L’ENIGMA MOSE, DOPO ANNI DI POLEMICHE, SPRECHI, ARRESTI: MA SERVE A VENEZIA?

DI ANNA LISA MINUTILLO

Molte le polemiche, tanta la delusione, ma non mancano neanche gli scandali e la questione extracosti relative alla costruzione del Mose di Venezia che avrebbe dovuto garantire attraverso il suo sistema di funzionamento l’arginamento dell’acqua nella città di Venezia che non pochi problemi crea a cittadini ed alla stessa città ogni volta che si verificano mareggiate e forti piogge su quel territorio.

Non possiamo non menzionare i gravi episodi di corruzione che ruotano introno alla struttura che concepita nel 1981 con un costo stimato intorno agli 1,6 miliardi di euro, ad oggi è già costato 5,5; ed il suo funzionamento previsto per il 2011, partirà all’inizio del 2022, ma solo se tutto procederà senza ulteriori intoppi. Giri di mazzette per coprire lavori e opere mal progettati e peggio realizzati. Per poter completare l’opera e riparare le strutture già rovinate occorreranno altri 700 milioni, più almeno altri 105 milioni di euro l’anno per garantirne il funzionamento e la manutenzione, ma resta evidente e preoccupante chi, come e quando dovrà sborsare questa cifra. Ciò che è più paradossale, è che una volta entrato in funzione il sistema di 78 paratie mobili sarà in grado di arginare le maree alte cioè quelle che vanno da 110 centimetri a tre metri.

Nulla però sarà in grado di fare per limitare i danni quando si verificherà l’arrivo di «acque medio-alte», quelle che si attestano tra gli 80 e i 100 centimetri, e che sono quelle sempre più ricorrenti. Secondo quanto dichiarato dagli esperti, già nella fase iniziale della realizzazione del progetto era noto che questo gioiello di ingegneria nazionale, fosse stato pensato per far fronte a situazioni estreme, come ad esempio i 194 centimetri della devastante alluvione del 4 novembre del 1966. Nella zona di Piazza San Marco quando è sufficiente una pioggia intensa come l’episodio che si è verificato l’11 settembre scorso, per allagare tutto. Il Consorzio Venezia Nuova, l’organismo oggi commissariato, che gestisce la realizzazione del MOSE, aveva fatto una proposta costosissima riguardante una operazione di isolamento completo di Piazza San Marco e della Basilica, che prevedeva la posa di un’enorme guaina. A breve la piazza verrà messa al sicuro fino a 110 centimetri di acqua alta con un intervento che costa 2 milioni di euro. Previsti anche degli speciali «tappi» realizzati in gomma e metallo all’interno della Basilica per bloccare l’entrata della marea dal sottosuolo, e l’innalzamento dei masselli della piazza.

Risale a mercoledì 4 giugno 2014, l’episodio in cui la Serenissima si è svegliata scossa dall’arresto del sindaco Giorgio Orsoni, accusato di finanziamento illecito nell’ambito delle indagini per corruzione, concussione e riciclaggio sugli appalti per la costruzione dell’opera.
Il 5 ottobre 2018 un maresciallo dei carabinieri, ex capo dell’aliquota di polizia giudiziaria della Procura di Padova, è stato condannato dal tribunale collegiale del capoluogo euganeo a due anni e cinque mesi di pena per rivelazione del segreto d’ufficio e favoreggiamento. Secondo l’accusa avrebbe approfittato del suo ruolo all’interno della Procura e, venuto a conoscenza di indagini secretate, ne aveva rivelato il contenuto agli indagati. Tra i fatti contestati c’è l’aver fatto sapere a Giancarlo Galan nel 2013 che la Guardia Finanza di Venezia stava indagando su Villa Rodella, finita successivamente al centro dell’inchiesta sul Mose.
Da una perizia commissionata dal Provveditorato alle Opere Pubbliche di Venezia, braccio operativo del Ministero delle Infrastrutture, il MOSE rischia cedimenti strutturali a causa della corrosione elettrochimica dell’ambiente marino e per l’uso di acciaio diverso da quelli proposti durante i test. Le cerniere che servono per collegare le paratie mobili alla base realizzata in cemento risultano essere a rischio molto alto ed inutilizzabili. Parliamo di 156 cerniere che pesano ognuna 36 tonnellate. L’appalto per la loro realizzazione era stato affidato al gruppo Mantovani per un costo di 250 milioni di euro. I controlli effettuati regalano l’immagine delle cerniere del MOSE in un evidente stato di corrosione dopo tre anni e mezzo trascorsi sott’acqua. Prove di funzionamento riservate anche alle paratie, hanno dato esito negativo in quanto, le stesse, non si alzano, oppure se lo fanno non rientrano nella sede apposita per via dei detriti che in questi anni vi si sono accumulati. Si è dovuto intervenire utilizzando una nave speciale (costata 52 milioni) per trasportare le paratoie in manutenzione al rimessaggio in Arsenale. Anche il Cnr dopo aver compiuto uno studio approfondito dei fondali della Laguna si è trovata a fare delle scoperte a dir poco sconvolgenti. Nei fondali che a causa delle strutture già posate del MOSE si è evidenziata una erosione preoccupante.

Ma non finisce qui in quanto i fondali risultano anche essere popolati da elettrodomestici, relitti di barche, e containers. Il MOSE viene a rappresentare così ciò che non si deve fare, poiché invece di proteggere sta creando delle situazioni di danneggiamento che mettono a serio rischio la stabilità della Laguna.
Quindi discorsi molti e fatti pochi, vediamo attraverso questi passaggi cosa è accaduto dal 1966, anno in cui si inizia a parlare della realizzazione di questo ingegnoso progetto denominato MOSE (MOdulo Sperimentale Elettromeccanico ). Passano decenni senza che la cosa si concretizzi in alcun modo, tanto che nel 1984 si decide di affidare i lavori in modo totale al Consorzio Venezia Nuova. Tra il 1988 e il 1992 cominciano le prime sperimentazioni e viene poi completato il progetto preliminare.
Ci vogliono però altri dieci anni prima che il progetto venga definito una volta per tutte e solo nel 2003 possono iniziare i lavori, con un costo stimato in 1,8 miliardi di euro che nel corso del tempo è salito vertiginosamente, fino ad arrivare alla stima di 5,5 miliardi di euro. Il primo cantiere viene aperto nel gennaio 2012, all’arsenale nord di Venezia, quando entra in piena attività il Centro di controllo per la gestione del Mose, con la previsione delle acque alte e la simulazione delle chiusure con le barriere mobili del Mose, qui si assumeranno tutte le decisioni per il funzionamento delle paratie che verranno azionate in base alle misure dirette dei mareografi alle bocche di porto. Tra il 2012 e il 2013 vengono posizionati i primi alloggiamenti e le prime paratie della barriera al Lido Nord, collaudate nell’ottobre 2013. Nel 2013 inizia anche l’installazione delle paratoie di Lido Sud . Questo per quanto riguarda qualche breve cenno storico, ma tecnicamente cos’è il Mose?
Si tratta di 4 barriere e 78 paratie e dighe mobili in grado di separare la laguna dal mare e di difendere Venezia da eventi eccezionali e distruttivi sia dal normale fenomeno dell’acqua alta che regolarmente colpisce la città. Le barriere sono realizzate alle bocche di porto di Lido, Malamocco e Chioggia, i tre varchi del cordone litoraneo attraverso i quali la marea si propaga dal mare Adriatico in laguna. Quando la marea è normale, le paratoie rimangono sul fondale, completamente invisibili e senza modificare il flusso del mare; in caso di necessità possono invece alzarsi indipendentemente l’una dall’altra. Dubbi in merito a questa opera fanno interrogare sul chi la possa trovare conveniente. Ricordiamo che ad
opporsi al Mose era stato l’ex sindaco di Venezia Massimo Cacciari, che aveva definito il tutto una “maxi opera inutile”.

L’acqua alta a Venezia è una delle caratteristiche che rende questa città unica nel suo genere. Non è altro che un picco di alta marea, che colpisce la città soltanto in autunno e in inverno in particolare tra i mesi di Novembre e Dicembre. Questa situazione però
dall’inizio del XX secolo la situazione è andata peggiorando sempre più. Cerchiamo di comprenderne il perchè
Cosa succede quando c’è l’acqua alta a Venezia?
La marea, in tutti i mari, cresce per 6 ore e cala per le 6 ore successive. Il picco che causa l’acqua alta, quindi, si verifica nel mezzo della fase crescente.
1. Come si misura l’acqua alta?
L’acqua alta si misura sullo zero mareografico di Punta della Salute. Quando la marea massima prevista supera i 110 cm, la popolazione viene avvisata. Ma poiché il 97% della superficie di Venezia si trova a circa 100 cm sul livello del mare, il livello dell’acqua è problematico solo nelle zone più basse della città.
2. Il caso di Piazza San Marco
L’unico problema è che l’area più bassa della città è Piazza San Marco. Una marea eccezionale sopra i 140 cm, insomma, significa 60 cm di acqua che andranno a riversarsi nel cuore del centro storico di Venezia.
3. Come proteggere Venezia?
Ecco perché è necessaria la costruzione delle barriere mobili del MOSE, il cui sistema di funzionamento è visibile al Punto Mose, nella zona nord dell’Arsenale: per proteggere il patrimonio artistico e culturale delle città sulla laguna, ma soprattutto i loro abitanti.
Ma perché l’acqua alta sta diventando sempre più problematica?

Questi sono i motivi:
• negli ultimi decenni, le acque alte sono diventate più frequenti e intense: c’è sempre più il rischio che si ripeta un disastro come quello del Novembre 1966, con una marea di 194 cm;
• oltre ai disagi per i cittadini e le loro abitazioni e negozi, le maree causano un lento deterioramento degli edifici e dell’ecosistema;
• Venezia rischia di essere allagata per due ragioni: da un lato il fenomeno storico della subsidenza, che vede la città sprofondare lentamente; dall’altro, l’innalzamento delle acque del Mediterraneo, dovuto ai noti eventi climatici
l’erosione è la conseguenza delle deviazioni dei corsi dei fiumi dalla laguna e, dal dopoguerra, dell’asportazione di sabbia e ghiaia dagli alvei. Questo significa che la quantità di sabbia portata al mare dai fiumi è notevolmente diminuita;
l’abbandono delle campagne negli ultimi 60 anni: il terreno incolto è meno erodibile di quello lavorato, quindi al mare arrivano meno sedimenti. E così può avanzare;
l’effetto serra, che provoca il lento scioglimento dei ghiacciai e, dunque, l’innalzamento del livello dei mari. Situazioni di pericolo che possono riguardare l’immediato, sono questi i motivi per cui diventa necessario proteggere questa città ed i suoi abitanti.


Insomma, quando partirà il Mose, l’opera regina per la salvaguardia di Venezia costata alle casse pubbliche 5,493 miliardi di euro? «Nel 2021, questa è la nuova data, se tutto va bene», sussurrano con qualche difficoltà dal Consorzio. «Dobbiamo finire di mettere giù le 20 paratie della bocca di porto di Lido Sud (le altre, Malamocco e Alberoni, sono ultimate) ne mancano 15. Si tratta delle ultime. Dovremmo chiudere il lavori per Natale, tempo permettendo». Dopo aver posato le paratie, cioè i cassoni grandi come palazzi agganciati ai fondali che si dovrebbero alzare all’occorrenza bloccando l’alta marea, occorreranno altri tre anni, previsti per l’avviamento, come da Convenzione, cioè il collaudo e il funzionamento. Dopo bisognerà mettere a punto la struttura che dovrà governare il Mose: impianti dell’aria, dell’acqua, l’antincendio, i condizionatori, gli ascensori… «Cercheremo di farlo in questi tre anni, in contemporanea ai collaudi riferiscono dal Consorzio . Se oggi la bufera giudiziaria sembra essersi placata, si frena però ancora per giungere al traguardo «Non è facile trovare qualcuno che faccia i lavori», dice chi li sta seguendo. I grossi gruppi che fino a qui hanno operato, Mantovani, Condotte e Fincosit, hanno i loro guai, fra concordati preventivi e rivoluzioni interne, e sembrano fuori gioco. Rimangono le «piccole» imprese del Consorzio ma anche lì non tutto è facile. Sul Mose gravano anche i problemi che riguardano la gestione e la manutenzione. Non è ancora noto a chi saranno affidate ad esempio. Non si sa se si propenderà per il pubblico oppure per il privato oppure se a pensarci sarà il Ministero. Il Comune che non ha denari, come potrebbe farsene carico, potrebbe occuparsene invece la Regione? Una decisione che spetta al governo. Tutti a fare previsioni
sulle date di avvio della grande opera che vengono fissate, ma anche spostate oppure cancellate. In questa marea di contraddizioni e domande senza risposte né soluzioni, è Venezia a doversi districare fra un’acqua alta e l’altra, procedendo invasa dalla marea che vorrebbe trascinarla via e la sua lotta per resistere ai suoi urti.

Le principali critiche rivolte al MOSE, progetto contestato sin dagli esordi dagli ambientalisti e da alcune forze politiche, vengono motivate con i costi di realizzazione, gestione e manutenzione dell’opera sostenuti dallo Stato italiano, costi che secondo gli ambientalisti risulterebbero molto più elevati rispetto ad altri sistemi con cui altri paesi (Olanda e Inghilterra) hanno affrontato problemi simili; i costi di gestione post-costruzione costringerebbero inoltre Comune, Provincia e Regione a spese di manutenzione cospicue. Infine, dato che il consorzio che ha l’incarico di costruire il MOSE è responsabile del suo funzionamento solo per i primi 3 anni dopo la realizzazione, qualsiasi guasto posteriore ai 3 anni dalla fine dei lavori sarebbe addebitato agli enti locali.
Critiche vengono rivolte anche all’impatto ambientale che l’opera avrebbe non solo alle bocche di porto, interessate da una complessa attività di livellamento (in quanto le dighe richiedono che il fondale sia perfettamente piano) e rafforzamento dei fondali lagunari per accogliere le paratie (che dovrebbero poggiare su migliaia di piloni di cemento conficcati nel suolo per metri sottoterra), ma anche sull’equilibrio idrogeologico e sul delicato ecosistema lagunare.
Il fronte NO MOSE mette anche in rilievo quelle che potrebbero essere alcune criticità strutturali dell’opera e la sua inefficacia a fronteggiare il previsto aumento del livello del mare.

Nel corso degli anni sono stati presentati nove ricorsi. Otto sono stati rigettati dal TAR e dal Consiglio di Stato; nel novembre del 2008 è stato rigettato anche il nono ricorso – presentato dal Comune di Venezia e WWF – con il quale si contestava il parere favorevole della Commissione di Salvaguardia di Venezia all’avvio dei lavori . Le associazioni ambientaliste hanno anche richiesto ed ottenuto un intervento dell’Unione Europea, in quanto le attività cantieristiche vanno ad interessare siti protetti dalla Rete Natura 2000 e dalla direttiva europea sugli uccelli. A seguito dell’esposto del 5 marzo 2004 della parlamentare veneziana Luana Zanella, il 19 dicembre 2005 la commissione europea ha inviato all’Italia una lettera di messa in mora per avviare la procedura di infrazione per «inquinamento dell’habitat» lagunare. Nel dicembre 2008 il Magistrato alle Acque di Venezia ha inviato a istituzioni dell’Unione Europea a Bruxelles le risposte sugli ultimi adempimenti richiesti (in particolare il monitoraggio sull’impatto delle opere e dei cantieri). Il 14 aprile 2009 la Commissione Europea Ambiente, preso atto degli interventi di mitigazione e riqualificazione ambientale adottati dal governo italiano, ha archiviato la procedura d’infrazione ambientale intentata all’Italia.

Insomma una situazione enigmatica, dove sembra valere il detto: “piatto ricco mi ci ficco”, ma per la quale a livello concreto non si riesce a fare granchè. Abbiamo visto che le strutture del MOSE oltre a danneggiare i fondali della laguna, si stanno danneggiando, abbiamo visto come le stesse strutture che lo compongono in questo ping- pong senza fine si stanno usurando e richiedano manutenzioni e cura prima ancora di aver iniziato a svolgere a pieno il loro lavoro. Abbiamo visto come a poco servano in effetti perché forse pensare di sfidare la forza della natura e degli eventi non è cosa così semplice. Un tema controverso fino ad arrivare all’attuale governo del cambiamento, che auspichiamo sia in grado di cambiare e di portare soluzioni alle annose situazioni in cui versa il nostro paese.
Le acque alte provocano, come è facile intuire, una serie di disagi e di danni di natura sociale, economica ed anche ambientale. L’ostacolo negli spostamenti pedonali, il danneggiamento di beni architettonici ed artistici della città, il blocco temporaneo di alcune attività economiche, il riversamento in laguna di rifiuti e sporcizia presenti sulle superfici urbane, sono soltanto alcuni esempi. E’ sufficiente osservare per qualche ora la laguna per accorgersi del cambiamento del livello dell’acqua a cui periodicamente questa è soggetta. Il livello sale e scende, e il fenomeno si ripete anche più di una volta nell’arco di un’intera giornata. Questo fenomeno è chiamato marea. Le maree sono un effetto tangibile dell’influenza esercitata dal Sole e dalla Luna sul nostro pianeta, sono infatti causate in maniera diretta dalla forza di gravitazione universale che provoca l’attrazione reciproca di due qualsiasi corpi in funzione della propria massa e della distanza che li separa. Il nostro satellite naturale esercita una forza di attrazione sulla Terra che si ripercuote maggiormente sulla massa liquida, più facilmente deformabile rispetto a quella solida.

Una questione aperta per la quale si è pronunciato anche

Il ministro delle Infrastrutture Toninelli che riguardo al MOSE senza mezzi termini dichiara : “Mai l’avrei fatto. Rappresenta solo corruzione e sprechi”.” Il Mose è costato allo Stato italiano fino ad oggi 6 miliardi di euro. E sull’opera incombono alcuni inquietanti interrogativi: sarà conclusa? Funzionerà una volta terminata? E quanto costerà?”  Il ministro pentastellato sottolinea: “Si tratta di una enorme catena di sprechi e corruzione. E’ una questione estremamente complessa, al netto degli intoppi, manca poco al suo completamento”. Non solo di Mose si occuperà Toninelli, ma anche di un altro tema, molto “caro” ai veneziani e a chi visita quotidianamente la città: le grandi navi.
Una città magica Venezia, abbracciata dal mare, cullata dalle onde, che offre suggestivi scenari a chi almeno una volta nella vita si reca a visitarla, ma è proprio questa magia a causare le problematiche con cui ci si fronteggia ormai da anni.
Forse il mare ha solo bisogno di essere lasciato libero di essere, forse il destino di Venezia sarà quello di scomparire, ma intanto continua a vivere attendendo che si inizi seriamente a rispettarla e ad amarla, come la meraviglia richiede.