IL DISSESTO E L’IPOCRISIA: LA NOSTRA INTERVISTA A FREERIVERS ITALIA, CHE DENUNCIA…

DI MARCO MILIONI

Alcuni giorni fa durante una puntata molto interessante di Agorà, popolare programma di approfondimento di Rai Tre, è andato in onda un botta e risposta che condensa l’intera querelle che ha investito il Veneto a seguito dei fortunali che lo hanno sconvolto il giorno 29 ottobre. Mario Tozzi, uno dei geologi più noti del Paese lancia un j’accuse preciso. E si domanda come mai il Veneto, che è fragilissimo dal punto di vista idro-geologico, continui ad essere la regione italiana che assieme alla Lombardia cementifica di più. Gli risponde a stretto giro l’assessore regionale all’ecologia Gianpaolo Bottacin spiegando che la Regione è impegnata da anni nella realizzazione di bacini di esondazione.

Pochi giorni dopo la Confindustria veneta ripete il leitmotiv, “lasciateci costruire le grandi opere, i centri commerciali ed altre edificazioni e anche nuovi bacini”. Si tratta di un convincimento ipocrita perché maschera, goffamente peraltro, una delle cause prime della fragilità del territorio italiano. L’altro argomento cruciale che è immediatamente sparito dal dibattito pubblico, è quello sulle cause del riscaldamento globale, che per definizione è un problema planetario, ma che sulla pianura padana dispiega i suoi effetti in modo drammaticamente avvertibile, basti pensare ai danni patiti dalla basilica di San Marco a Venezia.

Volendo analizzare la questione sotto un profilo politico, il Veneto è un esempio lampante. Si potrebbe facilmente guardare con estrema criticità, anche con disgusto se si vuole, all’operato del centrodestra che nella terra che fu della Serenissima domina incontrastato da più di vent’anni. Ma se si guarda a quello che negli anni il centrosinistra ha combinato a livello locale e nazionale o quello che è riuscito a combinare o a non combinare il M5S (la polemica sui condoni e sui fanghi nocivi sversabili sui campi docet) in questi primi mesi passati al governo, ci si rende conto che il problema non è politico bensì è antropologico.

L’economista e scrittore Serge Latouche (teorico della decrescita conviviale), recentemente in visita al liceo Quadri di Vicenza dopo aver parlato di una città con un bellissimo centro storico e con una periferia orripilante ha detto in termini drammatici una cosa che spesso viene sottovalutata: «L’umanità è giunta ad un punto particolare della sua storia. Ormai – il riferimento era al degrado ambientale del globo e all’impazzimento del sistema economico – non crediamo più a ciò che sappiamo».

I GIORNI DEL DISASTRO
Pochi giorni appresso sull’Agordino e contemporaneamente sull’Altopiano dei sette comuni (nonché in mezza Italia per essere precisi) pioggia e vento facevano sentire i loro effetti nel modo che le tv hanno plasticamente reso. La Cnn addirittura ha realizzato uno speciale su Asiago e dintorni (in foto uno scorcio della val d’Assa per gentile concessione di Enrico Rosa) dove centinaia di migliaia di alberi sono stati spazzati via.

LE SOLITE DOPPIEZZE
Dopo i ringraziamenti di rito alla macchina della protezione civile, al Corpo forestale dello Stato (sempre più negletto e sguarnito anche a causa di una norma del precedente governo che lo ha messo sotto l’ala dell’Arma dei carabinieri), ai vigili del fuoco e agli operai forestali della Regione (due categorie in cui i precari e i mal pagati abbondano come denuncia il sindacato di base Sgb-Cub in una nota al vetriolo diramata il 7 novembre) la politica è andata in corto circuito: dimenticando le ragioni profonde alla base della emergenza di fine ottobre. Dal punto di vista mediatico ci sono due fattispecie che dimostrano la mefistofelica capacità della classe politica (e la mefistofelica incapacità dei cosiddetti oppositori nonché di chi fa informazione nel soffermarsi sui problemi che contano) di guardare al dito e non alla luna.

DUE ESEMPI
Il primo riguarda proprio i vigili del fuoco. Si tratta dell’unico corpo in Italia, che nel caso di disastri, sia in grado di fornire un primissimo intervento celere e ad altissima specializzazione. I pompieri non estinguono solo le fiamme: intervengono sugli impianti elettrici, su quelli idrici ed industriali. Contrastano le contaminazioni chimiche, hanno competenze ingegneristiche, in materia biologica, di primo soccorso, competenze di infortunistica stradale. Epperò si parla di loro (e la cosa vale in buona parte anche per il corpo dei carabinieri forestali) solo dopo qualche tragedia o solo quando con l’autoscala recuperano qualche gattino in difficoltà. Sulle responsabilità di un ministero degli interni che da anni usa i vigili del fuoco, spesso precari, spesso mal pagati, come una sorta di bancomat operativo dal quale attingere quando si verifica il disastro di turno da corredare con tanto di immagini televisive (oggi si preferiscono i social), la dice lunga sulla situazione che il Paese sta vivendo.

Bisogna usare il lanternino per trovare qualche giornale mainstream che abbia inchiodato il numero uno del Viminale Matteo Salvini alle sue responsabilità. Di contro si preferisce muovergli le solite critiche, non di rado trite e ritrite, quando a favore di telecamera, anzi di smartphone, posa per il suo pubblico su una ruspa parcheggiata davanti ad un campo rom. In realtà Salvini, che viene osannato per la sua capacità di show man, è un mediocre comunicatore. Il problema sta nel fatto che non viene mai messo di fronte ad un contraddittorio degno di questo nome. La controprova di questa sua debolezza è la fesseria sesquipedale della sua battuta sull’ecologismo da salotto che è stata «sfanculeggiata» in lungo e in largo nel Paese: tanto che una trasmissione radiofonica non certo legata alle tematiche ambientali come la Zanzara, ha visto una durissima intemerata del conduttore Giuseppe Cruciani contro l’inerzia ipocrita della politica italiana in tema di dissesto. In quella occasione il nome di Salvini non è stato fatto, ma la stilettata era chiaramente rivolta anche al Viminale.

Il secondo esempio di questa ipocrisia riguarda il tema delle risorse necessarie per la prevenzione e per la cura dei dissesti ambientali. Da una parte ci sono le grandi opere. L’argomento non è proprio sconosciuto. Rimanendo al Veneto che cosa si sarebbe potuto fare se la Superstrada pedemontana veneta, il più grande cantiere oggi operativo in Italia, fosse almeno stata progettata in modo sostenibile (lasciando da parte per un attimo l’opzione zero) risparmiando un paio di miliardi e un salasso di una dozzina di miliardi di euro che peserà per i prossimi quarant’anni sulla Regione in termini di introiti garantiti al concessionario privato?

In queste ore i comitati che da anni si battono contro l’opera si stanno rivolgendo alle forze politiche, M5S in primis, perché a mezzo emendamento, chiedano alle camere di votare una norma spazza Pedemontana e spazza project financing, ovvero il meccanismo infernale del partenariato pubblico privato che da anni nel Paese genera mostri infrastrutturali. Sarà interessante vedere come si comporterà il M5S che oggi controlla i due ministeri chiave in materia di grandi opere come Trasporti e Ambiente.

L’altra mangiatoia che si potrebbe combattere per usare in modo più responsabile qualche miliardo di euro riguarda gli incentivi alle micro centrali elettriche. Per chi è a digiuno dell’argomento che tocca tante piccole comunità montane (in una coi miliardi che girano sotto, tutti raccattati grazie ad un prelevo forzoso dalle bollette elettriche dei cittadini) la lettura di «Radici liquide» straordinario libro della giornalista Elisa Cozzarini è illuminante. Soprattutto perché si tratta di un libro scritto on-the road, consumando le suole delle scarpe, anzi degli scarponi, visto che la scrittrice racconta lo sforacchiamento e la relativa cementificazione patiti in tutto l’arco alpino da una miriade di comunità che si oppongono a un andazzo che non porta alcun vantaggio sul piano ambientale ma che permette di lucrare su incentivi gonfiati e sul mercimonio degli eco-certificati.

LEGA E CONFINDUSTRIA
Recentemente il Ministero dello sviluppo economico (capitanato dal leader del M5S Luigi di Maio) di concerto col dicastero dell’ambiente capitanato da Sergio Costa (in quota ai Cinque stelle) ha elaborato una nuova disciplina che de facto azzera queste rendite di posizione. Il decreto, che non sarà convertito in legge, ma che dovrebbe diventarlo attraverso un iter particolare, vale a dire la approvazione in sede di conferenza Stato regioni, è stato partorito grazie al lavoro fondamentale dei comitati, quelli del Bellunese in primis, ma anche molti altri, le cui ragioni sono state accolte in parecchi frangenti.

Apriti cielo. Confindustria è passata al contrattacco. Ed ha affidato, dopo una kermesse al Lago di Garda, la sua difesa ad un pezzo del Carroccio lombardo, col senatore Paolo Arrigoni che si è fatto portavoce di quelle istanze. «Il settore senza quegli incentivi non sta in piedi per cui è chiaro che costoro si lamentino» fa sapere Lucia Ruffato, presidente del Coordinamento nazionale tutela fiumi Freerivers Italia in una lunga video-intervista raccolta in esclusiva da Alganews.it. Ruffato che è bellunese e che i rovesci di fine ottobre li ha visti e patiti da vicino, il 23 ottobre aveva diramato una nota molto critica nei confronti delle tesi di Confindustria.

Ciononostante, pur a fronte dei disastri di fine ottobre, anche questo argomento è sparito dai radar: immagini aree, pianti in diretta, speciali sui disastri, conta su Facebook delle vittime o dei danni fanno il pieno nel palinsesto nazionale. Ma delle cause e dei rimedi, almeno quelli più a portata di mano, non si parla quasi mai. La ragione di tutto ciò forse sta anche in una delle gag più esilaranti di Corrado Guzzanti quando impersonava l’ultramassone napoletano della loggia «della Uallera d’oro». La battuta è scritta negli annali: «Tu sai com’è, tu sai perché, tu sai quant’è. E soprattutto metteteci la pucchiacchiera che fa sempre bene».

GUARDA LA VIDEO-INTERVISTA A LUCIA RUFFATO DI FREERIVERS ITALIA