e inaccettabile, una vera intimidazione che nulla ha a che fare con la sicurezza. …”.